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Giorn. It. Ost. Gin. Vol. XXVII - n. 9
Settembre 2005
Quale tecnica per l’asportazione della cisti endometriosica?
L. MUZII, P. BENEDETTI PANICI*
392
Introduzione
Attualmente la tecnica laparoscopica deve essere
considerata il “gold standard” per il trattamento delle
cisti endometriosiche. Quando è confrontata con la chi-
rurgia tradizionale laparotomica, la laparoscopia opera-
tiva è associata ad una degenza ospedaliera più breve, ad
una ripresa postoperatoria più rapida, a costi diminuiti
(1), e ad una minore incidenza di formazione di aderen-
ze “de novo” (2-4).
Tuttavia, la laparoscopia dovrebbe essere considera-
ta soltanto una diversa modalità di accesso agli organi
pelvici, e la tecnica chirurgica che viene utilizzata con
questo diverso approccio chirurgico dovrebbe essere
simile alla tecnica tradizionale laparotomica.
La tecnica chirurgica di asportazione della cisti
endometriosica mediante la laparoscopia è tuttavia
diversa dalla tecnica tradizionale mediante la laparoto-
mia. Infatti, in laparoscopia, la maggior parte dei chirur-
ghi esegue la tecnica dello stripping (5-8), nella quale
due pinze da presa atraumatiche trazionano la parete
della cisti ed il parenchima ovarico normale in due
opposte direzioni, così da creare un piano di clivaggio.
Dopo l'incisione della parete cistica, se necessario si
effettua l'emostasi con pinze bipolari o con laser CO
2.
Una tecnica alternativa che può essere utilizzata in lapa-
roscopia è l'incisione di una piccola porzione della pare-
te cistica (fenestrazione), di solito nel punto in cui la
cisti si è rotta spontaneamente durante la mobilizzazio-
ne, seguita da coagulazione mediante pinze bipolari o
ablazione laser della restante parte della parete cistica.
Con entrambe le tecniche laparoscopiche, il tessuto
ovarico residuo non è suturato, e i margini ovarici si
riapprossimano per seconda intenzione. In laparoto-
mia, d'altro canto, la tecnica è di solito diversa: il piano
di clivaggio, infatti, è creato con tecniche e strumenti di
microchirurgia. La ricostruzione dell'ovaio dopo l'a-
sportazione della parete della cisti, in caso di laparoto-
mia, è ottenuta con una meticolosa riapprossimazione
della corticale ovarica mediante suture.
Recentemente Brosens (9) e Donnez (10) hanno
messo in discussione la tecnica dello stripping poiché
questa può essere associata a rimozione di tessuto ova-
rico con la parete delle cisti ovariche, specialmente quel-
le endometriosiche, con conseguente perdita di follico-
li. Tuttavia, soltanto recentemente alcuni studi hanno
valutato le caratteristiche istologiche di campioni otte-
nuti con la tecnica dello stripping in laparoscopia, men-
tre fino a poco tempo fa erano presenti in letteratura
soltanto osservazioni aneddotiche che riferivano la pos-
sibilità che un margine di tessuto ovarico normale
potesse circondare il tessuto endometriosico e la pseu-
docapsula fibrotica nel tessuto asportato con la tecnica
dello stripping (6, 11).
Il nostro gruppo ha di recente pubblicato uno stu-
dio (12) sulla valutazione attraverso analisi istologica di
tessuti ottenuti con la tecnica dello stripping durante
laparoscopia operativa per l'asportazione di cisti ovari-
che. Lo scopo dello studio è stato quello di verificare se
tessuto ovarico fosse inavvertitamente asportato insie-
me alla parete della cisti e studiare le caratteristiche
morfologiche di questo tessuto. Inoltre in un successivo
studio randomizzato (13, 14), abbiamo effettuato un
simile studio istologico su campioni ottenuti mediante
differenti tecniche chirurgiche, per verificare se qualcu-
na delle tecniche utilizzate fosse più conservativa nel
rispettare il parenchima ovarico. Un terzo studio del
nostro gruppo (15) ha valutato con ecografie seriate l'a-
spetto dell'ovaio operato con la tecnica dello stripping,
comparato all'ovaio controlaterale non operato, con
particolare attenzione al volume ovarico ed al pattern
follicolare.
