L’Endocrinologo(2022)23:503–512
https://doi.org/10.1007/s40619-022-01155-9
RASSEGNA
Patologiemestrualiecontraccezione:principidipersonalizzazione
dellasceltaterapeutica
AlessandraGraziottin1,2,3 ·AngelaCuccarollo4 ·MassimoP.Franchi3 ·StefanoUccella3
Accettato:23maggio2022/Pubblicatoonline:18ottobre2022
©TheAuthor(s)2022
Sommario
Le patologie mestruali sono un problema di salute che affligge dal 5 all’80% delle donne, a seconda della specifica patologia
considerata e dei diversi studi. Sono rappresentate da alterazioni del ciclo mestruale (alterazioni del ritmo, della quantità e
della durata e dismenorrea) e disturbi extra-uterini correlati alla mestruazione, fra i quali rientrano anche le patologie in-
fiammatorie e autoimmunitarie con esacerbazione catameniale. La contraccezione ormonale offre alle donne non solo un
importante strumento per evitare gravidanze indesiderate, ma anche un’efficace opzione terapeutica nel trattamento delle
patologie mestruali. I contraccettivi ormonali si dividono in metodi a breve durata d’azione (SARCs), quali contraccettivo
orale estroprogestinico (COC), contraccettivo orale progestinico (POP), anello vaginale estroprogestinico e cerotto transder-
mico estroprogestinico, e metodi a lunga durata d’azione (LARCs), quali dispositivi intrauterini medicati al progesterone
e impianto sottocutaneo. La combinazione dell’estrogeno e del progestinico in essi contenuto, nonché i differenti dosaggi
e le vie di somministrazione, devono essere tenuti in considerazione nella personalizzazione del trattamento, sia al fine di
fornire a ogni donna la terapia più adeguata alle sue necessità e ai suoi disturbi, sia in funzione delle specifiche controindi-
cazioni. In questa rassegna analizziamo brevemente le diverse patologie mestruali, proponiamo una panoramica dei diversi
contraccettivi ormonali a oggi disponibili sul mercato e riassumiamo le controindicazioni al loro utilizzo.
Parolechiave Contraccezione ormonale · Patologie mestruali · Alterazioni del ciclo mestruale · Estrogeni · Progestinici ·
Estroprogestinici
Introduzione
Le patologie mestruali sono crescentemente diagnosticate
nelle donne. La “normalizzazione” dei disturbi mestruali nei
decenni passati ha purtroppo portato, da un lato, le donne a
riferire poco al medico i disturbi mestruali, a meno che non
si tratti di un ciclo francamente emorragico e, dall’altro, i
medici a dedicare ancora una modesta attenzione diagnosti-
ca e terapeutica ai disturbi stessi. Di conseguenza, una parte
importante della popolazione femminile convive con alte-
razioni del ciclo mestruale, che sono spesso la punta del-
l’iceberg di disendocrinie più importanti e che comporta-
no, comunque, comorbilità significative e persistenti, se non
tempestivamente diagnosticate e trattate.
I disturbi mestruali possono avere due eziologie princi-
pali: 1) disfunzionali/disendocrine, correlate a disturbi del-
l’asse ipotalamo-ipofisi-ovaie, a volte in risonanza con pa-
tologie di tipo tiroideo e/o di altre ghiandole endocrine; e 2)
organiche, dovute a fibromatosi uterina, polipi endometriali
e/o cervicali, iperplasie endometriali, tumori endometriali o
ovarici.
Questa rassegna si focalizza sui disturbi mestruali di tipo
disfunzionale e sulle opportunità terapeutiche offerte dalla
contraccezione ormonale, la quale offre alla donna una ri-
sposta pragmatica ai suoi disturbi garantendo, al contempo,
una perfetta efficacia contraccettiva.
Due sono le indicazioni principali della contraccezione
Proposto da A. Graziottin.
/LetterA. Graziottin
[email protected]
1 Centro di Ginecologia, Ospedale San Raffaele Resnati, Milano,
Italia
2 Fondazione Alessandra Graziottin per la cura del dolore nella
donna Onlus, Milano, Italia
3 Dipartimento di Scienze Chirurgiche Odontostomatologiche e
Materno-infantili, Università di Verona, Verona, Italia
4 Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia, Università
di Verona, Verona, Italia
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ormonale come opzione terapeutica: 1) le patologie me-
struali (alterazioni del ritmo, della durata e della quantità,
nonché dismenorrea); e 2) le patologie extra-mestruali con
esacerbazione catameniale.
La scelta del contraccettivo deve essere condivisa con la
donna, tenendo in considerazione:
- da un lato, le indicazioni terapeutiche e le possibili con-
troindicazioni;
- dall’altro, le preferenze della donna in termini di via di
somministrazione, regime terapeutico e caratteristiche del
contraccettivo, che il medico dovrebbe sempre aver cura
di spiegare.
Lepatologiemestruali
I disturbi mestruali sono rappresentati da:
- alterazioni del ciclo mestruale, in termini di ritmo, durata
e quantità, nonché dolore mestruale (dismenorrea);
- disturbi extra-uterini associati alla mestruazione, che in-
cludono le patologie catameniali.
