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Giorn. It. Ost. Gin. Vol. XXVII - n. 9
Settembre 2005
Endometriosi: impatto sulla fertilità
C. NAPPI, G. BIFULCO, P. CIRILLO, M. GUIDA, G. CERROTA, M. BONIFACIO,
D. CIRILLO, M. PELLICANO
328
L’endometriosi è una patologia ginecologica caratte-
rizzata dalla presenza di tessuto endometriale all’ester-
no della cavità uterina. Sebbene l’esatta prevalenza
dell’endometriosi nella popolazione generale non sia
conosciuta, essa rappresenta una patologia frequente
tra le donne in età riproduttiva (1), venendo infatti
riscontrata in una percentuale variabile dal 20 al 90%
delle donne con dolore pelvico e/o infertilità (2, 3). È
una delle patologie ginecologiche più controverse:
infatti, nonostante il particolare interesse riservatole
negli ultimi decenni dall’intera comunità scientifica e la
notevole esperienza clinica acquisita in materia, resta un
enigma da risolvere per le peculiari implicazioni fisiopa-
tologiche. In particolare, complessa e fortemente dibat-
tuta risulta la pur inequivocabile relazione esistente fra
endometriosi ed infertilità (4).
Se infatti è plausibile che nelle forme
moderate/severe di endometriosi (stadio III e IV) la
sterilità sia primariamente dovuta ad un fattore mecca-
nico, ovvero alla sovversione della normale anatomia
pelvica (es. alterazioni del rapporto tubo-ovarico,
distorsione/ostruzione tubarica), non è ancora ben
chiarita la ragione dell’incidenza di infertilità/subinfer-
tilità nelle donne affette da endometriosi minima/lieve
(stadio I e II), ovvero in assenza di aderenze e di lesioni
endometriosiche gravi. Ad oggi, sembra che nessuno
dei meccanismi ipotizzati, possa, da solo, spiegare in
maniera esaustiva la sterilità nell’endometriosi e che,
invece, essa riconosca un’etiologia multifattoriale.
Ci siamo proposti pertanto, attraverso un’attenta
rivisitazione della letteratura internazionale, di analizza-
re i principali fattori eziologici che sembrerebbero mag-
giormente implicati nel determinismo dell’infertilità
nella patologia endometriosica.
Alterazione della maturazione
e/o dello sviluppo dell’ovocita?
Diversi studi hanno dimostrato che, indipendente-
mente dall’età della donna, stadi progressivamente
ingravescenti di endometriosi si associano ad una ridot-
ta riserva ovarica e ad un’aumentata richiesta di gona-
dotropine (5-10).
È ormai chiaro che la presenza di endometriomi
ovarici riduce la responsività ovarica alle gonadotropine
(9-11), ma ancora non è deducibile dai dati disponibili
in letteratura se la riduzione della riserva ovarica sia una
diretta conseguenza dell’endometriosi avanzata o rap-
presenti, almeno in parte, una sequela iatrogena di un
precedente intervento chirurgico (12).
In secondo luogo, è stato suggerito che, in donne con
endometriosi, alterazioni anche minime della follicologe-
nesi e steroidogenesi ovarica, possono giocare un ruolo
chiave nel determinare uno stato di subinfertilità/inferti-
lità, causando una degenerazione qualitativa dell’ovocita.
Alcuni studi (13-15) hanno infatti evidenziato una
relazione fra endometriosi e una fase follicolare signifi-
cativamente prolungata, associata ad una riduzione del
tasso di crescita follicolare e ad una ridotta dimensione
dei follicoli pre-ovulatori; sono documentate, anche,
una riduzione della secrezione di estrogeni e di LH,
alterazione delle concentrazioni sieriche pre-ovulatorie
di estradiolo e picco dell’LH (16) e alterazione dei pat-
terns di estradiolo e progesterone in fase luteale preco-
ce.
