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Giorn. It. Ost. Gin. Vol. XXVII - n. 9
Settembre 2005
Il dolore pelvico cronico
E. PICCIONE, S. BONIFACIO, C. LA PENNA
Il dolore pelvico cronico deve essere inteso come un
dolore pelvico non mestruale, persistente da sei o più
mesi e sufficientemente grave da essere causa di incapa-
cità funzionale o da richiedere un trattamento medico o
chirurgico (1, 2).
Il suo corretto inquadramento è fondamentale per
la tutela della salute della donna.
A livello individuale può comportare, infatti, anni di
sofferenza; disaccordi familiari; perdita del lavoro;
numerosissimi e spiacevoli insuccessi terapeutici (2).
Incidenza
La reale incidenza del dolore pelvico cronico rimane
sconosciuta, sebbene sia riconosciuta la sua frequenza
nella pratica clinica.
Difatti, in molte donne la diagnosi di dolore pelvico
cronico non è formulata, sia per l’assenza di adeguata
comunicazione della problematica tra paziente e medico,
sia per un ritardo nella consultazione medica stessa, se
non in presenza di dolore intollerabile. Nel Regno Unito
l’incidenza di dolore pelvico cronico è pari al 38% di
tutte le donne di età compresa tra i 15 e i 73 anni (l’inci-
denza della cefalea, dell’asma e della lombalgia è, rispetti-
vamente, di 2,1%, 3,7%, 4,1%) (3). Secondo dati del
Regno Unito e degli Stati Uniti d’America, l’incidenza del
dolore pelvico cronico va dal 14,7% al 24% (4, 5) di tutte
le donne in età riproduttiva. Il dolore pelvico cronico
costituisce il 10% di tutte le richieste di visite ginecologi-
che, il 17-40% di tutte le richieste di laparoscopie diagno-
stiche (2) e, infine, il 10-20% di tutte le isterectomie effet-
tuate negli Stati Uniti d’America (1, 6). A tale riguardo
deve essere tenuto presente che il 25% delle donne con-
tinua a presentare dolore pelvico dopo isterectomia.
Relativamente ai costi per visite mediche, consulti psico-
logici ed altre spese dell’utente, il dolore pelvico cronico
incide, negli Stati Uniti d’America, per una cifra pari a 2,8
bilioni di dollari/anno (7).
Eziologia
Frequentemente l’eziologia del dolore pelvico cro-
nico rimane non comprensibile.
Ogni struttura dell’addome e della pelvi può avere
un ruolo nell’eziologia del dolore pelvico cronico:
l’apparato riproduttivo, gli organi urologici, l’apparato
gastrointestinale, l’apparato muscolo-scheletrico, il
sistema psiconeurologico.
Occasionalmente è presente un solo fattore eziolo-
gico, con trattamento curativo in questi casi; più fre-
quentemente, il dolore è associato a più fattori eziologi-
ci che necessitano ciascuno di adeguato trattamento,
più spesso non risolutore.
L’endometriosi, la sindrome del colon irritabile,
l’alterata postura e gli stress emotivi, possono essere
tutti fattori concorrenti in una singola donna. Per quan-
to riguarda l’endometriosi l’incidenza tra le donne con
dolore pelvico cronico è compresa tra il 15% e l’80%;
più della metà delle donne si presenta con lesioni endo-
metriosiche non pigmentate.
I meccanismi nella patogenesi del dolore associato
ad endometriosi sono rappresentati da infiammazione,
aderenze, interessamento neuronale, aumentata produ-
zione prostaglandinica, fattori psicologici. Il dolore
spesso non è correlato alla gravità della patologia, anche
se il grado di infiltrazione ha una correlazione con il
dolore pelvico.
Il dolore pelvico cronico non è una malattia ma una
sindrome dovuta ad una complessa interazione tra sin-
tomi neurologici, muscoloscheletrici ed endocrini, ed
ulteriormente influenzata da fattori comportamentali e
psicologici (8). I meccanismi neurologici implicati sono
rappresentati dal dolore nocicettivo, somatico o visce-
rale, e dal dolore non nocicettivo, neuropatico o psico-
geno.
Un concetto importante è costituito dalla iperalgesia
viscero-viscerale: l’infiammazione o la congestione
degli organi riproduttivi, sia fisiologica (ovulazione o
mestruazione) che patologica (endometriosi), può
aumentare il dolore a livello dei visceri, cute e muscoli
che dividono comuni segmenti di cordone spinale.
L’iperalgesia viscero-viscerale può spiegare il peggiora-
mento nel periodo mestruale del dolore pelvico croni-
Policlinico Universitario “Tor Vergata”, Roma
Dipartimento di Chirurgia
Clinica Ginecologica e Ostetrica
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E. Piccione e Coll.
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co, problema questo che non può essere confuso con la
dismenorrea.