Per ottimizzare la conversazione sulle diverse opzioni te-
rapeutiche verranno prima brevemente descritte, in modo
strutturato, le principali patologie mestruali.
Alterazionidelciclomestruale
Dal punto di vista clinico il ciclo mestruale è descritto da tre
parametri principali [1]:
- ritmo: intervallo tra il primo giorno di una mestruazione e
il primo giorno della successiva, definito normale fra 26 e
32 giorni (29 ± 3 giorni);
- durata: numero di giorni in cui è presente il sanguinamen-
to, normale fra 4 e 6 giorni (5 ± 1 giorni);
- quantità: volume complessivo di sangue perso nel cor-
so di una mestruazione, definito normale se di circa 40
mL/ciclo.
Ciascuno di questi parametri può deviare rispetto alla
norma, andando a caratterizzare una patologia mestruale.
Complessivamente dal 5 al 35% circa delle donne soffre
di irregolarità mestruali a seconda degli studi, con una va-
riabilità che dipende da età, BMI, stato di salute, grado
di istruzione, occupazione e stato socioeconomico, nonché
provenienza geografica della popolazione in studio [2–6].
Uno studio cinese pubblicato nel 2021 da Mao e collabo-
ratori ha analizzato i cicli mestruali di 156.055 donne di età
compresa fra i 14 e i 44 anni e ha rilevato una prevalenza di
irregolarità mestruali, definita come una variabilità fra i cicli
superiore a 7–9 giorni, pari al 36,41% [7].
Per quanto riguarda il ritmo, si parla di:
- oligomenorrea: cicli mestruali con intervallo superiore a
35 giorni o un numero di cicli/anno compreso fra 4 e 9
[8, 9];
- polimenorrea: cicli mestruali con intervallo inferiore a 21
giorni [1];
- amenorrea: assenza del ciclo mestruale, che può essere:
1. primaria, ossia la mancata comparsa del ciclo mestrua-
le;
2. secondaria, ossia l’interruzione del ciclo mestruale
precedentemente presente per un periodo di più di 3
mesi in pazienti con ciclo precedentemente regolare
per ritmo, o per più di 6 mesi in pazienti con ciclo in
precedenza irregolare [8].
Per quanto riguarda la quantità e la durata, si parla di:
- ipomenorrea, se il flusso è inferiore a 20 mL;
- ipermenorrea, se il flusso è superiore a 80 mL, quanti-
ficabile nella pratica clinica quotidiana come la necessi-
tà di cambiare più di 5 assorbenti o tamponi al giorno
[1, 10, 11];
- menorragia, se il flusso mestruale ha carattere emorragi-
co;
- metrorragia, se si ha una perdita ematica abbondante
nell’intervallo intermestruale;
- menometrorragia, se il flusso, oltre ad avere carattere
emorragico, persiste anche nel normale intervallo fra le
mestruazioni.
Dall’imponente mole di dati dello studio cinese sopra-
citato è emerso che l’8,2% delle donne soffriva di ipome-
norrea, il 17,72% di ipermenorrea, il 4,07% di amenorrea
secondaria [7].
Facendo riferimento alla popolazione italiana, da una
survey condotta nel 2021 da Alessandra Graziottin e col-
laboratori tramite il sito web VediamociChiara, e alla qua-
le hanno partecipato 6739 donne, è emerso che il 20%
delle donne italiane cambia più di 5 assorbenti o tamponi
al giorno, manifestando quindi cicli con caratteristiche di
ipermenorrea [12].
Va ricordato che cicli abbondanti si associano a disme-
norrea con un OR di 4,73 [ 13]. Pertanto, se una paziente
si presenta lamentando dismenorrea, va sempre indagata la
quantità e la durata del flusso mestruale.
Cicli abbondanti si associano, inoltre, ad anemia side-
ropenica, che a sua volta correla con un aumento del ri-
schio di depressione [ 14, 15]. Più in generale, studi anche
recenti hanno evidenziato una correlazione bidirezionale fra
irregolarità mestruali e sintomi depressivi [16, 17].
È quindi evidente quanto il ciclo mestruale irregolare e, in
particolare, il ciclo mestruale abbondante possano presenta-
re importanti comorbilità, che minano la salute della donna
a molteplici livelli.
Lo studio cinese citato rilevava una prevalenza di san-
guinamenti uterini anomali in età fertile, ossia di perdi-
te ematiche irregolari intermestruali, circa del 20% [ 7].
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I sanguinamenti uterini anomali ( abnormal uterine blee-
ding, AUB) in pazienti in età fertile non gravide sono stati
classificati in base all’eziopatogenesi dalla Federazione In-
ternazionale di Ginecologia e Ostetricia (FIGO), coniando
l’acronimo PALM-COEIN (Polyp, Adenomyosis, Leiomyo-
ma, Malignancy and Hyperplasia; Coagulopathy, Ovulato-
ry dysfunction, Endometrial, Iatrogenic, Not yet classified )
[18].
Infine, il 77,65% delle donne coinvolte nello studio di
Mao e colleghi soffriva di dismenorrea, percentuale che in
studi precedenti era stata stimata fra il 51 e l’80% [7, 19, 20].