In donne infertili con e senza endometriosi (13,
16-20), lo stato ormonale del follicolo pre-ovulatorio è
stato oggetto di numerosi studi che hanno valutato la
capacità steroidogenetica delle cellule della granulosa
dosando gli ormoni nel fluido follicolare di ovociti pre-
levati in cicli di FIVET con e senza stimolazione gona-
dotropica. Complessivamente, tali studi non sembrano
evidenziare significative variazioni nelle concentrazioni
degli steroidi in fase pre-ovulatoria: tuttavia è stato
posto l’accento sul ruolo giocato nello sviluppo follico-
lare dall’activina e dalle glicoproteine inibina A e B,
marker non steroidei della funzione cellulare della gra-
nulosa. Alcuni autori (7) hanno infatti dimostrato che,
in cicli stimolati, la secrezione di inibina B è significati-
vamente ridotta nelle donne con endometriosi rispetto
ai controlli con sterilità tubarica e ciò comporterebbe
Università degli Studi “Federico II” - Napoli
Dipartimento di Ginecologia Ostetricia e Fisiopatologia
della Riproduzione Umana
© Copyright 2005, CIC Edizioni Internazionali, Roma
un reclutamento di un numero minore di follicoli e/o
un’alterata maturazione follicolare (Tab. 1). In cicli non
stimolati altri autori (13) hanno riscontrato concentra-
zioni più elevate di activina nel fluido follicolare in
donne con endometriosi rispetto ai controlli, ma nessu-
na differenza tra i gruppi per l’inibina.
È stato inoltre ampiamente documentato che, oltre
alle gonadotropine e agli ormoni steroidei, molte altre
molecole ad azione autocrina e paracrina presenti nel
liquido follicolare, quali fattori di crescita e citochine
infiammatorie, influenzano la funzione ovarica. Il liqui-
do follicolare rappresenta, infatti, un microambiente spe-
cifico indispensabile per una corretta maturazione ovoci-
taria durante la follicologenesi.
Dunque, è verosimile che alterazioni del liquido folli-
colare possano influenzare il processo di maturazione e
la qualità dell’ovocita, e conseguentemente, la feconda-
zione, lo sviluppo embrionale precoce e i tassi di gravi-
danza. Studi recenti hanno infatti rilevato un aumento
dei livelli di citochine infiammatorie come IL-1β, IL-8
(21) ed IL-6, nonché una riduzione del fattore di cresci-
ta dell’endotelio vascolare (VEGF) nel liquido follicola-
Endometriosi: impatto sulla fertilità
329
Modificata da Dokras et al., Fertil & Steril, 2000
TABELLA 1 - SECREZIONE DI INIBINA DURANTE STI-
MOLAZIONE OVARICA IN DONNE CON
ENDOMETRIOSI E CON STERILITÀ DA FATTORE
TUBARICO.
TABELLA 2 - INCIDENZA DI APOPTOSI NELLE CELLULE
DELLA GRANULOSA IN PAZIENTI STERILI PER FAT-
TORE TUBARICO (T), FATTORE MASCHILE (M), FAT-
TORE IDIOPATICO (I), ED ENDOMETRIOSI (E).
TABELLA 3 - METANALISI SULLA PROBABILITÀ DI GRAVIDANZA IN PAZIENTI CON ENDOMETRIOSI (TUTTI GLI
STADI) VS. CONTROLLI STERILI PER FATTORE TUBARICO SOTTOPOSTE A FIVET.
Modificata da Dokras et al., Fertil & Steril, 2000
Modificata da Dokras et al., Fertil & Steril, 2002
re di pazienti affette da endometriosi (22). Questi dati
sembrerebbero quindi confermare l’ipotesi secondo la
quale le citochine potrebbero rappresentare l’elemento
di comunicazione fra il sistema immunitario e quello
riproduttivo (23), influenzando processi essenziali
della follicologenesi come l’angiogenesi, essenziale per
la selezione del follicolo e la successiva crescita dello
stesso in presenza di bassi livelli di FSH. Similmente,
altri autori hanno evidenziato un incremento dei livelli
del TNF-α nel liquido follicolare di pazienti endome-
triosiche (21, 24), rafforzando l’ipotesi che l’attività
oncogena di tale citochina possa interferire con la
maturazione e la qualità dell’ovocita/embrione (25-
27). Inoltre, Abae et al. (28) hanno suggerito che livelli
significativamente più elevati di endotelina-1, eviden-
ziati nel liquido follicolare di donne con endometriosi
di grado lieve/moderata, potrebbero esercitare un
impatto negativo sulla follicologenesi, mediante una
potente inibizione della steroidogenesi delle cellule
della granulosa.
