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Giorn. It. Ost. Gin. Vol. XXVII - n. 9
Settembre 2005
Endometriosi e dolore pelvico:
il ruolo del ginecologo
M.G. PORPORA, A. FERRO, D. PALLANTE, E.V. COSMI
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L’endometriosi è una patologia benigna che fre-
quentemente si associa a dolore pelvico cronico.
La prevalenza della sintomatologia dolorosa varia
nelle diverse statistiche: il 2-43% delle donne sono asin-
tomatiche, il 30-90% lamentano dismenorrea, il 26-
60% dolore pelvico cronico (DPC), il 16- 45% dispa-
reunia profonda, meno frequentemente stranguria,
dolore alla defecazione o in altra sede (1). Il 45-70%
delle adolescenti sottoposte a laparoscopia per dolore
pelvico cronico è affetta da endometriosi (2).
Alla luce di tutte le possibili cause “ginecologiche e
“non ginecologiche” in grado di determinare dolore
pelvico, come si può stabilire la responsabilità
dell’endometriosi nel determinismo della sintomatolo-
gia?
Si possono infatti distinguere due grandi gruppi di
cause del DPC: non ginecologiche e ginecologiche. Tra
le prime le più frequenti sono le alterazioni organiche e
funzionali del sistema gastrointestinale (50-80% dei
casi), le affezioni neurologiche e muscolo-scheletriche
(30-70%) e le patologie urinarie (5%). Le cause gineco-
logiche includono l’endometriosi ovarica e/o perito-
neale, le aderenze pelviche, la malattia infiammatoria
pelvica subacuta e cronica, il pregresso taglio cesareo,
l’adenomiosi, il varicocele pelvico, le neoplasie maligne,
meno frequentemente i miomi uterini, le malformazio-
ni mulleriane, la gravidanza ectopica cronica, le masse
ovariche, la presenza di dispositivi intrauterini, le steno-
si cervicali e la retroversione uterina (3).
Il dolore pelvico cronico, a causa delle molteplici
cause che lo determinano, necessita quindi di un
approccio multidisciplinare.
La diagnosi nella paziente con dolore pelvico richie-
de un’accurata anamnesi comprensiva della storia fami-
liare, con particolare attenzione alla storia ginecologica
e ostetrica, alla vita sessuale, alle caratteristiche del dolo-
re e alle eventuali associazioni con altri sintomi. Le
informazioni ottenute e l’esame obiettivo indirizzeran-
no i successivi accertamenti. Solo quando è verosimile
una causa ginecologica suscettibile di una terapia chi-
rurgica è opportuno eseguire una laparoscopia. Nella
nostra esperienza su 280 donne inviate al nostro ambu-
latorio per dolore pelvico, solo il 56,7% avevano una
patologia ginecologica. Complessivamente l’endome-
triosi è stata confermata nel 40% dei casi, seguita dalla
patologia gastrointestinale presente nel 22% delle
pazienti, ma il dato più importante è stata la contempo-
ranea presenza di più patologie nel 18% delle donne.
Quando l’endometriosi si trova in associazione con
altre patologie si possono verificare diverse condizioni:
il dolore è causato dall’endometriosi, il dolore è causato
da entrambi i fattori, il dolore è causato solo dalle altre
malattie e la presenza della malattia è accidentale. È
importante valutare quindi il ruolo causale dell’endo-
metriosi per evitarne sia l’“under” che l’“over treatment”.
Inoltre, sono ancora oggetto di studio i meccanismi
che provocano il dolore nelle donne con endometriosi
ed i rapporti tra la presenza, l’intensità ed il tipo di sin-
tomatologia e i diversi tipi e localizzazioni delle lesioni.
Nella genesi del dolore da endometriosi possono
essere coinvolti diversi meccanismi quali l’infiammazio-
ne peritoneale, l’infiltrazione dei nervi, il danno tessuta-
le, il rilascio di mediatori chimici del dolore, la forma-
zione di aderenze e la rottura dell’endometrioma che
provoca un dolore acuto. Dati discordanti sono stati
riportati sul ruolo delle prostaglandine e di altri media-
tori dell’infiammazione, del tipo di lesioni peritoneali,
dello stadio, della presenza e dimensioni dell’endome-
trioma o di eventuali fattori psicologici.
Vercellini nel 1996 aveva ipotizzato che le lesioni
“rosse” fossero responsabili di una sintomatologia di
tipo funzionale come la dismenorrea mentre quelle
bianche fossero responsabili della dispareunia o del
DPC (4). Successivamente, Muziì non ha confermato le
ipotesi di Vercellini ma ha dimostrato come la frequen-
za e la severità della dismenorrea e della dispareunia
fossero minori nelle pazienti con endometrioma ovari-
co rispetto a quelle con lesioni in altre sedi (5).
