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Endometriosi e inquinanti organici
persistenti
L ’endometriosi, colpisce circa il 10% delle donne
in età fertile, ed è spesso associata a dismenorrea, do-
lore pelvico cronico e/o infertilità. La sintomatologia
dolorosa può essere grave e invalidante soprattutto
quando sono presenti lesioni profonde (1). Inoltre le
lesioni ed i suoi sintomi possono recidivare in oltre il
50% delle pazienti. I fattori che determinano la ten-
denza alla recidiva non sono ben chiari; certamente
pregressi interventi, lo stadio della malattia e la pre-
senza di aderenze al primo intervento ne aumentano
il rischio (2). L ’incidenza e la severità della patologia
sono in continuo aumento (3,4). L ’eziopatogenesi
dell’endometriosi è ancora poco chiara ma la malat-
tia sembra avere una genesi multifattoriale; è proba-
RIASSUNTO: Esposizione a inquinanti organoclorurati ed endo-
metriosi: minireview.
M.G. P ORPORA , S. R ESTA , E. F UGGETTA , R. B RUNELLI ,
G. PERRONE, F . D’ITRI, P . STORELLI, L. MANGANARO, E. DE FELIP
L ’endometriosi è una patologia ginecologica caratterizzata dalla
presenza di tessuto endometriale al di fuori della cavità uterina, più
frequentemente nella pelvi. L ’eziopatogenesi di questa malattia non è
ancora stata completamente chiarita. L ’endometriosi è probabilmente
una patologia multifattoriale. Gli inquinanti ambientali organoclo-
rurati persistenti (POPs), in particolare i policlorobifenili (PCBs),
sembrano avere un ruolo nello sviluppo di questa patologia, anche se i
risultati dei principali studi clinici sono spesso discordanti. Inoltre,
non è chiaro il meccanismo con il quale queste sostanze possano in-
fluenzare la comparsa e lo sviluppo dell’endometriosi. È possibile che i
POPs facilitino l’impianto e la progressione della malattia interferen-
do con l’omeostasi endocrina e/o attraverso il loro effetto sul sistema
immunitario.
Lo scopo di questa breve review è di riportare i dati dei principa-
li studi presenti in letteratura, che hanno valutato se esiste una corre-
lazione tra endometriosi ed esposizione a POPs.
S
UMMARY: Exposure to organochlorinated environmental
pollutants and endometriosis: a mini literature review.
M.G. P ORPORA , S. R ESTA , E. F UGGETTA , R. B RUNELLI ,
G. PERRONE, F . D’ITRI, P . STORELLI, L. MANGANARO, E. DE FELIP
Endometriosis is a gynecological disease, which involves the growth
of endometrial tissue outside the uterine cavity, commonly in the pelvic
region. The etiology of the disease is unclear, but multiple factors may
contribute to its pathogenesis. Environmental organochlorinated pol-
lutants, particularly dioxins and polychlorinated biphenyls (PCBs),
are thought to play a role in the development of this disease; however,
the results of clinical trials are discordant, and it is not clear how the
effect of exposure to these compounds is linked to endometriosis. Their
effects on cytokines, immune system, hormones and growth factors are
thought to increase the risk of endometriosis.
The purpose of this review is to provide an overview of epidemio-
logical studies, which have evaluated the relationship between en-
dometriosis and exposure to persistent organochlorinated pollutants.
KEY WORDS: Endometriosi - 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD) - Policlorobifenili (PCB) - Inquinanti Organici Persistenti -
Pesticidi organo clorurati - Composti diossina-simili.
Endometriosis - 2,3,7,8-tetrachlorodibenzo-p-dioxin (TCDD) - Polychlorobiphenyls (PCBs) - Persistent Organic
Pollutants - Organochlorinated pesticides - Dioxin-like compounds.