Una ridotta qualità ovocitaria nelle donne con
endometriosi sembrerebbe essere confermata dal
numero più elevato di corpi apoptotici delle cellule
della granulosa. Nakahara et al. (29) hanno dimostrato
che una più alta incidenza di corpi apoptotici delle cel-
lule della granulosa rappresenta un fattore predittivo di
scarsa qualità degli ovociti e che le donne con endome-
triosi presentano, per l’appunto, una più alta incidenza
di tali corpi apoptotici in confronto a donne con altre
cause di infertilità. Sembra inoltre che l’incidenza di
corpi apoptotici aumenti con lo stadio AFS dell’endo-
metriosi (9). Dal momento che alti livelli di corpi apop-
totici correlano con una scarsa qualità degli ovociti, si
potrebbe quindi concludere che la qualità degli ovociti
decresce con l’aumentare dello stadio dell’endometriosi.
Toya et al. (30) hanno confermato tali osservazioni,
precisandole ulteriormente con il rilievo, mediante cito-
metria a flusso, di un rallentamento del ciclo cellulare
documentato da un maggiore numero di cellule della gra-
nulosa in fase S rispetto a quelle in fase G2/M (Tab. 2).
Altri eventi nucleari e citoplasmatici aberranti osser-
vati, come un’alterata morfogenesi embrionale (31), una
riduzione nel numero dei blastomeri ed un aumento
dell’arresto embrionale in vitro (32), sembrano raffor-
zare l’ipotesi che la riduzione dei tassi di fecondazione e
di impianto rilevati con la FIVET in donne con endo-
metriosi (16, 18, 32-34) possa dipendere primariamente
da difetti dell’ovocita/embrione.
Alterazioni nel liquido peritoneale
La possibilità che sia lo sviluppo e la progressione
della patologia endometriosica, che lo stato di subinfer-
tilità/infertilità ad essa associato, possano dipendere da
meccanismi immunologici aberranti, rappresenta la più
recente ipotesi fisiopatogenetica per l’endometriosi.
L’endometriosi si accompagna, infatti, ad una risposta
infiammatoria locale capace di alterare la funzione delle
cellule immunitarie presenti nell’ambiente peritoneale,
potendo così interferire con i meccanismi riproduttivi.
A sostegno di questa ipotesi, si pongono i numerosi
studi effettuati nell’ultima decade, che hanno rilevato
incrementi significativi nel numero e nel grado di attiva-
zione delle popolazioni macrofagiche presenti nel liqui-
do peritoneale (35). Muscato et al. (36) hanno dimostra-
to, infatti, che i macrofagi peritoneali fagocitano lo sper-
ma in vitro e che, in particolare, macrofagi provenienti
C. Nappi e Coll.
330
TABELLA 5 - FIVET: CONFRONTO TRA DIFFERENTI
STADI DI ENDOMETRIOSI.
Risultati Stadio III-IV Stadio I-II P OR (95% CI)
Tasso di
gravidanza 13.84 21.12 <0.001 0.60 (.42-.87)
Tasso di
fertilizzazione 74.47 58.38 <0.001 1.11 (1.09-1.13)
Tasso di
impianto 10.23 11.31 0.003 0.93 (.89-.98)
N. medio
ovociti 6.70 8.19 <0.001 0.83 (.78-.87)
Picco di E2 1447.74 5813.38 <0.001 N/A
Modificata da Barnhart et al., Fertil & Steril, 2002
TABELLA 4 - OUTCOME COMPLESSIVO DEI PARAMETRI
DI GRAVIDANZA E FERTILIZZAZIONE IN PAZIENTI
CON O SENZA ENDOMETRIOSI (TUTTI GLI STADI)
SOTTOPOSTE A FIVET.
Endometriosi Controlli OR
Tasso di 25.42 29.52 0.63 (0.51-0.77)
gravidanza
Tasso di 59.69 65.94 0.87 (0.85-0.88)
fertilizzazione
Tasso di 12.72 18.08 0.86 (0.85-0.88)
impianto
N. medio 7.81 7.30 0.92 (0.85-0.99)
di ovociti
Picco di E2 3545.04 4399.93 N/A
N/A non valutabile
Modificata da Barhart et al., Fertil & Steril, 2002
da donne affette da endometriosi sono più attivi di
quelli presenti in controlli sani. In tal senso i macrofagi,
seguendo il flusso del liquido peritoneale attraverso le
tube sino a bagnare l’endometrio uterino, potrebbero
esercitare direttamente effetti deleteri sugli spermatozoi
e sulla loro interazione con l’oocita. I macrofagi sono
inoltre responsabili della secrezione di un’enorme
varietà di sostanze ad azione autocrina e paracrina
– come citochine proinfiammatorie e fattori di cresci-
ta – che potrebbero essere coinvolte sia nello sviluppo e
nella progressione della malattia endometriosica che nel
determinismo di uno stato di subinfertilità/infertilità.
