Il dolore pelvico cronico

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This paper defines chronic pelvic pain as non-menstrual pain lasting six months or more, causing functional impairment, with unknown incidence but significant clinical frequency and economic cost.

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The paper reviews chronic pelvic pain as a non-menstrual, persistent syndrome lasting at least six months and assessed in terms of incidence, etiology, diagnostic dilemmas, and treatment strategies, drawing on prevalence estimates and literature on evaluation tools. It highlights that no single cause explains chronic pelvic pain in many women, with endometriosis cited as a frequent concurrent factor (estimated incidence among affected women 15–80%) and with proposed mechanisms including inflammation, adhesions, neural involvement, increased prostaglandins, and psychological factors, while noting that pain severity often does not correlate neatly with lesion severity and that the exact reasons for differential symptom expression remain unclear. Diagnostically, the review emphasizes that laparoscopic “gold standard” status is limited by high rates of normal findings (35–85%) and lack of proven long-term outcome improvement, and it argues for more selective use and the potential investigational role of microlaparoscopy with pain mapping (needing randomized controlled evidence). This paper is centrally about endometriosis — it discusses endometriosis as a common concurrent cause of chronic pelvic pain and summarizes proposed endometriosis-related pain mechanisms and treatment outcomes.

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373 Giorn. It. Ost. Gin. Vol. XXVII - n. 9 Settembre 2005 Il dolore pelvico cronico E. PICCIONE, S. BONIFACIO, C. LA PENNA Il dolore pelvico cronico deve essere inteso come un dolore pelvico non mestruale, persistente da sei o più mesi e sufficientemente grave da essere causa di incapa- cità funzionale o da richiedere un trattamento medico o chirurgico (1, 2). Il suo corretto inquadramento è fondamentale per la tutela della salute della donna. A livello individuale può comportare, infatti, anni di sofferenza; disaccordi familiari; perdita del lavoro; numerosissimi e spiacevoli insuccessi terapeutici (2). Incidenza La reale incidenza del dolore pelvico cronico rimane sconosciuta, sebbene sia riconosciuta la sua frequenza nella pratica clinica. Difatti, in molte donne la diagnosi di dolore pelvico cronico non è formulata, sia per l’assenza di adeguata comunicazione della problematica tra paziente e medico, sia per un ritardo nella consultazione medica stessa, se non in presenza di dolore intollerabile. Nel Regno Unito l’incidenza di dolore pelvico cronico è pari al 38% di tutte le donne di età compresa tra i 15 e i 73 anni (l’inci- denza della cefalea, dell’asma e della lombalgia è, rispetti- vamente, di 2,1%, 3,7%, 4,1%) (3). Secondo dati del Regno Unito e degli Stati Uniti d’America, l’incidenza del dolore pelvico cronico va dal 14,7% al 24% (4, 5) di tutte le donne in età riproduttiva. Il dolore pelvico cronico costituisce il 10% di tutte le richieste di visite ginecologi- che, il 17-40% di tutte le richieste di laparoscopie diagno- stiche (2) e, infine, il 10-20% di tutte le isterectomie effet- tuate negli Stati Uniti d’America (1, 6). A tale riguardo deve essere tenuto presente che il 25% delle donne con- tinua a presentare dolore pelvico dopo isterectomia. Relativamente ai costi per visite mediche, consulti psico- logici ed altre spese dell’utente, il dolore pelvico cronico incide, negli Stati Uniti d’America, per una cifra pari a 2,8 bilioni di dollari/anno (7). Eziologia Frequentemente l’eziologia del dolore pelvico cro- nico rimane non comprensibile. Ogni struttura dell’addome e della pelvi può avere un ruolo nell’eziologia del dolore pelvico cronico: l’apparato riproduttivo, gli organi urologici, l’apparato gastrointestinale, l’apparato muscolo-scheletrico, il sistema psiconeurologico. Occasionalmente è presente un solo fattore eziolo- gico, con trattamento curativo in questi casi; più fre- quentemente, il dolore è associato a più fattori eziologi- ci che necessitano ciascuno di adeguato trattamento, più spesso non risolutore. L’endometriosi, la sindrome del colon irritabile, l’alterata postura e gli stress emotivi, possono essere tutti fattori concorrenti in una singola donna. Per quan- to riguarda l’endometriosi l’incidenza tra le donne con dolore pelvico cronico è compresa tra il 15% e l’80%; più della metà delle donne si presenta con lesioni endo- metriosiche non pigmentate. I meccanismi nella patogenesi del dolore associato ad endometriosi sono rappresentati da infiammazione, aderenze, interessamento neuronale, aumentata produ- zione prostaglandinica, fattori psicologici. Il dolore spesso non è correlato alla gravità della patologia, anche se il grado di infiltrazione ha una correlazione con il dolore pelvico. Il dolore pelvico cronico non è una malattia ma una sindrome dovuta ad una complessa interazione tra sin- tomi neurologici, muscoloscheletrici ed endocrini, ed ulteriormente influenzata da fattori comportamentali e psicologici (8). I meccanismi neurologici implicati sono rappresentati dal dolore nocicettivo, somatico o visce- rale, e dal dolore non nocicettivo, neuropatico o psico- geno. Un concetto importante è costituito dalla iperalgesia viscero-viscerale: l’infiammazione o la congestione degli organi riproduttivi, sia fisiologica (ovulazione o mestruazione) che patologica (endometriosi), può aumentare il dolore a livello dei visceri, cute e muscoli che dividono