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Giorn. It. Ost. Gin. Vol. XXVII - n. 9
Settembre 2005
ART ed endometriosi
E. BARONI, L. RIENZI, S. FERRERO, M. IACOBELLI, F. SAPIENZA, M.G. MINASI,
S. ROMANO, E. GRECO, F. UBALDI
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L’endometriosi rappresenta il 5-7% delle cause fem-
minili di infertilità di coppia ed è presente nel 25-40%
delle donne infertili, rispetto al 5-10% della popolazio-
ne generale (Verkauf, 1987; Berube et al., 1998).
I meccanismi con i quali l’endometriosi altera la fer-
tilità non sono completamente chiariti e sicuramente
sono vari. Mentre l’endometriosi moderata o severa (sta-
dio III/IV) causa infertilità sulla base di alterazioni mec-
caniche (aderenze e alterazione dell’anatomia pelvica),
l’influenza della malattia allo stadio I/II sulla fertilità
rimane ancora controversa. Varie sono le teorie che
cercano di spiegare come questa malattia possa alterare
la fertilità. Agli stadi lieve e moderato è possibile che
l’endometriosi possa avere a livello ovocitario un effet-
to diretto negativo, così come sullo sviluppo e l’impian-
to embrionario a causa di un’azione paracrina di inter-
leuchine e altre citochine, di un’alterazione nella risposta
infiammatoria e a causa di fattori autoimmunitari
(Cunha-Filho et al., 2003). Gli Autori che riscontrano
scarso successo in termini di tasso di impianto dopo fer-
tilizzazione in vitro, sostengono che esistano interferen-
ze fin dalla follicologenesi. Numerosi fattori paracrini
secreti dalle cellule della granulosa e presenti nel fluido
follicolare, quali il TNF α, PG F2, le cellule NK, linfo-
citi B, etc., possono interferire con lo sviluppo ovocita-
rio (Carlberg, 2000).
Il trattamento medico e chirurgico dell’endometrio-
si allo stadio I/II è associato ad un miglioramento dei
sintomi, ma solo ad un minimo incremento della fertilità
(Adamson 1993; Marcoux S., 1997).
Esistono evidenze scientifiche che dimostrano l’effi-
cacia dell’induzione della crescita follicolare multipla
associata a rapporti mirati o a inseminazione intrauteri-
na (IUI) in pazienti che abbiano almeno una tuba pervia,
rispetto alla terapia d’attesa dopo trattamento chirurgi-
co laparoscopico (Karabacak et al., 1999). La fertilizza-
zione in vitro (FIVET) invece rappresenta una tecnica di
elezione in caso di fallimenti con altri tentativi terapeu-
tici e in presenza di più fattori di sterilità. Questa proce-
dura corregge non solo la disfunzione endocrina e ovu-
latoria, ma ripristina il meccanismo di captazione ovo-
citaria e di trasporto embrionale delle tube ed elimina i
potenziali effetti negativi dell’ambiente intraperitoneale
sulla fertilità. In caso di endometriosi allo stadio III/IV ,
il trattamento chirurgico è efficace nel risolvere l’infer-
tilità poiché permette di correggere le alterazioni
dell’anatomia pelvica (Tokushige et al., 2000), ma le pro-
babilità di gravidanza sembrano essere maggiori dopo
2 cicli di FIVET (71%) rispetto a 9 mesi di attesa dopo
chirurgia (24%) (Pagidas et al., 1996).
La chirurgia laparoscopica è il gold standard per il
trattamento degli endometriomi. Tuttavia l’indicazione
chirurgica degli endometriomi in pazienti infertili è tut-
tora controversa. Infatti diversi studi retrospettivi da
tempo riportano una ridotta risposta ovarica alle gona-
dotropine dopo cistectomia laparoscopica come se
quest’ultima determini una perdita della riserva follico-
lare (Hemmings et al., 1998), ipotesi avvalorata anche
dall’osservazione di un numero inferiore di ovociti recu-
perati per la fertilizzazione in vitro (Geber et al., 2002).
Anche Muzii nel 2002 osservò che il 54% delle capsule
di endometriomi ottenuti con stripping laparoscopico,
conteneva tessuto ovarico sano. Anche l’impatto degli
endometriomi sull’outcome della procreazione medical-
mente assistita (PMA) è dibattuto (Mahutte et al., 2002;
Garcia-Velasco et al., 2004). Sebbene sia ormai stabilito
che gli stadi avanzati di endometriosi possano essere
associati ad alterazioni anatomiche della fertilità, altri
effetti non sono ancora ben chiari. È stato suggerito da
alcuni Autori che la presenza di una cisti endometriosi-
ca possa peggiorare la qualità ovocitaria nello stesso
ovaio, possa ridurre la risposta ovarica alla iperstimola-
zione ovarica controllata e possa ridurre i tassi di ferti-
lizzazione e impianto (Mahutte et al., 2002; Garcia-
Velasco et al., 1999). Di conseguenza il management
dell’endometrioma nelle pazienti infertili deve basarsi su
un insieme di variabili quali l’età della donna, la sua riser-
va ovarica, la sintomatologia clinica e la certezza della
diagnosi, per poter indirizzare la paziente alla chirurgia
o direttamente alla stimolazione ovarica.
Un’alternativa più conservativa alla chirurgia è rap-
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presentata dall’aspirazione eco-guidata dell’endometrio-
ma, prima di procedere alla FIVET. I miglioramenti
ottenuti a livello di alcuni parametri (livelli di estradiolo,
qualità ovocitaria, tasso di fecondazione) (Pabuccu et al.,
2004) potrebbero essere dovuti alla riduzione di tessu-
to endometriosico che influenzava il meccanismo di
selezione e maturazione ovocitaria, oppure per la
decompressione del tessuto ovarico con conseguente
rivascolarizzazione intraovarica.
Se la presenza di endometriosi riduce il tasso di gra-
vidanza in caso di FIVET (Barnhart et al., 2002), allora
è logico pensare che il trattamento della malattia imme-
diatamente prima del ciclo possa migliorare l’ outcome.
Diversi studi hanno dimostrato infatti che 4-12 setti-
mane di pre-trattamento con analoghi del GnRH miglio-
rano i risultati rispetto al protocollo standard (Rickes et
al., 2002); questo perché la somministrazione prolun-
gata dell’agonista potrebbe ridurre le concentrazioni di
interleukina-1 e del TNF nel liquido peritoneale delle cel-
lule endometriali.
Dati assolutamente non univoci esistono anche
sull’adeguatezza endometriale nelle pazienti affette da
endometriosi.
In conclusione, diverse possono essere le cause,
anche concomitanti, ma sembra che la qualità ovocita-
ria e embrionaria siano i fattori più imputabili. Questo
può essere ben documentato dai programmi di ovodo-
nazione: gli embrioni derivanti da donatrici con endo-
metriosi portano ad un tasso d’impianto significativa-
mente inferiore nelle riceventi (Simon et al., 1994),
embrioni ottenuti da donatrici senza endometriosi tra-
sferiti in riceventi con e senza endometriosi, danno un
tasso d’impianto uguale nei due gruppi (Diaz et al.,
2000).
E. Baroni e Coll.
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