Rimane, tuttavia, da chiarire perché più fattori algo-
geni causano la sindrome del dolore pelvico in alcune
donne, e perché in altre donne più fattori algogeni non
determinano sintomatologia dolorosa pelvica. Questi
ultimi aspetti costituiscono al momento aree di ricerca
scientifica.
Approccio diagnostico
Parte del dilemma nella valutazione (e nel manage-
ment) del dolore pelvico cronico è dovuto al concetto
che il dolore deve essere dovuto a qualche forma di
patologia o a danni tissutali obiettivabili (9).
La laparoscopia diagnostica è stata da sempre consi-
derata il gold standard per la diagnosi del dolore pelvico
cronico, sebbene non sia stato dimostrato un migliora-
mento dell’outcome a lungo termine (più del 40% delle
laparoscopie diagnostiche viene eseguito per dolore
pelvico cronico). L’incidenza di quadri normali alla
laparoscopia, in caso di dolore pelvico cronico, varia dal
35% all’85% (8).
La patologia identificata non è automaticamente in
rapporto causale con il dolore; l’endometriosi è presen-
te nel 44-49% di donne asintomatiche, ma più del 50%
delle donne con patologia documentata non ha dolore
pelvico (10).
Relativamente al ruolo della laparoscopia nella dia-
gnostica del dolore pelvico cronico, deve essere consi-
derato anche che:
• molti disturbi che contribuiscono a determinare il
dolore pelvico cronico non possono essere identifi-
cati con la laparoscopia;
• una laparoscopia negativa, quindi, non è sinonimo
di mancata diagnosi o di assenza di patologia, e non
significa che una donna non abbia una causa fisica
del suo dolore;
• dovrebbe essere fatto un uso più selettivo della lapa-
roscopia diagnostica; difatti, è stato riportato come
una maggiore attenzione alla storia della paziente,
all’esame obiettivo, ai dati di laboratorio e alla dia-
gnostica per immagini, possa ridurre la percentuale
delle laparoscopie negative dal 39% al 4% (11).
Più recentemente è stato proposto, nella diagnostica
del dolore pelvico cronico, la microlaparoscopia in
sedazione cosciente, associata al “ pain mapping”. Deve
essere detto che questa pratica necessita ancora di vali-
de conferme da studi randomizzati, controllati, pro-
spettici per chiarire se le donne così valutate abbiano
prognosi migliore rispetto a quelle valutate con la lapa-
roscopia tradizionale.
Trattamento
Il trattamento può essere complesso e gli obiettivi
devono essere realistici.
Due possono essere gli approcci terapeutici:
1. il trattamento delle patologie che potrebbero essere
causa di dolore pelvico cronico (endometriosi, ade-
renze);
2. il trattamento del dolore pelvico cronico inteso
come una diagnosi.
Tali approcci terapeutici non si escludono l’uno con
l’altro, anzi in molte donne l’effetto migliore si ha met-
tendo in atto entrambi.
Per quanto riguarda il dolore pelvico da endome-
triosi, si può dire che molte pazienti, sottoposte ad abla-
zione dei focolai endometriosici per via laparoscopica,
hanno un significativo miglioramento del dolore a 6
mesi (come quantificare, tuttavia, l’effetto placebo?);
inoltre, il 45% delle pazienti presenta una ricorrenza del
dolore pelvico ad un anno, ma sono necessari più dati
per verificare la reale minore ricorrenza dei sintomi
osservata dopo terapia medica postoperatoria; infine, le
denervazioni pelviche non si sono rivelate sufficiente-
mente efficaci per poter essere raccomandate nella pra-
tica clinica.
Relativamente al trattamento del dolore pelvico cro-
nico, inteso come una diagnosi, l’approccio si basa
essenzialmente su tre principali cardini terapeutici: far-
macologico, psicologico, neuroablativo.
Il trattamento multidisciplinare è migliore dell’ap-
proccio tradizionale seguito dal solo ginecologo, alme-
no nelle donne con valutazioni negative da parte del
ginecologo stesso (ovvero nessuna patologia ad una
precedente laparoscopia o laparotomia).
L’obiettivo del trattamento in un centro multidisci-
plinare per il dolore pelvico cronico, dovrebbe essere
generalmente non già la “cura”, quanto il “manage-
ment” del dolore pelvico cronico stesso, ai fini del rag-
giungimento di ridotti livelli di dolore che permettano
un ritorno alle normali attività. Spesso, però, l’obiettivo
di management piuttosto che di cura del dolore pelvico,
non corrisponde a quello della donna affetta da questo
tipo di sintomatologia; questa, al contrario, rimane
generalmente focalizzata sulla diagnosi e sulla cura del
dolore e, di conseguenza, si rivolge frequentemente ad
altri medici, riferendo della “mancata diagnosi di una
patologia ritenuta da essa stessa curabile”.
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