Fra le donne che soffrivano di dismenorrea più del 40% pre-
sentava dismenorrea da moderata a severa, ma solo il 9,44%
del totale assumeva farmaci o si recava all’ospedale per tro-
vare una soluzione al proprio sintomo [ 7]. La proporzione
di pazienti dismenorroiche e la severità dei sintomi appariva
maggiore fra le ragazze di età inferiore a 18 anni [7]. Questi
dati fanno emergere con chiarezza come la dismenorrea sia
un problema di salute primario nella popolazione femminile,
e ancor più nella popolazione femminile di giovane età, che
risulta tuttavia troppo spesso misconosciuto e sottotrattato.
Disturbiextra-uteriniassociatiallamestruazione
Fra le patologie mestruali in senso lato rientrano anche tutti
i disturbi extra-uterini non direttamente riguardanti il flusso
mestruale, ma che trovano nella ciclicità ormonale e, specifi-
camente, nella fluttuazione premestruale di estradiolo e pro-
gesterone, un fattore trigger di esacerbazione. Tali patologie
includono: la sindrome premestruale e il disturbo disforico
della fase luteale tardiva, la cefalea catameniale, l’epilessia
catameniale, le patologie toraciche catameniali (pneumoto-
race, emotorace ed emottisi) [ 21], nonché i peggioramen-
ti catameniali delle più disparate patologie infiammatorie e
autoimmuni. Fra queste ricordiamo: l’asma allergica, la sin-
drome dell’intestino irritabile, la sindrome della vescica do-
lorosa, la vulvodinia e il dolore pelvico-cronico, l’artrite reu-
matoide, il lupus eritematoso sistemico, la sclerosi multipla
e la fibromialgia.
Il denominatore comune della vulnerabilità catameniale
di patologie così diverse è l’iperreattività del sistema im-
munitario. Un ruolo particolare è giocato dei mastociti, che
vengono iperattivati nelle situazioni di infiammazione croni-
ca. I mastociti presentano recettori per gli ormoni sessuali e
fisiologicamente degranulano quando il livello di estradiolo
e progesterone cade prima della mestruazione [22]. A livello
dello strato basale dell’endometrio la degranulazione sincro-
na dei mastociti e di altre cellule del sistema immunitario,
attivata dalla caduta dei livelli di estradiolo e progesterone,
è responsabile del distacco a stampo dell’endometrio stes-
so, che si traduce nell’epifenomeno mestruale [23]. Quando,
però, i mastociti sono iperattivi in altri distretti a causa di
patologie infiammatorie e/o autoimmuni, presentano anche
in tali sedi la medesima risposta immuno-endocrina, libe-
rando grandi quantità di citochine pro-infiammatorie e cau-
sando specifici peggioramenti catameniali della patologia
d’organo o sistemica già presente.
I sintomi catameniali, clamorosi nella mestruazione
spontanea, persistono, seppur attenuati, nella settimana che
tradizionalmente costituiva l’intervallo libero da ormoni fra
un blister contraccettivo e il successivo. All’introduzione
della pillola come metodo anticoncezionale l’intervallo me-
struale è stato considerato indispensabile perché la compar-
sa del sanguinamento potesse rassicurare la donna di non
essere in gravidanza. Oggi le donne sono però ben con-
sapevoli della sicurezza anticoncezionale della contracce-
zione ormonale: rinunciano, quindi, volentieri alla pseudo-
mestruazione in cambio di un netto guadagno sul fronte
della salute.
Con questa prospettiva assume particolare significato
la modulazione dell’intervallo libero da ormoni ( Hormone
Free Interval, HFI), ossia i giorni nei quali mensilmente non
viene assunta la contraccezione orale e si verifica il san-
guinamento da sospensione. Tradizionalmente, come detto,
questo intervallo era di 7 giorni, ma si è visto come una
sua riduzione a 4 o 2 giorni (o, ancor più, la sua comple-
ta eliminazione) possa ridurre significativamente i sintomi
catameniali e le esacerbazioni catameniali delle patologie
infiammatorie e autoimmuni, grazie al mantenimento di li-
velli ormonali stabili [24]. Per una trattazione dettagliata di
tali aspetti si rimanda alla lettura delle Rassegne dal tito-
lo Estrogeni e infiammazione , recentemente pubblicata su
questa Rivista, e Estrogeni, infiammazione e comorbilità,i n
programma per la pubblicazione.
Lacontraccezioneormonale
La contraccezione ormonale, reversibile per sua natura, si
articola in:
- metodi a breve durata d’azione ( Short Acting Reversi-
ble Contraceptives, SARCs), che richiedono assunzione
giornaliera, settimanale o mensile;
- metodi a lunga durata d’azione, che durano dai 3 ai 6 anni
(Long Acting Reversible Contraceptives, LARCs).
Nel testo a seguire verranno indicati solo i nomi dei
principi attivi. È disponibile in allegato una tavola sinot-
tica contenente i nomi commerciali dei farmaci citati, per
semplificare l’utilizzo clinico delle informazioni presentate.