1 “Sapienza” Università di Roma, Roma, Italia
Dipartimento di Scienze Ginecologico-Ostetriche e Scienze Urologiche
2 “Sapienza” Università di Roma, Roma, Italia
Dipartimento di Scienze Radiologiche, Oncologiche e Anatomopatologiche
3 Istituto Superiore di Sanità, Roma, Italia
© Copyright 2012, CIC Edizioni Internazionali, Roma
Esposizione a inquinanti organoclorurati ed endometriosi: minireview
M.G. PORPORA1, S. RESTA1, E. FUGGETTA1, R. BRUNELLI1, G. PERRONE1, F. D’ITRI1,
P. STORELLI1, L. MANGANARO2, E. DE FELIP3
Giorn. It. Ost. Gin. Vol. XXXIV - n. 5
Settembre-Ottobre 2012
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bile, infatti, che fattori ormonali, immunologici, ge-
netici e ambientali siano coinvolti nel causare la ma-
lattia (5,6).
La possibilità che l’esposizione agli inquinanti am-
bientali contribuisca alla sua insorgenza e sviluppo è
stato oggetto di dibattito scientifico da oltre vent’an-
ni. Il primo composto che ha suscitato grande interes-
se è il 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD)
o “diossina”, sottoprodotto di alcuni processi di com-
bustione ed incenerimento di rifiuti. Esso è il prototi-
po di un gruppo di sostanze che hanno caratteristiche
chimiche simili definiti Persistent Organic Poluttants
(POPs) (7). I POPs sono un gruppo di inquinanti dif-
fusi nell’ambiente tra i quali figurano pesticidi (DDT ,
aldrin, clordano,ecc.), prodotti di uso industriale [po-
liclorobifenili (PCB), esaclorobenzene (HCB), poli-
bromodifenileteri (PBDE)] e sottoprodotti di reazio-
ni di combustione come le “diossine” [policlorodiben-
zodiossine o PCDD) e policlorodibenzofurani
(PCDF)]. I POPs sono tutti caratterizzati da elevata
persistenza ambientale e biologica e da un’ampia gam-
ma di effetti tossici. L ’esposizione della popolazione
generale a questi composti è inevitabile: sono ubiqui-
tari, molto stabili, estremamente persistenti nell’am-
biente e nei sistemi biologici, capaci quindi di biocon-
centrarsi negli organismi e di accumularsi nella catena
alimentare. I POPs sono inquinanti che, una volta in-
trodotti nell’ambiente, entrano nelle catene alimenta-
ri e, in virtù della loro lipofilicità e persistenza, si ac-
cumulano nella frazione lipidica degli organismi e au-
mentano di concentrazione salendo di livello trofico.
L ’esposizione alimentare rappresenta la maggiore fon-
te (circa il 90%) di assunzione di questi inquinanti.
Per questi motivi sono state intraprese numerose azio-
ni normative, a livello comunitario e internazionale,
per cercare di ridurre il loro impatto ambientale e sa-
nitario.
Questi composti possono interferire con il sistema
endocrino (“interferenti endocrini”) e con il sistema
immunitario, causando gravi patologie e ostacolando
la normale funzione riproduttiva nell’uomo e negli
animali. Gli interferenti endocrini (EDCs) sono com-
posti che possono agire sul sistema endocrino e creare
effetti dannosi sull’apparato genito-urinario, sul siste-
ma nervoso e su quello immunitario, sia nella specie
umana che negli animali. Queste sostanze possono
mimare, ridurre o in alcuni casi bloccare completa-
mente gli effetti degli ormoni endogeni. L ’ipotesi che
l’esposizione ad inquinanti ambientali possa svolgere
un ruolo nella eziologia della malattia è stato suggeri-
to da Rier e collaboratori (8). Nello studio condotto
sulle scimmie, cronicamente esposte a TCDD, è stato
osservato un aumento dose-dipendente dell’incidenza
e della gravità di endometriosi spontanea. Anche se
fortemente criticato da alcuni scienziati (9,10) questo
lavoro ha aperto nuove strade per ulteriori ricerche
sulla relazione tra endometriosi e inquinanti ambien-
tali.
L ’associazione tra TCDD, diossine, PCB e endo-
metriosi è stata studiata da numerosi ricercatori, dan-
do risultati contrastanti (4,5,11-14). Nel 2002, Eske-
nazi et al.(15) hanno valutato il ruolo della TCDD
nello sviluppo di endometriosi nelle donne di Seveso
che sono state esposte a massive quantità di questa so-
stanza nel luglio del 1976, quando un’esplosione chi-
mica ha disperso grandi quantità di TCDD nell’am-
biente. I ricercatori non hanno trovato un’associazione
significativa tra la presenza di endometriosi e le con-
centrazioni di TCDD nel siero, ma solo un lieve au-
mento della patologia (15). Alcuni studi successivi
hanno confermato l’ipotesi che l’endometriosi sia lega-
ta alla esposizione ad alcuni PCBs (4,5,13) mentre al-
tri studi non confermano tale nesso (14,16,17).