In questa sede discutiamo delle tecniche chirurgiche
sopra menzionate, con particolare attenzione agli studi
pubblicati dal nostro gruppo.
Materiali e metodi
Per quanto riguarda il primo studio da noi riportato
sull'analisi istologica della parete cistica asportata con la
tecnica dello stripping (12), sono state esaminate 42
pazienti in età compresa tra 21 e 35 anni sottoposte ad
asportazione laparoscopica di cisti ovariche. Tutte le
Università Campus Bio-Medico
*Università “La Sapienza”, Roma
Clinica Ostetrica e Ginecologica
© Copyright 2005, CIC Edizioni Internazionali, Roma
pazienti al momento dell'intervento chirurgico avevano
regolari cicli mestruali. Nessuna paziente era stata pre-
cedentemente sottoposta a trattamento medico o chi-
rurgico della cisti ovarica, o a chirurgia pelvica. Tra la
prima diagnosi ecografica e il successivo ricovero per
l'intervento chirurgico sono intercorsi almeno tre cicli
mestruali.
Durante il ricovero ospedaliero tutte le pazienti
sono state sottoposte ad una ecografia transvaginale per
confermare la presenza della cisti ovarica. La dimensio-
ne media della cisti era di 4,5 cm [3,5-9,0].
È stata eseguita una laparoscopia operativa secondo
la tecnica in precedenza descritta (8). In breve, dopo
l'induzione dell'anestesia generale, un laparoscopio di
10 mm è stato introdotto attraverso l'ombelico; quindi
tre trocar accessori di 5 mm sono stati inseriti in sede
sovrapubica per l'introduzione degli strumenti accesso-
ri.
Dopo l'iniziale valutazione diagnostica della pelvi e
il washing peritoneale, in assenza di segni evidenti di
patologia maligna, la cisti ovarica veniva mobilizzata e,
in caso di rottura spontanea (evento quasi sempre pre-
sente in caso di cisti endometriosica), il contenuto della
cisti veniva aspirato, e la parete interna della cisti veniva
valutata per evidenziare possibili vegetazioni. In caso di
diagnosi ecografica di cisti dermoide, intenzionalmente
non si procedeva alla puntura della cisti, ma tutti gli
sforzi erano rivolti all'asportazione della cisti intatta, per
evitare la contaminazione peritoneale. La parete della
cisti, dopo l'identificazione del piano di clivaggio, veni-
va separata dal parenchima ovarico residuo mediante
trazioni esercitate in opposte direzioni con due pinze da
presa atraumatiche, tipo Manhes. Quando necessario,
l'emostasi veniva eseguita con pinze bipolari.
Dopo l'asportazione dell'intera parete della cisti, il
campione è stato esaminato sul campo operatorio dal
chirurgo, il quale ha selezionato un campione di 2 x 2
cm prelevato dalla parte intermedia del frammento
(vale a dire a metà tra la parte in cui è iniziato lo stripping,
solitamente nel punto in cui l'ovaio aderisce alla fossa
ovarica, e la parte finale vicina all'ilo ovarico). Nello stu-
dio si era deciso di escludere dalla valutazione le porzio-
ni del frammento ottenuto dalle parti iniziale e finale
della procedura di stripping poiché la tecnica chirurgica
dell'asportazione della cisti nell'area di adesione ovarica
alla fossa ovarica e nell'area dell'ilo, dove la parete cistica
può essere molto adesa, può variare da caso a caso e a
seconda dei chirurghi (6, 16), comportando così la non
comparabilità dei campioni.
Per questo studio il patologo “cieco” ha valutato la
presenza o l'assenza di tessuto ovarico adiacente alla
parete della cisti, e le caratteristiche morfologiche di
questo tessuto sono state classificate in base ad una
scala semi-quantitativa da 0 a 4 (0, completa assenza di
follicoli; 1, solo follicoli primordiali; 2, follicoli primor-
diali e primari; 3, alcuni follicoli secondari; 4, pattern di
follicoli primari e secondari come in un ovaio normale)
(17). In un successivo studio randomizzato (13, 14), la
tecnica dello stripping variava al sito di iniziale adesione
(A) e all'ilo (H) secondo una scheda di randomizzazio-
ne: in A venivano eseguite la resezione circolare del
sito di adesione con il conseguente stripping , oppure
veniva eseguito subito lo stripping. In H venivano ese-
guiti lo stripping, oppure la coagulazione bipolare pre-
ventiva e il conseguente stripping. L'analisi istologica è
stata eseguita in ogni porzione del frammento (A, parte
intermedia del frammento, e H) per valutare la presen-
za e la natura del tessuto ovarico adiacente alla parete
dell'endometrioma.
