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Le tecniche di imaging generalmente utilizzate per la
diagnosi di endometriosi sono rappresentate dall’ecografia,
dalla risonanza magnetica e dal clisma del colon a dop-
pio contrasto. L ’ecografia è l’indagine di primo livello uti-
lizzata prevalentemente per identificare e caratterizzare
le formazioni cistiche ovariche. L ’ecografia transaddo-
minale viene utilizzata per esplorare l’intera pelvi ed è poi
seguita generalmente dall’ecografia transvaginale per una
migliore valutazione delle strutture anatomiche, quali
ovaie, utero, ligamenti utero-sacrali e la parete anterio-
re del retto (1).
La Risonanza Magnetica (RM) viene effettuata in pa-
zienti selezionate, come indagine di seconda istanza, in
relazione alla severità dei sintomi ed al risultato dell’e-
cografia, soprattutto nei casi di sospetto di localizzazio-
ni endometriosiche multiple e profonde (1).
Il clisma del colon a doppio contrasto viene riserva-
to a casi in cui vi è il sospetto di interessamento intestinale.
La Risonanza Magnetica, in relazione alla fisiologi-
ca iperintensità del sangue nelle immagini T1-dipendenti
dopo otto giorni dal sanguinamento, dovrebbe essere ef-
fettuata dopo l’VIII giorno del ciclo mestruale. Nel no-
stro Istituto l’esecuzione dell’esame prevede, previa
somministrazione intramuscolare di un’inibitore della pe-
ristalsi, l’esecuzione di una sequenza T1-dipendente, di
tre sequenze T2-dipendenti, nei tre piani dello spazio (sa-
gittale, assiale e coronale), tre sequenze T1-pesate con tec-
nica di soppressione del segnale del tessuto adiposo, se-
condo i tre piani e di una sequenza T1-dipendente con
tecnica di saturazione del segnale adiposo prima e
dopo somministrazione di mdc ev.
Sedi di localizzazione della malattia
La sede più comune di localizzazione endometriosi-
ca è l’ovaio. Gli impianti peritoneali possono essere su-
perficiali o profondi (invasione subperitonale per uno spes-
sore >5 mm), causando aderenze ed eventualmente in-
vasione degli organi adiacenti (Figg. 1 e 2).
Le localizzazioni posteriori di endometriosi pro fonda,
includono quelle a livello dei legamenti utero-sacrali e
vaginale (porzione superiore della parete vaginale po-
steriore, fornice vaginale posteriore, setto retto-vagina-
le), intestinale ed ureterale (1). La localizzazione ante-
riore è rappresentata dall’endometriosi vescicale (1, 2).
Ovaio
L ’ecografia è la metodica di scelta per identificare l’en-
dometrioma. La risonanza magnetica ha un ruolo di se-
conda istanza al fine di escludere la malignità di lesioni
ovariche di natura indeterminata all’ecografia (3).
L ’endometrioma si presenta classicamente come una
formazione espansiva, che appare iperintensa sia nelle se-
quenze T1- che T2-dipendenti, senza evidenza di deca-
dimento del segnale nelle sequenze T1-dipendenti con
soppressione del segnale del tessuto adiposo; quest’ulti-
ma sequenza è fondamentale per differenziare l’endo-
metrioma dal teratoma cistico. Tipicamente l’endome-
trioma presenta una graduale variazione dell’intensità del
segnale nelle sequenze T2-dipendenti (definita “shading”),
dovuta al sanguinamento cronico, con conseguente ac-
cumulo di ferro e proteine all’interno della cisti, fonda-
mentale per la diagnosi differenziale con le cisti emor-
ragiche funzionali (Fig.3). Utilizzando tali caratteristi-
che per la diagnosi di endometrioma la RM ha una sen-
sibilità ed una specificità rispettivamente del 90% e del
98% (1). Quando si ha un interessamento ovarico bi-
laterale con associate aderenze interovariche si parla di
kissing ovaries.
L ’utilizzo del mezzo di contrasto ev è mandatorio nel-
la valutazione delle masse ovariche, al fine di escludere
la presenza di nodulazioni solide; in letteratura infatti è
stata descritta la presenza di nodulazioni solide con im-
Università Cattolica del S. Cuore
Policlinico Gemelli, Roma
Istituto di Radiologia
Relazione svolta al 3
rd International Congress on Endometriosis (Roma, 2007)
© Copyright 2009, CIC Edizioni Internazionali, Roma
La radiologia nella diagnosi di endometriosi
B. GUI, A.L. VALENTINI, S. CATINI, G. RESTAINO, L. BONOMO
Giorn. It. Ost. Gin. Vol. XXXI - n. 5
Maggio 2009
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collaborazione interdisciplinare
© CIC EDIZIONI INTERNAZIONALI
pregnazione di contrasto, nel contesto di cisti ovariche
emorragiche, in due pazienti con tumore ovarico insorto
su endometrioma (1, 5).