comuni segmenti di cordone spinale. L’iperalgesia viscero-viscerale può spiegare il peggiora- mento nel periodo mestruale del dolore pelvico croni- Policlinico Universitario “Tor Vergata”, Roma Dipartimento di Chirurgia Clinica Ginecologica e Ostetrica © Copyright 2005, CIC Edizioni Internazionali, Roma E. Piccione e Coll. 374 co, problema questo che non può essere confuso con la dismenorrea. Rimane, tuttavia, da chiarire perché più fattori algo- geni causano la sindrome del dolore pelvico in alcune donne, e perché in altre donne più fattori algogeni non determinano sintomatologia dolorosa pelvica. Questi ultimi aspetti costituiscono al momento aree di ricerca scientifica. Approccio diagnostico Parte del dilemma nella valutazione (e nel manage- ment) del dolore pelvico cronico è dovuto al concetto che il dolore deve essere dovuto a qualche forma di patologia o a danni tissutali obiettivabili (9). La laparoscopia diagnostica è stata da sempre consi- derata il gold standard per la diagnosi del dolore pelvico cronico, sebbene non sia stato dimostrato un migliora- mento dell’outcome a lungo termine (più del 40% delle laparoscopie diagnostiche viene eseguito per dolore pelvico cronico). L’incidenza di quadri normali alla laparoscopia, in caso di dolore pelvico cronico, varia dal 35% all’85% (8). La patologia identificata non è automaticamente in rapporto causale con il dolore; l’endometriosi è presen- te nel 44-49% di donne asintomatiche, ma più del 50% delle donne con patologia documentata non ha dolore pelvico (10). Relativamente al ruolo della laparoscopia nella dia- gnostica del dolore pelvico cronico, deve essere consi- derato anche che: • molti disturbi che contribuiscono a determinare il dolore pelvico cronico non possono essere identifi- cati con la laparoscopia; • una laparoscopia negativa, quindi, non è sinonimo di mancata diagnosi o di assenza di patologia, e non significa che una donna non abbia una causa fisica del suo dolore; • dovrebbe essere fatto un uso più selettivo della lapa- roscopia diagnostica; difatti, è stato riportato come una maggiore attenzione alla storia della paziente, all’esame obiettivo, ai dati di laboratorio e alla dia- gnostica per immagini, possa ridurre la percentuale delle laparoscopie negative dal 39% al 4% (11). Più recentemente è stato proposto, nella diagnostica del dolore pelvico cronico, la microlaparoscopia in sedazione cosciente, associata al “ pain mapping”. Deve essere detto che questa pratica necessita ancora di vali- de conferme da studi randomizzati, controllati, pro- spettici per chiarire se le donne così valutate abbiano prognosi migliore rispetto a quelle valutate con la lapa- roscopia tradizionale. Trattamento Il trattamento può essere complesso e gli obiettivi devono essere realistici. Due possono essere gli approcci terapeutici: 1. il trattamento delle patologie che potrebbero essere causa di dolore pelvico cronico (endometriosi, ade- renze); 2. il trattamento del dolore pelvico cronico inteso come una diagnosi. Tali approcci terapeutici non si escludono l’uno con l’altro, anzi in molte donne l’effetto migliore si ha met- tendo in atto entrambi. Per quanto riguarda il dolore pelvico da endome- triosi, si può dire che molte pazienti, sottoposte ad abla- zione dei focolai endometriosici per via laparoscopica, hanno un significativo miglioramento del dolore a 6 mesi (come quantificare, tuttavia, l’effetto placebo?); inoltre, il 45% delle pazienti presenta una ricorrenza del dolore pelvico ad un anno, ma sono necessari più dati per verificare la reale minore ricorrenza dei sintomi osservata dopo terapia medica postoperatoria; infine, le denervazioni pelviche non si sono rivelate sufficiente- mente efficaci per poter essere raccomandate nella pra- tica clinica. Relativamente al trattamento del dolore pelvico cro- nico, inteso come una diagnosi, l’approccio si basa essenzialmente su tre principali cardini terapeutici: far- macologico, psicologico, neuroablativo. Il trattamento multidisciplinare è migliore dell’ap- proccio tradizionale seguito dal solo ginecologo, alme- no nelle donne con valutazioni negative da parte del ginecologo stesso (ovvero nessuna patologia ad una precedente laparoscopia o laparotomia). L’obiettivo del trattamento in un centro multidisci- plinare per il dolore pelvico cronico, dovrebbe essere generalmente non già la “cura”, quanto il “manage- ment” del dolore pelvico cronico stesso, ai fini del rag- giungimento di ridotti livelli di dolore che permettano un ritorno alle normali attività. Spesso, però, l’obiettivo di management piuttosto che di cura del dolore pelvico, non corrisponde a quello della donna affetta da questo tipo di sintomatologia; questa, al contrario, rimane generalmente focalizzata sulla diagnosi e sulla cura del dolore e, di conseguenza, si rivolge frequentemente ad altri medici, riferendo della “mancata diagnosi di una patologia ritenuta da essa stessa curabile”. Bibliografia 1. 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BARBIERI R.: Chronic pelvic pain: drawing on evidence to construct a practical strategy. OBG Manag Bull, 12:1, 2000. 8. GUNTER J.: Chronic pelvic pain: an integrated approach to diagnosis and treatment. Obstet.Gynecol. Surv. 58:615, 2003. 9. ZONDERVAN K.T., BARLOW D.H.: Epidemiology of chronic pelvic pain. B Clin. Obstet Gynecol, 14: 403, 2000. 10. MARTIN D.C., LING F.W.: Endometriosis and pain. Clin. Obstet. Gynecol, 42:664, 1999. 11. HOWARD F.M.: The role of laparoscopy in the evaluation of chronic pelvic pain: pitfalls with a negative laparoscopy. J. Am. Ass. Gynecol.

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