Un follow-up ecografico (15) per la prima serie delle
42 pazienti è stato così pianificato: dal giorno 6 al gior-
no 14 del primo, terzo e sesto ciclo mestruale dopo la
chirurgia le pazienti sono state sottoposte ad esame
ecografico da un ecografista che non era a conoscenza
del sito e della natura della cisti ovarica asportata. Tutte
le ecografie sono state eseguite mediante sonda endo-
vaginale (TV) di 7,5 MHz. Su un apposita scheda sono
stati riportati le dimensioni dell'ovaio su tre piani e i
volumi ovarici calcolati utilizzando la formula dell'ellis-
soide prolata (volume = lunghezza x larghezza x altezza
x 0,523), insieme ai patterns di sviluppo follicolare ed
ogni immagine ecografica considerata anormale o dub-
bia. Se l'ecografia dopo 6 cicli mestruali dall'intervento
era normale, le ecografie seguenti sono state program-
mate ad intervalli annuali per possibili recidive.
Risultati
Nelle 42 pazienti del primo studio (12), l'asportazio-
ne della cisti è stata eseguita con successo mediante
laparoscopia. Non si sono verificate complicanze, né
intra-operatorie né post-operatorie. Tutte le pazienti
sono state dimesse entro 24 ore dall'intervento.
I referti istologici dei frammenti inclusi nello studio
sono stati: cisti endometriosica in 26 casi (62%), cisti
sierosa in 7 casi (17%), cisti dermoide in 6 (14%) e cisti
mucinosa in 3 casi (7%). L'esame istologico di routine
di tutti i campioni ha sempre confermato l'esame istolo-
gico cieco eseguito per lo studio.
Nell'analisi del frammento della cisti, tessuto ovari-
co adiacente alla parete cistica è stato ritrovato in 15 dei
42 frammenti (36%). In 27 campioni (64%) non si è
invece evidenziato tessuto ovarico. Nella differenzia-
zione per i diversi istotipi, il tessuto ovarico era presente
in 14 delle 26 pareti delle cisti endometriosiche (54%),
in 1 dei 6 dermoidi (17%), e in nessun caso delle 7 cisti
sierose e delle 3 mucinose (p = 0,0016 per le cisti endo-
metriosiche vs le non endometriosiche). Per quanto
concerne l'analisi del tessuto ovarico, in 11 di 15 casi
(73%) il tessuto ovarico asportato con la parete della
cisti era classificato come grado 0, e cioè senza follicoli,
Quale tecnica per l’asportazione della cisti endometriosica?
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in 3 casi (20%) come grado 1, ed in 1 caso (7%) come
grado 2. In nessun campione il tessuto ovarico era pre-
sente come grado 3 o 4.
Per quanto riguarda lo studio randomizzato che
confrontava le differenti tecniche chirurgiche per gli
endometriomi (13, 14), tessuto ovarico riconoscibile
adiacente alla parete della cisti era presente nel 64% dei
campioni, senza una differenza significativa tra le varie
tecniche. Lo spessore medio del tessuto ovarico era 0.1
mm nel sito iniziale dello stripping, e cioè a livello della
aderenza della cisti alla fossetta ovarica, mentre risulta-
va 0.3 mm per la parte intermedia e 0.8 mm in prossi-
mità dell'ilo. Il tessuto ovarico sano (follicoli in uno sta-
dio più avanzato di quello primordiale) era presente
solo all'ilo, nella parte finale dello stripping.