Legamenti utero-sarcali e toro uterino.
Il 67% delle pazienti con localizzazioni endome-
triosiche a livello dei ligamenti utero-sacrali è asinto-
matico, e ciò rende necessario l’approfondimento dia-
gnostico mediante l’imaging per la diagnosi e l’impo-
stazione della terapia più idonea (1). La risonanza ma-
gnetica viene sempre più utilizzata per la diagnosi di en-
dometriosi dei legamenti utero-sacrali, in relazione alla
bassa sensibilità dell’ecografia ed alla difficoltà della va-
lutazione clinica e della laparoscopia nell’ identificare lo-
calizzazioni subperitoneali (1).
Le localizzazioni di malattia si presentano come un
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B. Gui e Coll.
Fig. 1 - Sequenza coronale T1 dipendente con tecnica di soppressione del
segnale del tessuto adiposo: localizzazione endometriosica peritoneale sul-
la sierosa uterina (freccia). Coesistono multipli endometriomi, bilateralmente
(testa di freccia).
Fig. 3 - Sequenza assiale T1-dipendente con tecnica di soppressione del segnale del tessuto adiposo (A) e sequenza assiale T2-dipendente (B). Formazio-
ne cistica endometriosica (freccia) a carico dell’annesso di sinistra, con evidenza della graduale variazione dell'intensità del segnale nelle sequenze T2-di-
pendenti (definita “shading”), dovuta al sanguinamento cronico.
Fig. 2 - Sequenza sagittale T2 dipendente: nodulo endometriosico nel Dou-
glas, adeso alla parete posteriore della cervice uterina ed alla parete ante-
riore del retto (freccia).
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ispessimento nodulare asimmetrico della porzione pros-
simale del legamento, iso-ipointense nelle sequenze
T2-dipendenti ed isointense nelle sequenze T1-dipen-
denti. La sensibilità della risonanza magnetica, con tali
caratteristiche morfologiche e di segnale, è riportata in
letteratura tra il 76% e il 86% (1). La retroversione del-
l’utero o l’interposizione delle anse intestinali possono
rendere difficoltosa l’identificazione di piccoli noduli di
endometriosi.
Le localizzazioni di endometriosi in corrispondenza
del toro uterino si presentano come lesioni nodulari isoin-
tense rispetto al miometrio, nelle sequenze T2 dipendenti.
La sensibilità della risonanza magnetica nella diagnosi di
endometriosi del toro uterino è del 83% (1).
Quando le localizzazioni endometriosiche coinvol-
gono sia i legamenti utero-sacrali che il toro uterino si
documenta tipicamente un nodulo con aspetto stellato
o arciforme che ricopre la parete posteriore della cervi-
ce uterina. L ’evidenza dell’attrazione della parete ante-
riore del retto è indicativa della presenza di aderenze tra
il nodulo del toro uterino e la sierosa del retto.
Endometriosi vaginale
La diagnosi di localizzazione endometriosica vaginale
è generalmente clinica; il problema maggiore è tuttavia
rappresentato dalla scelta della chirurgia più appropria-
ta, in relazione alla esatta localizzazione, all’estensione ed
all’infiltrazione vaginale.
Alcuni Autori hanno riportato una sensibilità
dell’80% ed una sensibilità del 93% della risonanza ma-
gnetica nella diagnosi di queste lesioni (1). L ’aspetto ti-
pico è simile a quello delle lesioni localizzate nel toro
uterino, con ipointensità nelle sequenze T2 dipenden-
ti ed un segnale variabile nelle sequenze T1-dipenden-
ti. La risonanza magnetica rappresenta il completamento
ideale all’ecografia ed all’esame obiettivo nella valuta-
zione dell’estensione superiore e posteriore delle lesio-
ni vaginali.