I LARCs comprendono:
- i dispositivi intrauterini (IUD) medicati con progestinico
levonorgestrel (LNG), di durata triennale, quinquennale o
sessennale;
- l’impianto sottocutaneo contenente etonogestrel (ETN),
di durata triennale;
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Box1 BMI ed efficacia contraccettiva
Considerato il crescente aumento di pazienti sovrappeso e obese, il clinico deve interrogarsi circa l’efficacia e la sicurezza contraccettiva di
ciascun metodo in relazione al BMI della donna.
Le evidenze disponibili suggeriscono che l’efficacia dei dispositivi intrauterini, dell’impianto sottocutaneo e della POP non sia influenzata
dal BMI e che tali metodi anticoncezionali siano sicuri in pazienti sovrappeso e obese [27, 28].
Per quanto riguarda i contraccettivi ormonali combinati, la maggior parte delle evidenze indica che l’efficacia non è condizionata dal BMI
per quanto riguarda le formulazioni orali e l’anello vaginale [ 27], mentre un limitato numero di evidenze suggerisce una possibile riduzione
dell’efficacia del cerotto transdermico in pazienti con peso superiore a 90 chilogrammi [27].
Ad ogni modo, in caso di assunzione di terapia estroprogestinica, la donna dovrebbe essere informata che il rischio di trombosi aumenta
all’aumentare del BMI e che, nel caso di BMI ≥35, i rischi generalmente superano i benefici [27].
Per quanto riguarda la contraccezione d’emergenza la spirale al rame è il metodo più efficace e non risulta influenzata dal BMI. La con-
traccezione d’emergenza per via orale può, viceversa, risultare meno efficace in relazione al peso e al BMI. In particolare, levonorgestrel
1,5 mg in monosomministrazione può essere meno efficace in donne con BMI >26 o peso >70 kg. È stata suggerita la possibilità di rad-
doppiare la dose, assumendo 3 mg in monosomministrazione, ma le evidenze scientifiche non sono conclusive. Ulipristal acetato 30 mg in
monosomministrazione può avere ridotta efficacia in donne con BMI >3 0op e s o>85 kg [27].
Bisogna inoltre avvertire la donna che l’utilizzo di farmaci utilizzati talvolta per il trattamento dell’obesità, che inducono diarrea e/o vomito
(es. orlistat, lassativi, ecc.), e la chirurgia bariatrica malassorbitiva, possono ridurre l’efficacia dei contraccettivi orali, mentre non sembr ano
avere effetto sui contraccettivi non orali [27].
- le iniezioni di medrossiprogesterone acetato ogni 12 set-
timane, off-label in Italia.
I dispositivi intrauterini medicati con levonorgestrel di
durata quinquennale trovano indicazione terapeutica in pa-
zienti con cicli menometrorragici, diversamente dagli al-
tri disponibili in commercio che hanno mera indicazione
contraccettiva.
Dal foglio illustrativo, l’impianto sottocutaneo all’etono-
gestrel è indicato per donne di età compresa tra i 18 e i
40 anni. La donna deve essere avvertita che potrebbe os-
servare cambiamenti del flusso mestruale in termini di fre-
quenza (assente, meno o più frequente, o continuo), intensità
(ridotta o raramente aumentata) e/o durata.
I SARCs comprendono la pillola combinata estro-pro-
gestinica (Combined Oral Contraceptive , COC), la pillola
con solo progestinico ( Progesterone Only Pill ,P O P ) ,l ’ a -
nello vaginale estro-progestinico (etonogestrel/etinilestra-
diolo a vari dosaggi) e il cerotto transdermico con estro-
progestinico (norelgestromina 6 mg/etinilestradiolo 600 µg).
La via di somministrazione del contraccettivo ne condi-
ziona l’assorbimento. L’assorbimento dei contraccettivi or-
monali per via orale dipende dalla rapidità del passaggio in-
testinale, risultando ridotta in pazienti con alvo diarroico o
alterno. Inoltre nell’assorbimento intestinale gioca un ruo-
lo fondamentale l’estroboloma [ 21, 25, 26]. La via orale è
quindi la più vulnerabile a fluttuazioni dei livelli plasmatici
degli ormoni contenuti nella contraccezione ormonale: tut-
tavia, nessuno dei foglietti illustrativi di questi farmaci fa
riferimento a tale evenienza. Le vie transdermica e transva-
ginale, by-passando il circolo enteroepatico, permettono il
mantenimento di livelli plasmatici più costanti.
L’indice di Pearl è la misura dell’efficacia di un meto-
do contraccettivo, ossia il numero di gravidanze insorte du-
rante l’utilizzo del metodo. Esiste un’importante discrepan-
za tra l’efficacia teorica rilevata negli studi (99,1–99,9%) e
l’efficacia reale della terapia estroprogestinica orale (95%),
giustificata non solo da possibili dimenticanze di assunzio-
ne, ma anche da altri fattori che possono influire sui livelli
plasmatici dei principi attivi, quali: limitazioni all’assorbi-
mento intestinale dovute ad alvo diarroico o vomito (spon-
tanei o auto-indotti), influenza del BMI (Box 1), contempo-
ranea assunzione di altri farmaci o di fitoterapici, ridotto as-
sorbimento intestinale e minore riassorbimento nel circolo
enteroepatico per alterazioni dell’estroboloma, la parte del
microbioma che metabolizza gli estrogeni.