Altri autori, invece, hanno riportato un’associazione
significativa tra gli endometriomi ovarici, la dismenor-
rea e il dolore pelvico (6). Il dato più evidente in lettera-
Università degli Studi “La Sapienza” di Roma
Dipartimento di Scienze Ginecologiche
Perinatologia e Puericultura
© Copyright 2005, CIC Edizioni Internazionali, Roma
Endometriosi e dolore pelvico: il ruolo del ginecologo
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tura è l’associazione tra l’intensità del dolore e la presen-
za di endometriosi profonda (lesione che infiltra per
una profondità superiore a 5 mm di spessore).
Nel 1999 abbiamo pubblicato uno studio condotto
su 90 pazienti che presentavano dolore pelvico cronico
e sottoposte a laparoscopia per endometriosi, allo
scopo di valutare le eventuali correlazioni tra l’endome-
triosi e il dolore.
In queste pazienti il sintomo più frequente era la
dismenorrea, presente nell’80% di esse, seguito dal
DPC (61,1%) e dalla dispareunia profonda (43,3%). Il
DPC era correlato sia alla dismenorrea che alla dispa-
reunia profonda, mentre non c’era nessun rapporto tra
la presenza di quest’ultimo sintomo e la dismenorrea;
ciò indica che, evidentemente, i meccanismi responsa-
bili di questi 2 tipi di dolore devono essere almeno in
parte diversi. Abbiamo trovato inoltre un’associazione
significativa tra la presenza e l’estensione delle aderenze
annessiali e la dismenorrea e il DPC, mentre l’endome-
triosi profonda, localizzata sui legamenti utero-sacrali
era correlata con dispareunia profonda ed il DPC. Gli
endometriomi ovarici di per sé non sembrano influen-
zare la sintomatologia, tuttavia, poiché si associano alla
presenza di aderenze, all’analisi multivariata questi ulti-
mi sono fattori di rischio per il dolore (7). Non abbiamo
riscontrato invece alcuna associazione tra lo stadio della
malattia, secondo la classificazione dell’American Fertility
Society (rAFS) e la sintomatologia; ma quando la malattia
è stata classificata secondo la stadiazione di Louvain
(Louvain AFS stage) (8), che include un V stadio in pre-
senza di endometriosi profonda senza endometriomi
ovarici e un VI stadio quando sono presenti sia l’endo-
metriosi profonda che endometriomi ovarici, l’associa-
zione risulta essere significativa. L’endometriosi
profonda, le aderenze pelviche e gli endometriomi ova-
rici sono, quindi, fattori predittivi indipendenti di dolo-
re pelvico e determinante era la loro associazione.
Recentemente Fauconnier ha dimostrato l’impor-
tanza della sede delle lesioni profonde nel determinare
dispareunia, dismenorrea e dolore pelvico cronico. In
particolare è emerso che le donne che presentavano
lesioni a carico dei legamenti utero sacrali manifestava-
no più frequentemente dispareunia; coloro che presen-
tavano lesioni intestinali lamentavano DPC; mentre,
coloro che avevano il Douglas occluso da aderenze
mostravano una marcata dismenorrea (9).
Non essendoci dati univoci sui meccanismi eziopa-
togenetici dell’endometriosi e del dolore ad essa corre-
lato, risulta difficile stabilire una terapia medica e/o chi-
rurgica in grado di risolvere in maniera definitiva la
malattia. Le terapie, comunque, possono essere utili
nell’alleviare e, talvolta, risolvere la sintomatologia,
favorire la fertilità, ridurre l’estensione dei focolai e
ripristinare l’anatomia della pelvi. La scelta del tipo di
terapia si basa su diversi fattori: le dimensioni, la localiz-
zazione e l’estensione della malattia, l’età della paziente
e la sintomatologia.
La terapia medica mira a ridurre il livello degli estro-
geni in modo da porre un freno allo sviluppo dell’endo-
metriosi; il trattamento chirurgico consiste nella escis-
sione o distruzione degli impianti endometriosici, ade-
siolisi o interruzione delle fibre nervose afferenti (neu-
rectomia presacrale o la resezione dei legamenti utero-
sacrali, LUNA).
Bisogna considerare che è possibile che sia dopo la
sospensione della terapia medica, che dopo l’intervento
chirurgico, possa ricomparire la sintomatologia; tutto
questo rende più difficile stabilire l’approccio terapeuti-
co più adeguato.