Endometriosi intestinale
Le sedi più frequenti di localizzazione endometrio-
sica intestinale sono rappresentate dalla giunzione ret-
to-sigma, dall’appendice, dal cieco e dall’ileo distale. La
lesione invade la sierosa, la subsierosa e la muscolare con
conseguente ipertrofia e fibrosi. In relazione all’integrità
della mucosa, la colonscopia, in molte pazienti con en-
dometriosi intestinale, è spesso negativa con diagnosi di
falsi negativi. L ’ecografia transvaginale in pazienti con so-
spetta endometriosi ha dimostrato di avere una sensibilità
dell’ 84% ed una specificità del 99% (1, 6). T uttavia le-
sioni localizzate cranialmente alla giunzione retto-sigma
sono al di fuori del campo di vista dell’ecografia tran-
svaginale.
La risonanza magnetica nella diagnosi di endometriosi
intestinale presenta una sensibilità dell’ 84% ed una spe-
cificità del 99% (1, 7). La valutazione dell’estensione del-
le lesioni colon-rettali è resa più facile dall’introduzio-
ne di acqua nel retto. I criteri diagnostici in risonanza
magnetica sono rappresentati fondamentalmente dall’i-
spessimento della parete del colon-retto con associata at-
trazione triangolare, anteriore, del retto verso il toro ute-
rino o dalla presenza di un ispessimento asimmetrico del-
la porzione inferiore della parete del sigma. T uttavia, l’i-
spessimento della parete intestinale non è un segno spe-
cifico per la diagnosi di endometriosi poiché può esse-
re legato anche alla contrazione peristaltica. Le lesioni en-
dometriosiche possono presentarsi come foci di iperin-
tensità nelle sequenze T1 e T2-dipendenti; la sommi-
nistrazione di mezzo di contrasto ev può migliorare la
distinzione della lesione dalla parete intestinale.
Le sedi di localizzazione più frequente a carico del co-
lon sono, in ordine decrescente di frequenza, la giunzione
retto sigma, la porzione anteriore del retto a livello del-
la cervice uterina e la porzione più bassa del sigma, adia-
cente all’ovaio di sinistra. In relazione all’intervento chi-
rurgico è fondamentale valutare la distanza tra margine
inferiore della lesione e sfintere anale.
L ’ecoendoscopia rettale ha sicuramente il vantaggio,
rispetto alla risonanza magnetica, di essere più vicina alla
regione di interesse ed è quindi più precisa nel valutare
il grado di infiltrazione della parete.
T uttavia, la metodica ideale di imaging per lo studio
delle pazienti con sospetta endometriosi dovrebbe esse-
re in grado di visualizzare l’intera pelvi, per poter evi-
denziare la presenza di più lesioni associate, poichè solo
nel 21% dei casi è presente un’unica lesione intestinale
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La radiologia nella diagnosi di endometriosi
Fig. 4 - Sequenza coronale T2 dipendente: nodulo endometriosico (freccia)
localizzato tra cervice uterina e passaggio retto-sigma.
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isolata. Per tale motivo la risonanza magnetica appare la
metodica diagnostica di scelta (1).
Il clisma a doppio contrasto e l’enteroclisi non sono
specifici ed in genere dimostrano i segni della presenza
di una lesione estrinseca, con effetto massa o di una le-
sione anulare o a placca. T uttavia, in associazione con l’a-
namnesi della paziente e la visita clinica, il clisma opa-
co a doppio contrasto, effettuato da un radiologo esper-
to della patologia, è risultato essere utile nella valutazione
pre-operatoria.
L ’endometriosi intestinale può essere anche identificata
all’esame TC per la presenza di un ispessimento di pa-
rete aspecifico.
Endometriosi vescicale
La localizzazione vescicale si verifica in circa il 6% del-
le pazienti con endometriosi. L ’interessamento del mu-
scolo detrusore si localizza anteriormente al setto vesci-
co-uterino, a volte in contatto con noduli di adenomiosi
della parete anteriore dell’utero.
Alla risonanza magnetica la lesione si presenta
come un ispessimento della parete vescicale a margini
irregolari disomogeneamente isointenso nelle sequen-
ze T2-dipendenti, occasionalmente con spot iperintensi
nelle sequenze T1-dipendenti. La lesione endometrio-
sica presenta una maggiore impregnazione di contrasto
rispetto al tessuto circostante. Un recente studio di Ba-
zot e coll. ha riportato una sensibilità dell’ 88%, una spe-
cificità del 99% ed una accuratezza del 98% della ri-
sonanza magnetica nella diagnosi di endometriosi ve-
scicale (1, 7).
Ai fini di un appropriato intervento chirurgico è fon-
damentale escludere il coinvolgimento dell’uretere distale.