Composizionedeicontraccettiviormonali:
componenteestrogenica
La componente estrogenica dei contraccettivi combinati è
scelta fra uno dei seguenti principi attivi:
- etinilestradiolo (EE);
- estradiolo (E2) o estradiolo valerato (E2V), sostanzial-
mente identici dal punto di vista farmacocinetico e far-
macodinamico, nonché dell’impiego clinico;
- estetrolo (E4).
L’etinilestradiolo ha rappresentato per oltre 50 anni l’u-
nica opzione disponibile. Solo nel 2009 sono state introdotte
in commercio pillole a base di estradiolo e, successivamen-
te, di estradiolo valerato, che hanno dimostrato di avere mi-
nor impatto sull’assetto emocoagulativo rispetto all’etinile-
stradiolo [29, 30]. L’estradiolo, venendo riconosciuto come
estrogeno naturale, contrariamente all’etinilestradiolo, vie-
ne catabolizzato nel fegato a estrone (E1) ed estriolo (E3).
Inoltre, ha un minor impatto sulla pressione arteriosa, dal
momento che rispetto all’etinilestradiolo induce una minor
sintesi epatica di angiotensinogeno [31].
L’aumento dei livelli circolanti di Sex Hormone Binding
Globulin (SHBG) indotto dall’assunzione di etinilestradio-
lo è significativamente maggiore rispetto a quanto si osser-
L’Endocrinologo(2022)23:503–512 507
va con estradiolo valerato. SHBG lega il testosterone, sot-
traendolo al legame con i recettori degli androgeni. Un suo
aumento porta, quindi, a una serie di effetti da “carenza an-
drogenica”, fra cui la riduzione del desiderio sessuale. Tale
differenza è stata inizialmente notata in uno studio di con-
fronto condotto in Germania fra terapia con etinilestradio-
lo/levonorgestrel versus estradiolo valerato/dienogest [ 30].
Va notato, tuttavia, che la minor inibizione della libido con
quest’ultima combinazione farmacologica non è ascrivibi-
le unicamente al minor incremento dei livelli plasmatici di
SHBG, ma anche a:
- minor effetto antagonista del dienogest rispetto al levo-
norgestrel nei confronti dell’estradiolo a livello vaginale;
- importante riduzione della sintomatologia catameniale,
con miglioramento del benessere generale della donna,
grazie alla formulazione 26 + 2 (26 giorni di terapia +
2 giorni di placebo) rispetto alla somministrazione di 21
giorni (+ eventualmente 7 di placebo) che caratterizza le
pillole a base di etinilestradiolo/levonorgestrel;
- riduzione della quantità dei flussi mestruali (tenuto conto
che estradiolo valerato/dienogest è l’unica combinazione
in commercio esplicitamente approvata per il trattamen-
to del flusso mestruale abbondante in pazienti che desi-
derino contraccezione orale) con conseguente riduzione
del rischio di anemia che, come noto, si associa a di-
sturbi depressivi, causa a loro volta di calo del desiderio
sessuale.
Nel 2021 è stata approvata la commercializzazione in
Italia di una pillola a base di estetrolo monoidrato 14,2
mg e drospirenone 3 mg per compressa. L’azione anti-
proliferativa selettiva sul tessuto mammario espletata dal-
l’estetrolo rende l’utilizzo di tale ormone di grande inte-
resse sia per la contraccezione sia per la terapia ormonale
sostitutiva.
Per maggiori dettagli in merito alle caratteristiche speci-
fiche dei diversi estrogeni si rimanda alla già citata Rassegna
dal titolo Estrogeni e infiammazione.
Composizionedeicontraccettiviormonali:
componenteprogestinica
I progestinici rappresentano l’unico principio attivo nella
POP, come pure nelle spirali medicate al progesterone e
nell’impianto sottocutaneo, mentre sono combinati ai di-
versi estrogeni nelle diverse formulazioni di contraccettivi
combinati (COC).
La scelta del progestinico dovrebbe tenere conto di:
- origine dei diversi progestinici. Essi possono derivare da:
• progesterone naturale (P): sono i pregnani, a 21 atomi
di carbonio;
• 19-nortestosterone, con 19 atomi di carbonio: oltre al-
l’affinità per il recettore progestinico mostrano varia
attività agonista verso il recettore androgenico, con
effetto protettivo sulla libido;
• spironolattone e suoi derivati (drospirenone): progesti-
nici con spiccata attività anti-mineralcorticoide e anti-
androgenica che, quindi, rappresentano la prima scelta
terapeutica in caso di iperandrogenismo;
- modulazione della sintesi epatica di SHBG, in sinergia
con il tipo di estrogeno [32];
- affinità di legame con SHBG: maggiore è l’affinità di le-
game, maggiore è la capacità del progestinico di scalzare
il testosterone dal legame con la globulina, aumentandone
la quota libera (ad esempio, il levonorgestrel ha una for-
te affinità di legame con SHGB e risulta pertanto il gold
standard nella tutela della sessualità, mentre risulta con-
troindicato nel trattamento di quadri iperandrogenici quali
acne e irsutismo) [32];
- dosi efficaci per:
• inibizione dell’ovulazione,
• trasformazione dell’endometrio da proliferativo a se-
cretivo;
- indice uterotopico: rapporto fra le dosi efficaci appena
citate, espresso in percentuale.