Heilier et al. (13) hanno osservato una correlazione
tra l’endometriosi e aumento delle concentrazioni di
diossina e PCB diossina-simili. Lo studio, condotto su
donne con endometriosi peritoneale e/o profonda, ha
rilevato livelli sierici maggiori di TEQ nei casi rispetto
ai controlli. Tsukino et al. (14), invece, hanno trovato
che le pazienti con endometriosi avevano livelli più
bassi di TEQ, rispetto ai controlli. Nello studio di
Tsukino,(14) tuttavia, erano state incluse nel gruppo
di controllo anche pazienti con stadio I di endometrio-
si e donne infertili, mentre il gruppo di controllo nel-
lo studio di Heilier (13) era costituito solo da donne
sane senza infertilità o endometriosi. Queste differen-
ze nella selezione dei gruppi di controllo probabilmen-
te contribuiscono ad ottenere risultati differenti.
Molti studi hanno investigato sui possibili mecca-
nismi implicati nella relazione tra endometriosi e l’e-
sposizione a diossine e DL-PCB. Questi composti si
legano al recettore arilico (AhR), espresso sia sull’endo-
metrio che sulle cellule immunitarie, provocando la
stessa attività tossicologica. L ’affinità di legame e la po-
tenza tossica di ogni composto è espresso in relazione
alla sostanza più tossica del gruppo (il TCDD), defini-
to come il fattore di tossicità equivalente (TEF). La
concentrazione di una miscela di congeneri è espressa
in equivalenti di tossicità (TEQ), moltiplicando la
concentrazione analitica di ogni composto dal suo
TEF . Il TEQ di ogni singolo congenere viene poi som-
mato per ottenere il totale TEQ, che caratterizza la tos-
sicità globale della miscela.
I meccanismi coinvolti negli effetti dannosi di tali
composti sulla riproduzione sono ancora in corso di
valutazione. Il recettore arilico (AhR) media la mag-
gior parte degli effetti tossici delle “diossine” sulle fun-
zioni cellulari, e attiva diversi geni tra cui il citocromo
P450. L ’esposizione ad agonisti AhR può determinare
un processo simil-infiammatorio a livello dell’endo-
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M.G. Porpora e Coll.
metrio (18). Bruner-T ran et al. (12,19), hanno dimo-
strato che la TCDD innesca una risposta simil-infiam-
matoria come il modello di interazione cellula-cellula
nell’endometrio umano, che interferisce con la capa-
cità del progesterone di sopprimere la metalloprotei-
nasi di matrice (MMP) espressa nelle cellule epiteliali
e stromali. Il progesterone durante la fase secretiva del
ciclo mestruale determina una down-regulation della
MMP dell’endometrio, in modo che lo sfaldamento
dell’endometrio non si verifichi prima delle mestrua-
zioni.
In riferimento alla patogenesi più accreditata del
ruolo del reflusso di fluido mestruale nella cavità peri-
toneale durante la mestruazione, è probabile che in cir-
costanze normali il tessuto endometriale venga elimi-
nato dal sistema immunitario. Numerosi studi dimo-
strano che processi simil-infiammatori provocati da
sostanze tossiche diossina-simili possono interferire
con la normale fisiologia dell’endometrio e del sistema
immunitario. Questa condizione può consentire la
persistenza e lo sviluppo del tessuto endometriale al-
l’interno della cavità peritoneale (12,19).
Nei nostri studi abbiamo trovato un’associazione
significativa tra l’aumento dei livelli di alcuni PCB e la
presenza di endometriosi, mentre non abbiamo trova-
to alcuna differenza tra le concentrazioni nel sangue di
sostanze diossina-simili (PCDD, PCDF e dei 12 PCB
diossina-simili) nelle donne con diverse fasi della ma-
lattia (4,5). In uno studio sul rapporto tra POPs e si-
stema immunitario nelle donne con endometriosi, ab-
biamo osservato che livelli elevati di alcuni PCBs e del
p,p DDE sono associati al alterazioni della funziona-
lità delle natural killer (NK ) (20).