Per quanto riguarda lo studio ecografico che valuta-
va l'aspetto dell'ovaio dopo l'asportazione della cisti
(15), alla prima visita di follow-up, in 4 delle 42 pazienti
(9.5%) era stata riscontrata un’anormalità all'ecografia
endovaginale. In questi quattro casi la anormalità è stata
attribuita alla presenza di una cisti ovarica diagnosticata
dall'operatore “cieco”. Le cisti erano del diametro mas-
simo di 3-5 cm, e in 3 casi presentavano caratteristiche
ecografiche di diffusi echi interni, e in un caso di una
cisti anecogena con papille interne. Dopo la diagnosi
ecografica, l'operatore è stato messo a conoscenza delle
caratteristiche delle pazienti, e in tutti e quattro i casi la
cisti era localizzata sull'ovaio operato in precedenza (p
= 0,06 per l'evidenza di una cisti sull'ovaio operato ver-
sus quello non operato). In tre casi la cisti era stata dia-
gnosticata in pazienti con diagnosi istologica di endo-
metrioma alla precedente laparoscopia, mentre in una
paziente la cisti asportata in precedenza era una cisti sie-
rosa. Nei restanti 38 casi (90.5%) nessuna anomalia
veniva riscontrata all'ecografia endovaginale.
Escludendo le quattro pazienti con diagnosi ecografica
di una cisti ovarica, nelle restanti 38 pazienti il volume
ovarico era simile tra l'ovaio operato e quello controla-
terale non operato (il volume medio era 7.2 ± 5.0 ml e
7.0 ± 3.2 ml rispettivamente per l'ovaio operato e quello
non operato, nei giorni del ciclo mestruale dal 7° al 10°;
p = 0, 78, non significativo). Il pattern di sviluppo folli-
colare era uguale nell'ovaio operato ed in quello non
operato.
Alla seconda visita di follow-up, in 42 (100%) non
sono state rilevate grosse anormalità all'ecografia TV .
In particolare, nelle quattro pazienti con evidenza di
una cisti ovarica sospetta alla prima ecografia TV , nello
stesso lato era evidente un ovaio normale nell'ecografia
TV . Anche in questa seconda ecografia la dimensione
ovarica media era uguale nell'ovaio operato e in quello
controlaterale (volume medio rispettivamente 7.0 ± 4.4
ml e 7.1 ± 4.0 ml). Le successive visite di follow-up pro-
grammate dopo altri tre mesi non hanno evidenziato
alcuna anormalità. Nessuna recidiva di cisti è stata dia-
gnosticata nelle pazienti durante le visite di follow-up
dopo un periodo medio di 12 mesi.
Discussione
Alcuni autori (9, 10) hanno recentemente criticato la
tecnica laparoscopica per l'asportazione della cisti ova-
rica, in particolare in caso di cisti endometriosiche, poi-
ché lo stripping della parete della cisti può comportare la
rimozione di tessuto ovarico in eccesso, con possibile
perdita di follicoli. Alcune evidenze indirette in lettera-
tura dimostrano che le ovaie sottoposte ad asportazio-
ne di cisti ovarica hanno una performance riproduttiva
peggiore rispetto alle ovaie non operate quando le
pazienti si sottopongono alla stimolazione ovarica per
le tecniche di riproduzione assistita (18,19) o nel moni-
toraggio dei cicli naturali (19). Recentemente
Exacoustos et al. (20) hanno riportato tuttavia che il
volume ovarico dopo l'asportazione laparoscopica di
un endometrioma è inferiore (4.3 ± 2.3 ml) rispetto
all'ovaio controlaterale non operato (9.7 ± 3.9 ml).
In uno studio recente (12) abbiamo dimostrato,
attraverso l'analisi istologica di un campione rimosso
durante una laparoscopia operativa per cisti ovariche,
che una parte di tessuto ovarico viene inavvertitamente
rimosso insieme alla parete cistica nel 36% dei casi. In
caso di cisti endometriosiche, nelle quali non è presente
una vera e propria capsula cistica, una parte del tessuto
ovarico viene rimossa con la pseudo-capsula cistica nel
54% dei casi. In caso di cisti non endometriosiche (der-
moidi, cisti sierose o mucinose), nelle quali è presente
una vera e propria capsula cistica anatomica, parte del
tessuto ovarico viene rimosso insieme alla parete cistica
solo nel 6% dei casi.