In alcuni casi si può tenere una condotta di attesa, o
avvalersi solo dell’uso di antidolorifici (FANS), sotto-
ponendo la donna a controlli regolari per valutare l’evo-
luzione della patologia. Nelle pazienti molto sintomati-
che, tuttavia, la chirurgia sembra essere l’opzione più
efficace, alla quale può eventualmente essere associata
la terapia medica (10).
La terapia medica si basa attualmente sull’uso degli
analoghi del GnRh ai quali oggi spesso si associa una
terapia ormonale sostitutiva “ add-back” per ridurre gli
effetti osteoporotici secondari (11), del gestrinone e del
danazolo, degli estroprogestinici e dei progestinici.
Negli ultimi anni, grazie allo studio su modelli ani-
mali e alle nuove acquisizioni in biologia molecolare, si
stanno mettendo a punto approcci alternativi (nuove
categorie di farmaci e diverse vie di somministrazione
in grado di rendere più maneggevoli i farmaci già in
uso). Esistono, infatti, una serie di terapie che potrebbe-
ro venire potenzialmente impiegate nel trattamento
dell’endometriosi come gli antiprogestinici (bloccano
l’azione proliferativa degli estrogeni con un meccani-
smo antiestrogenico non competitivo) (12), gli inibitori
dell’aromatasi (bloccano l’attività di questo enzima nel
tessuto impedendo la produzione locale di estrogeni),
gli immunomodulatori (stimolano il sistema immunita-
rio favorendo l’eliminazione di cellule endometriali
ectopiche), gli antagonisti del GnRh (causano una
immediata soppressione delle gonadotropine, evitando
il fenomeno del “flare-up” che si verifica alla sommini-
strazione degli agonisti del GnRh) (13), il danazolo per
via vaginale (annulla i noti effetti collaterali sistemici del
farmaco assunto per os) e i dispositivi intrauterini al
levonorgestrel. A favore dell’utilizzo della terapia medi-
ca ci sono la possibile regressione spontanea della sin-
tomatologia, la possibile recidiva dopo trattamento chi-
rurgico, l’assenza dei rischi legati all’intervento, la varia-
bilità dei risultati determinata dall’esperienza dell’opera-
tore. Altrettanto evidenti sono però i numerosi effetti
collaterali (osteoporosi, vampate di calore, depressione,
irsutismo, acne, ecc), la loro inefficacia nei confronti
dell’endometrioma ovarico e delle aderenze e la man-
canza di trials clinici a lungo termine che ne stabilisco-
no la reale efficacia e non ultimo il loro costo elevato.
M.G. Porpora e Coll.
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Allo scopo di valutare la recidiva del dolore dopo
trattamento chirurgico abbiamo condotto uno studio
su 165 pazienti affette da endometriosi sottoposte a
chirurgia laparoscopica che hanno avuto un follow-up
di almeno 2 anni. Nella nostra esperienza la terapia chi-
rurgica è stata significativamente efficace nel ridurre la
sintomatologia dolorosa in oltre l’80% dei casi. Non
abbiamo riscontrato alcuna correlazione tra la recidiva
del dolore e lo stadio della malattia (ASRM); mentre, è
risultata significativa la sua associazione con il punteg-
gio preoperatorio della dismenorrea (secondo la scala
VAS), i pregressi interventi per endometriosi e l’uso di
induttori dell’ovulazione.
Come riportato in letteratura, non abbiamo trovato
una correlazione significativa tra la recidiva del dolore e
il tipo di terapia medica postoperatoria somministrata
(l’assunzione di solo GnRha, di solo E-P , di GnRha in
combinazione con E-P), né tra la recidiva del dolore e la
recidiva dell’endometrioma ovarico.
L’assenza di certezze sulle cause che determinano il
dolore nelle pazienti affette da endometriosi e le note-
voli controversie sul miglior approccio terapeutico,
rende difficile definire un trattamento standard per
questa patologia. Non c’è dubbio tuttavia che nelle
donne con endometriosi profonda e/o con endome-
triomi ovarici sintomatici, la laparoscopia operativa rap-
presenta la terapia di elezione. La terapia chirurgica
combinata alla terapia medica è efficace nel ridurre la
recidiva del dolore postoperatorio a breve termine,
anche se, a lungo termine, l’incidenza del dolore tra
coloro che hanno ricevuto terapia medica dopo chirur-
gia rispetto a coloro che non l’hanno ricevuta non sem-
bra essere differente (14, 15, 16).
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