Un contraccettivo unicamente progestinico, per essere af-
fidabile, dovrà contenere una molecola con bassa dose di ini-
bizione dell’ovulazione. Fondamentale risulta, invece, la do-
se di trasformazione nel caso in cui sia necessario un buon
controllo endometriale, quindi in pazienti in cui la terapia
progestinica o estroprogestinica sia utilizzata per controllare
menometrorragie.
Ai fini della personalizzazione della terapia contraccetti-
va ormonale (Box 2) è essenziale notare che tutti i progesti-
nici legano i recettori del progesterone, mentre si differen-
ziano fra loro per la specificità del legame ai recettori degli
estrogeni, degli androgeni, dei glucocorticoidi e dei mine-
ralcorticoidi (Tabella1). Inoltre, nel legame a tali recettori la
specifica molecola può avere funzione agonista, antagonista
o neutra.
Ad esempio, se ci troviamo dinnanzi a una paziente con
iperandrogenismo (clinico o biochimico), come può essere
una paziente con sindrome dell’ovaio policistico, risulta par-
ticolarmente appropriato scegliere un progestinico con spic-
cata attività anti-androgenica. Il progestinico con il massimo
effetto antagonista sui recettori androgenici è il ciproterone
acetato (CPA), seguito dal dienogest (DNG, 40% dell’attivi-
tà del CPA), dal drospirenone (DRSP, 30% dell’attività del
CPA) e dal clormadinone acetato (CMA, 20% dell’attività
del CPA) [33].
508 L’Endocrinologo(2022)23:503–512
Box2 Principi di personalizzazione della terapia contraccettiva combinata
- Tipo di estrogeno (etinilestradiolo, estradiolo, estradiolo valerato, estrone)
- Dosaggio dell’estrogeno, da valutarsi in base a:
• peso della paziente;
• assunzione concomitante di altre terapie (ad esempio farmaci per l’epilessia, che possano accelerarne il metabolismo, o farmaci che
possono rallentarne il metabolismo)
- Tipo e dosaggio del progestinico
- Via di somministrazione:
• via orale che, come detto, è influenzata dalla velocità del transito intestinale, dal vomito, dalle interazioni con l’estroboloma, dal
metabolismo epatico di primo passaggio;
• via transdermica, che può essere influenzata dal peso superiore a 90 kg o può risultare poco confortevole in pazienti che pratichino intensa
attività sportiva;
• via transvaginale.
Si noti che il primo segnale di inadeguatezza dei dosaggi ormonali plasmatici per un’efficace contraccezione è rappresentato dallo spotting
(dall’inglese to spot, macchiare). In caso di spotting andrebbe, pertanto, utilizzato un altro metodo anticoncezionale (solitamente il condom)
fino al termine della confezione e durante l’intervallo.
Tabella1 Caratteristiche dei progestinici: affinità di legame per i recet-
tori del progesterone (PR), degli androgeni (AR), dei glucocorticoidi
(GR) e dei mineralcorticoidi (MR); dose di inibizione dell’ovulazio-
ne; dose di trasformazione; indice uterotopico [ 36]. Modificato da A.
Cuccarollo. +, agonista; -, antagonista
PR AR GR MR Dose di inibizione
dell’ovulazione in
mg/die per os
Dose di
trasformazione
in mg/die
Indice
uterotopico
Progesterone (P) 50 (+) 0 10 (+) 100 (-) 300 150 7,1%
Clormadinone acetato (CMA) 67 (+) 5 (- -) 8 (+) 0 1,5–2,0 0,7–1,1 6,7–7,5%
Ciproterone acetato (CPA) 90 (+) 6 (- -) 8 (+) 8 1 0,7 5%
Nomegestrolo acetato (NOMAc) 125 (+) 6 6 0 5 3,6 5%
Drospirenone (DRSP) 35 (+) 65 (- -) 6 230 (- -) 2 1,9 4%
Levonorgestrel (LNG) 150 (+) 45 (+) 1 75 0,05 0,2 0,8%
Desogestrel (DSG) 150 (+) 20 14 0 0,06 0,07 3%
Etonogestrel (ETN)
Gestodene (GSD) 90 (+) 85 27 (+) 290 (-) 0,03 0,1 1%
Dienogest (DNG) 5 (+) 10 (- -) 1 0 1 0,2 16,7%
Controindicazioniallaterapia
estro-progestinicaeprogestinica
Nel 1996 la WHO ha promulgato un documento dal tito-
lo Medical eligibility criteria (MEC) for contraceptive use,
giunto nel 2015 alla sua quinta edizione [ 34]. I MEC del-
la WHO sono stati adattati da alcune Società Scientifiche
nazionali, come la società inglese (UK-MEC) e la società
statunitense (US-MEC) [14, 35].
In Italia, la Fondazione Confalonieri Ragonese ha pub-
blicato nell’agosto 2019 le Raccomandazioni sull’utilizzo
appropriato della contraccezione ormonale, che confronta-
no e riassumono le controindicazioni precedentemente evi-
denziate dai MEC e da UK-MEC e US-MEC (Tabella 2)
[36].