La tecnica dello stripping si dimostra, pertanto, una
tecnica che risparmia tessuto sano in caso di cisti non
endometriosiche. Tuttavia, anche nel caso di endome-
triosi lo stripping può essere considerato una procedura
sicura. Dalle nostre esperienze, e da altre evidenze indi-
rette ottenute in laparotomia (17), è dimostrato che il
tessuto ovarico adiacente alla parete della cisti endome-
triosica è morfologicamente differente dal tessuto ova-
rico normale, dal momento che non mostra mai il pat-
tern follicolare che può essere osservato nelle ovaie
normali. Tessuto ovarico è stato asportato insieme con
la parete cistica in 14 casi di endometriosi, ma in un solo
caso il tessuto ovarico adiacente alla parete della cisti
aveva dei follicoli primari (grado 2). Nella maggior
parte dei casi non si è evidenziato nessun follicolo
(grado 0, 10 casi), oppure erano presenti solo rari folli-
coli primordiali (grado 1, 3 casi). In nessun caso era pre-
sente il normale pattern di follicoli primordiali, primari
e secondari che si osserva in ovaie sane. Il tessuto
asportato con la parete della cisti endometriosica è più
spesso e ad un più alto livello di sviluppo funzionale
vicino all'ilo. Le differenti tecniche usate non influenza-
no la quantità e la natura del tessuto asportato. Coeren-
temente con i nostri dati, Maneschi et al. (17) hanno
L. Muzii e Coll.
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condotto uno studio su 48 pazienti operate in laparoto-
mia per la presenza di cisti ovariche benigne, dimo-
strando che la corticale ovarica che circonda le cisti
endometriosiche mostra caratteristiche morfologiche
simili a quelle della normale corticale ovarica solo nel
19% dei casi, mentre la corticale ovarica che circonda
teratomi maturi e cistoadenomi benigni appare morfo-
logicamente normale rispettivamente nel 92% e nel
77% dei casi. I campioni nello studio di Maneschi sono
stati ottenuti dalla corticale ovarica che circonda la cisti,
cioè dal tessuto che rimarrebbe nel parenchima ovarico
residuo dopo l'asportazione della cisti. Si evidenzia per-
tanto che alcune alterazioni del potenziale funzionale
possono verificarsi nel tessuto ovarico adiacente alla
parete endometriosica. La distensione della corticale di
per sé non sembra essere associata ad alterazioni
morfologiche (17). Si deve sottolineare che ulteriori
danni al tessuto ovarico possono essere determinati
dalla elettrocoagulazione del parenchima residuo dopo
l'asportazione della parete cistica. Tuttavia, usando una
tecnica chirurgica appropriata, i sanguinamenti posso-
no essere identificati con precisione e coagulati con
pinze bipolari che, in questo contesto, provocano un
danno termico inferiore a 0.2 mm (21). L'uso di una
cannula di lavaggio può mettere in evidenza i più picco-
li sanguinamenti (Fig. 1), in modo che la successiva coa-
gulazione bipolare possa essere mirata e puntiforme,
evitando così estese coagulazioni alla cieca. In questa
prospettiva, la rimozione di uno strato sottile di tessuto
ovarico al momento dello stripping della parete cistica in
laparoscopia può non rappresentare un “overtreatment”,
poiché il tessuto rimosso potrebbe essere morfologica-
mente alterato (e probabilmente non funzionale). La
peggiore funzionalità riproduttiva delle ovaie preceden-
temente sottoposte ad asportazione di una cisti, come
riportato in recenti studi (18, 19) può pertanto rappre-
sentare un’alterazione della funzione ovarica dovuta alla
presenza della cisti endometriosica piuttosto che l'effet-
to di un’asportazione eccessiva di tessuto ovarico sano
durante l'asportazione laparoscopica.
Il follow-up ecografico di cisti asportate effettuato
dal nostro gruppo (15) dimostra che l'ovaio guarisce
rapidamente e non può essere distinto dall'ovaio con-
trolaterale, non operato, già al primo controllo ecogra-
fico effettuato un mese dopo l'intervento. Nel 10% dei
casi circa si possono evidenziare delle anomalie che
tuttavia spariscono alle successive ecografie. Il volume
dell'ovaio operato è simile a quello del controlaterale
non operato anche un mese dopo l'intervento chirurgi-
co.