Documentati in letteratura sono, infatti, incrementi di
numerose citochine nel liquido peritoneale (IL-1; IL-6;
IL-8; RANTES; IFN- γ; TNF- α ; VEGF; MCP-1 e
MIF) (31, 37-44) di pazienti endometriosiche infertili
rispetto ai controlli.
Ad oggi si ritiene che siano proprio queste piccole
molecole ad azione pleiotropica a rappresentare il trait
d’union fra il sistema immune e quello riproduttivo,
automantenendo il processo infiammatorio intraperito-
neale e stimolando contemporaneamente la prolifera-
zione e la neoangiogenesi del tessuto endometriale
ectopico (45). I macrofagi costituiscono la sorgente
principale di citochine presenti nel liquido peritoneale,
tuttavia è noto che queste vengano prodotte anche da
linfociti, cellule mesoteliali peritoneali (46) e cellule
endometriali di impianti ectopici (39, 41).
Evidenze altrettanto convincenti circa l’etiologia
immunologica della sterilità nell’endometriosi derivano,
Endometriosi: impatto sulla fertilità
331
Fig. 1 - Il ruolo del fluido peritoneale e delle citochine nella fisiopatologia dell’infertilità associata all’endometriosi.
TABELLA 6 - CICLI ICSI IN PAZIENTI CON E SENZA ENDOMETRIOSI.
Modificata da Minguez et al., Hum Reprod, 1997
Modificata da Harada et al., Fertil & Steril, 2001
Endometriosi No endometriosi
inoltre, dai numerosi studi che hanno rilevato un’inci-
denza abnormemente incrementata di autoanticorpi,
organo-specifici (anti-endometrio, anti-ovaio e anti-
embrione) e/o diretti contro componenti cellulari
(fosfolipidi, istoni, polinucleotidi) in pazienti infertili
affette da endometriosi rispetto ai controlli (47-48).
Macrofagi attivati, citochine, fattori di crescita ed
autoanticorpi in elevate concentrazioni rappresentereb-
bero dunque le componenti abnormi che, veicolate dal
liquido peritoneale di pazienti endometriosiche, interfe-
rirebbero con le diverse fasi del meccanismo riprodutti-
vo. Il liquido peritoneale bagna infatti le ovaie e le tube
interferendo con l’ovulazione, con la captazione
dell’ovocita e con la stessa motilità tubarica. In uno stu-
dio recentissimo effettuato su campioni di epitelio
tubarico umano provenienti da pazienti fertili, incubati
per 24 h con liquido peritoneale di pazienti endome-
triosiche (49) è stata infatti osservata una riduzione
significativa della frequenza del battito ciliare tubarico
rispetto ai controlli. Inoltre, uno studio altrettanto
recente condotto da Matsushima et al. (50) ha confer-
mato l’azione infiammatoria esercitata dal liquido peri-
toneale nell’ambiente tubarico, rilevando un aumento
notevole del numero di macrofagi, alcuni dei quali ric-
chi di emosiderina fagocitata, in campioni di epitelio
tubarico provenienti da pazienti endometriosiche.
Il liquido peritoneale diffonde attraverso le tube sin
nella cavità uterina potendo in tal modo influenzare sia i
gameti maschili liberi nel liquido stesso dopo il rappor-
to sessuale che la loro interazione con l’ovocita. Molti
studi hanno confermato tali ipotesi, dimostrando che il
liquido peritoneale di donne affette da endometriosi
interferisce con la motilità spermatica (51-52), con la
reazione acromiale (53) e con l’interazione gametica
(54). Il ruolo del fluido peritoneale e delle citochine
nella fisiopatologia dell’infertilità associata ad endome-
triosi è stato schematizzato nella Figura 1.