Oltre a quanto elencato in Tabella2, va ricordato che l’as-
sunzione della terapia estro-progestinica deve essere sospesa
almeno quattro settimane prima di un intervento chirurgico
maggiore programmato.
In ogni donna che richieda contraccezione ormonale van-
no indagati eventuali fattori di rischio, in particolare: pre-
gressi episodio trombotici o familiarità per tromboembo-
lismo, trombofilie note, diabete mellito di tipo I, fumo,
emicrania con aura (Box 3).
In sintesi, i benefici, sia contraccettivi che extra-contrac-
cettivi, legati all’uso di COC superano significativamente,
nella maggior parte delle donne, le preoccupazioni legate
all’aumentato rischio tromboembolico. L’AIFA ha pubbli-
cato a gennaio 2019 una Nota informativa importante sui
contraccettivi ormonali combinati , contenente precisazioni
in merito al rischio tromboembolico. Tale nota è corredata
da una lista di controllo che andrebbe utilizzata al momen-
to della prescrizione e di ciascun successivo controllo per
valutare il rischio tromboembolico.
Per quanto riguarda i contraccettivi con solo progestinico
le controindicazioni sono elencate in Tabella 3 e 4, secon-
do il medesimo sistema di classificazione del rischio visto
sopra.
L’Endocrinologo(2022)23:503–512 509
Tabella 2 Controindicazioni all’uso della terapia estroprogestinica
[36]. Modificato da A. Cuccarollo. 2, casi in cui la COC può general-
mente essere usata; 3, casi in cui la COC non è raccomandata, salvo
situazioni in cui non siano disponibili metodi alternativi e la gravidan-
za costituisca un rischio per la salute della donna; 4, casi in cui la COC
è assolutamente controindicata. Viene fatto un distinguo fra l’inizio
della terapia estroprogestinica (I ) e la sua continuazione ( C), nei casi
in cui il fattore di rischio insorga o venga rilevato quando l’assunzione
è già in atto
WHO MEC (2015) US-MEC (2016) UK-MEC (2016)
Ipertensione arteriosa ≥160/100 mmHg o con danno d’organo 4 4 4
Cardiopatia ischemica/dilatativa, valvulopatia complicata 4 4 4
Stroke in atto o pregresso 4 4 4
TVP o EP (in atto o pregressa o in terapia anticoagulante) 4 4 4
Mutazioni trombofiliche note 4 4 4
Diabete, da più di 20 anni o con compromissione d’organo 3–4 3–4 3
Fumo >15 sigarette/die in donne di età >35 anni 3–4 4 4
Multipli fattori di rischio cardiovascolare 3–4 3–4 3
Emicrania con aura 4 4 3–4
Emicrania senza aura in donne >35 anni 3I 4C 2 ? 2I 3C
Chirurgia maggiore con immobilizzazione prolungata 4 4 4
Neoplasia mammaria maligna attuale o pregressa <5 anni 4 4 4
Neoplasia epatica maligna, adenoma o epatocarcinoma 4 4 4
Epatite virale acuta 3-4I 2C 3-4I 2 C 3I 2C
Cirrosi epatica scompensata 4 4 4
Trapianto d’organo complicato 4 3
LES con Ab antifosfolipidi + o sconosciuti 4 4 4
Allattamento <6 settimane dal parto 4 2–3 4
<21 giorni dal parto 3–4 4 3–4
Neoplasia endometriale 4I 2C 4I 2C 4I 2C
Box3 Emicrania e cefalea catameniale
Il mal di testa è un sintomo molto comune, che solo raramente sottende una patologia severa. La cefalea catameniale include tutte le forme
temporalmente correlate con il flusso mestruale, precedendolo di poco o verificandosi in contemporanea, a causa del crollo dei livelli estroge-
nici [21]. Pertanto, la cefalea catameniale rappresenta indicazione terapeutica per la contraccezione ormonale, ancor più se con breve o nullo
Hormone Free Interval.
Al contrario l’emicrania con aura, e l’emicrania senz’aura in pazienti di età superiore a 35 anni, è una controindicazione assoluta
all’assunzione di terapia estro-progestinica dal momento che è un fattore di aumentato rischio per stroke.
Tabella3 Controindicazioni
all’uso della terapia
contraccettiva solo progestinica
orale [36]. Modificato da A.