Studi recenti hanno comparato la tecnica di stripping
laparoscopico della parete della cisti endometriosica
con la fenestrazione e successiva coagulazione della
parete cistica (22-25). In uno studio randomizzato con-
dotto da Beretta et al. (22) su 64 pazienti affette da cisti
endometriosiche, l'asportazione della cisti mediante lo
stripping si è dimostrata significativamente migliore
della fenestrazione e coagulazione bipolare della parete
cistica, tanto in termini di ricorrenza dei sintomi (il
tasso di ricorrenza cumulativa a 24 mesi per la disme-
norrea era del 16% in caso di stripping della cisti contro
il 56% in caso di fenestrazione e coagulazione), quanto
nei conseguenti tassi di fertilità (i tassi di gravidanza
cumulativi a 24 mesi erano rispettivamente 67% e
24%). Molto di recente questi risultati sono stati con-
fermati in un secondo studio randomizzato (23). Serie
retrospettive hanno condotto a risultati contraddittori.
In uno studio retrospettivo condotto da Hemmings et
al. su 156 pazienti (24), le pazienti sottoposte a fene-
strazione laparoscopica e coagulazione bipolare della
parete della cisti (80 pazienti) hanno raggiunto la gravi-
danza in un periodo di tempo più breve (1.4 anni)
rispetto a pazienti sottoposte ad asportazione laparo-
scopica di cisti ovarica (23 pazienti; tempo medio alla
prima gravidanza 2.2 anni) o asportazione di cisti ova-
rica per via laparotomica e tecniche microchirurgiche
Quale tecnica per l’asportazione della cisti endometriosica?
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Fig. 1 - Nella figura si vede il parenchima ovarico residuo dopo asporta-
zione di cisti ovarica mediante stripping. Il lavaggio accurato mette in evi-
denza un sanguinamento puntiforme nella parte inferiore dell’ovaio. La
successiva coagulazione bipolare puntiforme permette di limitare il danno
termico.
(53 pazienti; tempo medio alla gravidanza 2.4 anni).
Tassi di gravidanza cumulativi a 36 mesi e tassi di reci-
diva al follow-up non erano significativamente diversi
nei tre gruppi. In uno studio retrospettivo condotto da
Saleh et al. (25) su 231 pazienti, la fenestrazione laparo-
scopica seguita da ablazione della parete cistica in 70
pazienti, ha condotto a risultati peggiori se confrontati
con l’asportazione della cisti laparoscopica eseguita su
161 pazienti (i tassi di reintervento a 18 e 42 mesi sono
stati, rispettivamente, 22% e 58% in caso di fenestra-
zione contro 6% e 24% per l'asportazione della cisti).
Pertanto, gli studi sulle conseguenze riproduttive e sui
tassi di recidiva dopo asportazione di una cisti riporta-
no risultati spesso contraddittori. In nessuno di questi
studi è stata effettuata una analisi istologica dei cam-
pioni asportati con la tecnica dello stripping. I due studi
randomizzati (22, 23), tuttavia, portano evidenze indi-
rette a supporto della natura risparmiatrice di tessuto
con la procedura di stripping per l'asportazione di cisti
ovariche.
In conclusione, lo stripping utilizzato durante la lapa-
roscopia per l'asportazione di una cisti ovarica endome-
triosica si dimostra essere una procedura che preserva
l'integrità d'organo.
Nelle cisti endometriosiche, il 54%-64% dei casi pre-
sentano del tessuto ovarico, approssimativamente 0.1-
0.8 mm in spessore, asportato assieme alla pseudoca-
psula della cisti; questo tessuto ovarico, tuttavia, non
dimostra mai le caratteristiche morfologiche osservate
in un normale tessuto ovarico. Il tessuto asportato è più
spesso e ad un più avanzato sviluppo funzionale vicino
all'ilo.
Le differenti procedure che possono essere usate
durante lo stripping non influenzano la quantità e la natu-
ra dei tessuti asportati. Nel dibattito tra la tecnica di
fenestrazione/coagulazione e la tecnica dello stripping,
le migliori evidenze disponibili in letteratura sono dun-
que tutte a supporto di quest'ultima (22, 23, 26).
L. Muzii e Coll.
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Quale tecnica per l’asportazione della cisti endometriosica?
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