ART ed endometriosi

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AI-generated summary by gemini-2.5-flash-lite, 2026-06-07

Endometriosis affects fertility through various mechanisms, with advanced stages causing mechanical infertility and early stages potentially impacting oocyte quality and embryo implantation, influencing treatment choices for assisted reproduction.

One-sentence paraphrase of the abstract; not a substitute for reading it. No clinical advice. How this works

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The paper reviews how endometriosis affects fertility and discusses treatment strategies for different stages of disease, focusing on outcomes related to ovulation induction, intrauterine insemination, IVF/ICSI, and surgical or more conservative management of endometriomas, using literature evidence rather than new experimental data. It reports that for stage III/IV endometriosis, surgery can address anatomical causes of infertility, yet pregnancy probabilities may be higher after a limited number of IVF cycles than after waiting post-surgery, while the impact of stage I/II disease remains controversial; it also notes that ovarian endometrioma surgery (e.g., stripping) may reduce ovarian reserve, and that pre-IVF GnRH analog pretreatment or guided endometrioma aspiration has been associated with improved IVF parameters in some studies, though evidence is not uniform. A key limitation explicitly implied by the review is reliance on heterogeneous, and sometimes conflicting, retrospective studies and indirect comparisons rather than a single unified dataset. Relevance to endometriosis: This paper is centrally about endometriosis and concentrates on mechanisms of endometriosis-related infertility and ART-related management decisions across disease stages and endometrioma management.