I risultati, spesso contrastanti, ottenuti nei diversi
studi possono essere la conseguenza di differenze nei
gruppi di controllo, dai metodi utilizzati per l’analisi
delle sostanze, del tipo di congeneri studiati e dai test
statistici utilizzati.
La selezione del gruppo di controllo è una possibi-
le fonte di errore in uno studio epidemiologico. Le
donne che vivono nella stessa zona devono essere re-
clutate sia come casi che come controlli, in modo che
entrambi i gruppi siano stati esposti in modo analogo
agli organoclorurati. Lo sviluppo di endometriosi co-
me fattore di co-morbidità nelle donne infertili può
confondere l’interpretazione dei risultati arruolando
soggetti infertili senza la malattia come controlli (14).
Un’altra potenziale fonte di errore è il metodo utilizza-
to per escludere la presenza di endometriosi nei con-
trolli, la laparoscopica rimane l’unico strumento dia-
gnostico affidabile per valutare la presenza o l’assenza
della malattia.
Nei due studi che hanno rilevato un legame tra l’e-
sposizione a PCB e endometriosi, la laparoscopia è sta-
ta eseguita in entrambi i gruppi per confermare o
escludere la presenza della malattia (5,21).
L ’allattamento è una importante via di escrezione
dei PCB, che porta ad una significativa riduzione del
carico corporeo di composti organoclorurati. Per evita-
re il fattore confondente dell’allattamento al seno, so-
lo le donne nullipare o che non abbiano mai allattato
devono essere arruolate (5,22).
Inoltre, anche il tipo di endometriosi può influen-
zare i risultati. Heilier et al. (13) hanno trovato che le
concentrazioni di PCB e composti diossina-simili nel
siero sono stati associati a un rischio significativamen-
te maggiore di sviluppare noduli del setto retto-vagina-
le, mentre il rischio di sviluppare l’endometriosi peri-
toneale non è risultato statisticamente significativo.
Gli Autori hanno quindi suggerito che gli organoclo-
rurati possono causare lo sviluppo di endometriosi
profonda. Gli studi futuri dovrebbero prendere in con-
siderazione l’endometriosi peritoneale e i noduli di en-
dometriosi profonda come entità distinte, al fine di va-
lutare il possibile contributo eziologico degli organo-
clorurati. Esiste un’ampia letteratura sull’interazione
tra fattori genetici ed ambientali nel determinismo di
diverse condizioni patologiche. Fattori genetici e am-
bientali possono contribuire alla insorgenza e alla pro-
gressione dell’endometriosi. È stato analizzato il ruolo
della presenza di mutazioni di alcuni geni, quali quel-
li responsabili della detossificazione come la glutatione
transferasi (GST), come fattore di rischio per endome-
triosi sia da soli che in associazione con l’esposizione a
PCBs. Vichi, et al. (6) hanno dimostrato che i poli-
morfismi GST di per sé non aumentano il rischio di
sviluppare l’endometriosi. T uttavia, una interazione
gene-ambiente è stata osservata per GSTP1 e genotipi
GSTM1 null modulando l’effetto dei PCBs.
Sono in corso studi volti a valutare se l’esposizione
in utero, nell’infanzia e durante la pubertà possa au-
mentare il rischio di sviluppare l’endometriosi nell’età
adulta.
In conclusione, gli studi eseguiti supportano l’ipo-
tesi che l’esposizione ad inquinanti organoclorurati
possa favorire la comparsa di endometriosi. I meccani-
smi coinvolti, tuttavia, non sono ancora chiari. Essi
possono agire come sostanze tossiche del sistema im-
munitario e/o interferenti endocrini, interferendo con
la sintesi degli estrogeni e/o con le risposte progestero-
ne-dipendenti. Sono necessari ulteriori studi sia nel-
l’uomo che negli animali per identificare i meccanismi
con i quali queste sostanze tossiche favoriscano lo svi-
luppo di endometriosi.
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Esposizione a inquinanti organoclorurati ed endometriosi: minireview
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M.G. Porpora e Coll.
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