Cuccarollo. *Solo per la
continuazione, se l’emicrania
con sintomi focali esordisce
durante l’utilizzo del
contraccettivo; per le donne
affette da emicrania con aura
l’inizio di una contraccezione
con solo progestinico è in
classe 2
Classe di rischio
Tromboembolie in atto 3
Cardiopatia ischemica/stroke 3C
LES con Ab antifosfolipidi + 3
Emicrania con aura 3C*
Tumori della mammella 3–4
Diabete con vascolopatia o danno d’organo 3 (solo per MAP)
Ipertensione arteriosa 3 (solo per MAP)
Cirrosi scompensata 3
Adenoma epatocellulare o epatoma 3
Sanguinamenti vaginali ndd 3 (solo per MSP e impianti)
In caso di anamnesi familiare positiva per eventi trombo-
embolici non vi è controindicazione all’uso di contraccezio-
ne progestinica. Inoltre, per quanto riguarda le spirali me-
dicate al progesterone, la prevalente azione locale rende il
510 L’Endocrinologo(2022)23:503–512
Tabella4 Controindicazioni
all’uso dei dispositivi
intrauterini medicati al
progesterone [36]. Modificato
da A. Cuccarollo
Classe di rischio
Sepsi post-partum 4
Aborto settico 4
Mola vescicolare con b-HCG persistentemente elevato 4I 2C
PID 4I 2C
Cervicite purulenta o infezione da chlamydia 4I 2C
Schistosomiasi pelvica 4I 2C
Sanguinamento vaginale ndd 4I 2C
Neoplasia della portio o dell’endometrio 4I 2C
Neoplasia mammaria 4
Tabella5 Criteri medici di eleggibilità inglesi (UK-MEC) per la contraccezione in base al BMI della donna [27]. Modificato da A. Cuccarollo
BMI BMI è il solo fattore
di rischio
BMI + altri fattori di
rischio cardiovascolare
Storia di chirurgia
bariatrica
COC, anello vaginale, cerotto
transdermico (estro-progestinici)
30–34 2 3 2
≥35 3 3 3
POP ≥30 1 2 1
Impianto al progesterone ≥30 1 2 1
Spirale medicata al Levonorgestrel ≥30 1 2 1
Spirale al rame ≥30 1 1 1
Box4 Valutazione medica per la prescrizione della terapia contraccettiva:tips and tricks
- Raccogliere un’accurata anamnesi personale e familiare per individuare l’esistenza di controindicazioni
- In assenza di fattori di rischio personali o familiari NON vi è indicazione a eseguire esami ematochimici preliminari alla prescrizione di
terapia contraccettiva. Lo screening emocoagulativo è invece indicato qualora si desideri prescrivere terapia estroprogestinica a una paziente
con familiarità per eventi tromboembolici
- Valutare la presenza di fattori di rischio: età >35 anni, obesità, abitudine al fumo, consumo di alcol o di sostanze stupefacenti
- Misurare la pressione arteriosa per escludere ipertensione misconosciuta
- Porre attenzione al peso della paziente, sia come fattore di rischio sia per la valutazione dell’adeguatezza della dose ormonale
- Escludere la presenza di sanguinamenti uterini anomali (AUB) non indagati
- Prima di inserire un dispositivo intrauterino escludere fattori di rischio infettivi e malformazioni uterine
- Valutare, alla prima visita e alle successive, comportamenti a rischio messi in atto dalla paziente, ma non sempre facilmente rilevabili, quali:
utilizzo smodato e non clinicamente indicato di lassativi (accelerazione del transito intestinale con riduzione dell’efficacia contraccettiva)
o diuretici (disidratazione con rischio trombotico da policitemia); assunzione di fitoterapici che possono interferire con il metabolismo
ormonale; disturbi alimentari; ecc.
rischio di trombosi venosa profonda estremamente basso.
Tornando alla relazione fra terapia contraccettiva e BMI
essa si gioca non solo in relazione all’efficacia, come trattato
nel Box 1, ma anche in relazione alla sicurezza, secondo i
criteri di eleggibilità riportati in Tabella 5.
Nel Box 4 sono elencati i principali aspetti ai quali pre-
stare attenzione al momento della prescrizione di terapia
contraccettiva ormonale.
Conclusioni
In questa Rassegna si sono analizzate le varie formulazioni
di contraccezione ormonale ad oggi disponibili sul mercato,
prestando attenzione alle specifiche controindicazioni.
Dal punto di vista terapeutico la contraccezione ormonale
gioca un ruolo importante nelle patologie mestruali propria-
mente dette regolarizzando ritmo, durata e quantità del ciclo
mestruale.
Inoltre, la contraccezione ormonale può essere utilizzata
nella terapia delle patologie extra-uterine correlate alla me-
struazione, nonché dei disordini infiammatori e autoimmu-
nitari con esacerbazione o progressione catameniale.
Informazioni Supplementari La versione online contiene materia-
le supplementare disponibile su https://doi.org/10.1007/s40619-022-
01155-9.
FundingNote Open access funding provided by Università degli Studi
di Verona within the CRUI-CARE Agreement.
L’Endocrinologo(2022)23:503–512 511
Dichiarazionietiche
Conflittodiinteresse Gli autori Alessandra Graziottin, Angela Cucca-
rollo, Massimo P. Franchi e Stefano Uccella dichiarano di non avere
conflitti di interesse.
Consenso informato Lo studio presentato in questo articolo non ha
richiesto sperimentazione umana.
Studi sugli animaliGli autori di questo articolo non hanno eseguito
studi sugli animali.
OpenAccess This article is licensed under a Creative Commons Attri-
bution 4.0 International License, which permits use, sharing, adapta-
tion, distribution and reproduction in any medium or format, as long
as you give appropriate credit to the original author(s) and the source,
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ges were made. The images or other third party material in this article
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need to obtain permission directly from the copyright holder. To view
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0/.
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