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Abstract

371 L’endometriosi rappresenta il 5-7% delle cause femminili di infertilita di coppia ed e presente nel 25-40% delle donne infertili, rispetto al 5-10% della popolazione generale (Verkauf, 1987; Berube et al., 1998). I meccanismi con i quali l’endometriosi altera la fertilita non sono completamente chiariti e sicuramente sono vari. Mentre l’endometriosi moderata o severa (stadio III/IV) causa infertilita sulla base di alterazioni meccaniche (aderenze e alterazione dell’anatomia pelvica), l’influenza della malattia allo stadio I/II sulla fertilita rimane ancora controversa. Varie sono le teorie che cercano di spiegare come questa malattia possa alterare la fertilita. Agli stadi lieve e moderato e possibile che l’endometriosi possa avere a livello ovocitario un effetto diretto negativo, cosi come sullo sviluppo e l’impianto embrionario a causa di un’azione paracrina di interleuchine e altre citochine, di un’alterazione nella risposta infiammatoria e a causa di fattori autoimmunitari (Cunha-Filho et al., 2003). Gli Autori che riscontrano scarso successo in termini di tasso di impianto dopo fertilizzazione in vitro, sostengono che esistano interferenze fin dalla follicologenesi. Numerosi fattori paracrini secreti dalle cellule della granulosa e presenti nel fluido follicolare, quali il TNF α, PG F2, le cellule NK, linfociti B, etc., possono interferire con lo sviluppo ovocitario (Carlberg, 2000). Il trattamento medico e chirurgico dell’endometriosi allo stadio I/II e associato ad un miglioramento dei sintomi, ma solo ad un minimo incremento della fertilita (Adamson 1993; Marcoux S., 1997). Esistono evidenze scientifiche che dimostrano l’efficacia dell’induzione della crescita follicolare multipla associata a rapporti mirati o a inseminazione intrauterina (IUI) in pazienti che abbiano almeno una tuba pervia, rispetto alla terapia d’attesa dopo trattamento chirurgico laparoscopico (Karabacak et al., 1999). La fertilizzazione in vitro (FIVET) invece rappresenta una tecnica di elezione in caso di fallimenti con altri tentativi terapeutici e in presenza di piu fattori di sterilita. Questa procedura corregge non solo la disfunzione endocrina e ovulatoria, ma ripristina il meccanismo di captazione ovocitaria e di trasporto embrionale delle tube ed elimina i potenziali effetti negativi dell’ambiente intraperitoneale sulla fertilita. In caso di endometriosi allo stadio III/IV, il trattamento chirurgico e efficace nel risolvere l’infertilita poiche permette di correggere le alterazioni dell’anatomia pelvica (Tokushige et al., 2000), ma le probabilita di gravidanza sembrano essere maggiori dopo 2 cicli di FIVET (71%) rispetto a 9 mesi di attesa dopo chirurgia (24%) (Pagidas et al., 1996). La chirurgia laparoscopica e il gold standard per il trattamento degli endometriomi. Tuttavia l’indicazione chirurgica degli endometriomi in pazienti infertili e tuttora controversa. Infatti diversi studi retrospettivi da tempo riportano una ridotta risposta ovarica alle gonadotropine dopo cistectomia laparoscopica come se quest’ultima determini una perdita della riserva follicolare (Hemmings et al., 1998), ipotesi avvalorata anche dall’osservazione di un numero inferiore di ovociti recuperati per la fertilizzazione in vitro (Geber et al., 2002). Anche Muzii nel 2002 osservo che il 54% delle capsule di endometriomi ottenuti con stripping laparoscopico, conteneva tessuto ovarico sano. Anche l’impatto degli endometriomi sull’outcome della procreazione medicalmente assistita (PMA) e dibattuto (Mahutte et al., 2002; Garcia-Velasco et al., 2004). Sebbene sia ormai stabilito che gli stadi avanzati di endometriosi possano essere associati ad alterazioni anatomiche della fertilita, altri effetti non sono ancora ben chiari. E stato suggerito da alcuni Autori che la presenza di una cisti endometriosica possa peggiorare la qualita ovocitaria nello stesso ovaio, possa ridurre la risposta ovarica alla iperstimolazione ovarica controllata e possa ridurre i tassi di fertilizzazione e impianto (Mahutte et al., 2002; GarciaVelasco et al., 1999). Di conseguenza il management dell’endometrioma nelle pazienti infertili deve basarsi su un insieme di variabili quali l’eta della donna, la sua riserva ovarica, la sintomatologia clinica e la certezza della diagnosi, per poter indirizzare la paziente alla chirurgia o direttamente alla stimolazione ovarica. Un’alternativa piu conservativa alla chirurgia e rapEuropean Hospital, Roma Medicina della Riproduzione
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Giorn. It. Ost. Gin. Vol. XXVII - n. 9 Settembre 2005 ART ed endometriosi E. BARONI, L. RIENZI, S. FERRERO, M. IACOBELLI, F. SAPIENZA, M.G. MINASI, S. ROMANO, E. GRECO, F. UBALDI 371 L’endometriosi rappresenta il 5-7% delle cause fem- minili di infertilità di coppia ed è presente nel 25-40% delle donne infertili, rispetto al 5-10% della popolazio- ne generale (Verkauf, 1987; Berube et al., 1998). I meccanismi con i quali l’endometriosi altera la fer- tilità non sono completamente chiariti e sicuramente sono vari. Mentre l’endometriosi moderata o severa (sta- dio III/IV) causa infertilità sulla base di alterazioni mec- caniche (aderenze e alterazione dell’anatomia pelvica), l’influenza della malattia allo stadio I/II sulla fertilità rimane ancora controversa. Varie sono le teorie che cercano di spiegare come questa malattia possa alterare la fertilità. Agli stadi lieve e moderato è possibile che l’endometriosi possa avere a livello ovocitario un effet- to diretto negativo, così come sullo sviluppo e l’impian- to embrionario a causa di un’azione paracrina di inter- leuchine e altre citochine, di un’alterazione nella risposta infiammatoria e a causa di fattori autoimmunitari (Cunha-Filho et al., 2003). Gli