L ’invasione diretta della muscolare e della lamina pro-
pria dell’uretere determina una riduzione di calibro con
possibile stenosi e dilatazione a monte. A volte l’inte-
ressamento ureterale può essere conseguente all’infil-
trazione periureterale di una lesione che origina in altre
sedi, come ad esempio a livello dei legamenti utero-sa-
crali. T uttavia, l’ostruzione ureterale è dovuta più fre-
quentemente a una compressione ab estrinseco da parte
di grandi endometriomi piuttosto che da un’infiltrazione
diretta.
L ’uro-RM non dà segni specifici, in quanto dimostra
unicamente l’idronefrosi e la stenosi dell’uretere dista-
le. La più frequente modalità di presentazione dell’en-
dometriosi ureterale in risonanza magnetica è rappre-
sentata da un nodulo ipointenso con foci iperintensi nel-
le sequenze T1- e T2-dipendenti; l’infiltrazione dell’u-
retere può essere inoltre sospettata in assenza del clivaggio
adiposo tra il nodulo e l’uretere nelle sequenze T2-di-
pendenti (9).
In considerazione della capacità di visualizzare tut-
te le strutture del sistema urinario e alla possibilità di esplo-
rare tutte le possibili localizzazioni endometriosiche in
sede pelvica con un unico esame, la risonanza magneti-
ca rappresenta la metodica di scelta nei pazienti con so-
spetta endometriosi vescicale.
Rare localizzazioni di endometriosi
Noduli di endometriosi possono raramente loca-
lizzarsi nella sede di precedenti interventi chirurgici gi-
necologici, come il taglio cesareo o di procedure la-
paroscopiche, o insorgere spontaneamente nel conte-
sto della parete addominale (10, 11). In risonanza ma-
gnetica le localizzazioni in corrispondenza della pare-
te addominale sono facilmente identificate attraverso
le sequenze T1-dipendenti con tecnica di soppressio-
ne del segnale del tessuto adiposo come spot iperin-
tensi all’interno della parete addominale; i bordi irre-
golari e la coesistenza di aderenze ne facilitano l’i-
dentificazione.
Altre rare possibili localizzazioni endometriosiche sono
il tessuto adiposo sottocutaneo della fossa ischio-retta-
le, il nervo sciatico, i ligamenti rotondi, i linfonodi, la
vulva, il torace e il fegato (12, 13).
Degenerazione maligna
La degenerazione maligna di un nodulo endome-
triosico è un evenienza rara, con rischio stimato del
2,5% (14). In risonanza magnetica il principale segno
di malignità è la presenza di una massa solida che pren-
de contrasto nel contesto di una cisti emorragica an-
nessiale (15).
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B. Gui e Coll.
Fig. 5 - Sequenza coronale T2 dipendente: ispessimento diffuso della zona
giunzionale (freccia) con associate puntiformi aree iperintense (testa di frec-
cia), dovute alla presenza di tessuto ghiandolare ectopico, dilatazione cistica
delle ghiandole ectopiche o foci emorragici.
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Adenomioisi
La risonanza magnetica rappresenta una valida me-
todica di imaging non invasiva nella valutazione dell’u-
tero, nel sospetto di adenomiosi, ai fini di un corretto
trattamento.
Con le sequenze sagittali T2-dipendenti si studia in
maniera ottimale l’anatomia zonale dell’utero, in par-
ticolare della zona giunzionale (miometrio interno), il
cui ispessimento diffuso o focale (> 12 mm), è consi-
derato diagnostico per adenomiosi, ed è legato all’i-
perplasia muscolare conseguente alla presenza di tessuto
ghiandolare ectopico. Nel contesto della zona giun-
zionale, aumentata di spessore, possono coesistere
piccoli foci iperintensi nelle immagini T2-dipenden-
ti, dovuti alla presenza del tessuto ghiandolare ectopi-
co, alla dilatazione cistica delle ghiandole ectopiche o
a foci emorragici. Con tali caratteristiche la risonanza
magnetica ha dimostrato una sensibilità del 86%, una
specificità del 100% ed un’accuratezza diagnostica del
85,5%-90,5%. Fondamentale è la diagnostica diffe-
renziale con i leiomiomi, in relazione al differente ap-
proccio terapeutico; le caratteristiche di imaging che de-
pongono per adenomiosi sono rappresentate essen-
zialmente dai margini mal definiti, lo scarso effetto mas-
sa, la forma ellittica e l’assenza di grossi vasi ai margi-
ni della lesione (16).
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La radiologia nella diagnosi di endometriosi
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Bibliografia
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