Autori che riscontrano scarso successo in termini di tasso di impianto dopo fer- tilizzazione in vitro, sostengono che esistano interferen- ze fin dalla follicologenesi. Numerosi fattori paracrini secreti dalle cellule della granulosa e presenti nel fluido follicolare, quali il TNF α, PG F2, le cellule NK, linfo- citi B, etc., possono interferire con lo sviluppo ovocita- rio (Carlberg, 2000). Il trattamento medico e chirurgico dell’endometrio- si allo stadio I/II è associato ad un miglioramento dei sintomi, ma solo ad un minimo incremento della fertilità (Adamson 1993; Marcoux S., 1997). Esistono evidenze scientifiche che dimostrano l’effi- cacia dell’induzione della crescita follicolare multipla associata a rapporti mirati o a inseminazione intrauteri- na (IUI) in pazienti che abbiano almeno una tuba pervia, rispetto alla terapia d’attesa dopo trattamento chirurgi- co laparoscopico (Karabacak et al., 1999). La fertilizza- zione in vitro (FIVET) invece rappresenta una tecnica di elezione in caso di fallimenti con altri tentativi terapeu- tici e in presenza di più fattori di sterilità. Questa proce- dura corregge non solo la disfunzione endocrina e ovu- latoria, ma ripristina il meccanismo di captazione ovo- citaria e di trasporto embrionale delle tube ed elimina i potenziali effetti negativi dell’ambiente intraperitoneale sulla fertilità. In caso di endometriosi allo stadio III/IV , il trattamento chirurgico è efficace nel risolvere l’infer- tilità poiché permette di correggere le alterazioni dell’anatomia pelvica (Tokushige et al., 2000), ma le pro- babilità di gravidanza sembrano essere maggiori dopo 2 cicli di FIVET (71%) rispetto a 9 mesi di attesa dopo chirurgia (24%) (Pagidas et al., 1996). La chirurgia laparoscopica è il gold standard per il trattamento degli endometriomi. Tuttavia l’indicazione chirurgica degli endometriomi in pazienti infertili è tut- tora controversa. Infatti diversi studi retrospettivi da tempo riportano una ridotta risposta ovarica alle gona- dotropine dopo cistectomia laparoscopica come se quest’ultima determini una perdita della riserva follico- lare (Hemmings et al., 1998), ipotesi avvalorata anche dall’osservazione di un numero inferiore di ovociti recu- perati per la fertilizzazione in vitro (Geber et al., 2002). Anche Muzii nel 2002 osservò che il 54% delle capsule di endometriomi ottenuti con stripping laparoscopico, conteneva tessuto ovarico sano. Anche l’impatto degli endometriomi sull’outcome della procreazione medical- mente assistita (PMA) è dibattuto (Mahutte et al., 2002; Garcia-Velasco et al., 2004). Sebbene sia ormai stabilito che gli stadi avanzati di endometriosi possano essere associati ad alterazioni anatomiche della fertilità, altri effetti non sono ancora ben chiari. È stato suggerito da alcuni Autori che la presenza di una cisti endometriosi- ca possa peggiorare la qualità ovocitaria nello stesso ovaio, possa ridurre la risposta ovarica alla iperstimola- zione ovarica controllata e possa ridurre i tassi di ferti- lizzazione e impianto (Mahutte et al., 2002; Garcia- Velasco et al., 1999). Di conseguenza il management dell’endometrioma nelle pazienti infertili deve basarsi su un insieme di variabili quali l’età della donna, la sua riser- va ovarica, la sintomatologia clinica e la certezza della diagnosi, per poter indirizzare la paziente alla chirurgia o direttamente alla stimolazione ovarica. Un’alternativa più conservativa alla chirurgia è rap- European Hospital, Roma Medicina della Riproduzione © Copyright 2005, CIC Edizioni Internazionali, Roma presentata dall’aspirazione eco-guidata dell’endometrio- ma, prima di procedere alla FIVET. I miglioramenti ottenuti a livello di alcuni parametri (livelli di estradiolo, qualità ovocitaria, tasso di fecondazione) (Pabuccu et al., 2004) potrebbero essere dovuti alla riduzione di tessu- to endometriosico che influenzava il meccanismo di selezione e maturazione ovocitaria, oppure per la decompressione del tessuto ovarico con conseguente rivascolarizzazione intraovarica. Se la presenza di endometriosi riduce il tasso di gra- vidanza in caso di FIVET (Barnhart et al., 2002), allora è logico pensare che il trattamento della malattia imme- diatamente prima del ciclo possa migliorare l’ outcome. Diversi studi hanno dimostrato infatti che 4-12 setti- mane di pre-trattamento con analoghi del GnRH miglio- rano i risultati rispetto al protocollo standard (Rickes et al., 2002); questo perché la somministrazione prolun- gata dell’agonista potrebbe ridurre le concentrazioni di interleukina-1 e del TNF nel liquido peritoneale delle cel- lule endometriali. Dati assolutamente non univoci esistono anche sull’adeguatezza endometriale nelle pazienti affette da endometriosi. In conclusione, diverse possono essere le cause, anche concomitanti, ma sembra che la qualità ovocita- ria e embrionaria siano i fattori più imputabili. Questo può essere ben documentato dai programmi di ovodo- nazione: gli embrioni derivanti da donatrici con endo- metriosi portano ad un tasso d’impianto significativa- mente inferiore nelle riceventi (Simon et al., 1994), embrioni ottenuti da donatrici senza endometriosi tra- sferiti in riceventi con e senza endometriosi, danno un tasso d’impianto uguale nei due gruppi (Diaz et al., 2000). E. Baroni e Coll. 372 Bibliografia 1. ADAMSON G.D., HURD S.J., et al.: Laparoscopic endometrio- sis treatment: is it better? Fertil Steril, 59: 35-44, 1993. 2. BARNHART K., DUNSMOOR-SU R. et al.: Effect of endome- triosis on in vitro fertilization. Fertil Steril, 77: 1148-55, 2002. 3. BERUBE S., MARCOUX S., MAHEUX R.: Characteristics related to the prevalence of minimal or mild endometriosis in infertile women. Canadian Collaborative Group on Endometriosis. Epidemiology, 9: 504-10, 1998. 4. 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