Molto interessante, a questo proposito, è il saggio di
penetrazione su criceti condotto da Aeby et al. (55), nel
quale gli autori hanno dimostrato che il numero medio
di ovociti penetrati dagli spermatozoi incubati con
liquido peritoneale di donne endometriosiche risulta
significativamente ridotto rispetto ai controlli.
A risultati totalmente o parzialmente contrastanti
giungono invece gli studi di altri autori, che sembrano
mettere in discussione la possibilità che il liquido perito-
neale di pazienti endometriosiche possa interferire in
qualsivoglia maniera con la funzione riproduttiva:
Sharma et al. (56) non hanno evidenziato alcuna diffe-
renza significativa nella motilità spermatica o in altre
caratteristiche funzionali del liquido seminale incubato
con liquido peritoneale di pazienti endometriosiche;
Oral et al. (57) negano che alterazioni della motilità
spermatica, peraltro rilevate in campioni incubati con
liquido peritoneale proveniente da donne affette da
endometriosi moderata/severa, possano essere presen-
ti anche in caso di quadri minimi/lievi di malattia; infi-
ne, Szczepanska et al. (58) non hanno osservato alcuna
differenza significativa nei livelli di anticorpi anti-zona
legante o anti-sperma presenti nel liquido peritoneale di
pazienti endometriosiche infertili rispetto a quelle fertili
o a controlli sani. Studi molto recenti hanno poi dimo-
strato che il liquido peritoneale di pazienti endometrio-
siche può esercitare effetti deleteri anche sulla matura-
zione, (59, 60) sull’impianto dell’embrione (61, 62) e
sulla recettività uterina (63), giustificando in tal modo la
riduzione nei tassi di gravidanza e l’aumentata inciden-
za di aborti precoci rilevati in queste pazienti.
Lo studio di Taketani et al. (37) sembra confermare
questa ipotesi dimostrando che un trattamento medico
dell’endometriosi a base di danazolo o analoghi del
GnRH è efficace nel minimizzare l’embriotossicità del
liquido peritoneale attraverso una riduzione significati-
va dei livelli di IL-1 e TNF-α.
Similmente, lo studio di Harada et al. (39), ha dimo-
strato che l’aggiunta di IL-6 ricombinante al mezzo di
coltura sopprime la formazione della blastocisti di
embrioni di topo, suggerendo, in tal modo, che alti livel-
li di IL-6 nel liquido peritoneale di pazienti con endo-
metriosi possano contribuire all’infertilità influenzando
negativamente lo sviluppo embrionale.
Fra le sostanze prodotte dai macrofagi peritoneali di
donne affette da endometriosi e potenzialmente respon-
sabili di un’alterazione della capacità riproduttiva di que-
ste donne, un ruolo di primo piano spetta inoltre
all’ossido nitrico (NO) (64). L’NO è un radicale libero
allo stato gassoso, liposolubile, prodotto dalla reazione
enzimatica di conversione della L-arginina in L-citrullina
ad opera dell’enzima Ossido Nitrico Sintasi (NOS).
L’isoforma inducibile della NOS (NOS2) è la forma
predominante nei fagociti mononucleati (monociti e
macrofagi), ed è quella che produce le più elevate quan-
tità di NO; le isoforme costitutive (NOS1, neurale e
NOS3, endoteliale) producono invece più ridotte quan-
tità di NO. L’NO, a basse concentrazioni, è implicato in
numerosi processi fisiologici quali il mantenimento del
tono della muscolatura liscia, la neurotrasmissione, la
modulazione dell’apoptosi. Elevati livelli di NO sono
invece importanti mediatori dell’attività antitumorale ed
antimicrobica ed esercitano un’azione proinfiammatoria
in numerosi stati patologici. È stato inoltre dimostrato
recentemente che l’NO può influenzare in numerosi
modi anche il sistema riproduttivo. Sembra infatti che, a
basse concentrazioni esso eserciti una funzione sostan-
zialmente positiva sulla funzionalità spermatica (poten-
ziamento della motilità, della capacitazione, nonché
della capacità legante la zona pellucida degli spermato-
zoi), sulla funzionalità ovarica, sul trasporto (rilassamen-
to della muscolatura tubarica) e sull’impianto.
Al contrario, elevate concentrazioni di NO sareb-
bero responsabili dell’inibizione della motilità, della
respirazione e del trasporto degli spermatozoi ed inol-
C. Nappi e Coll.
332
tre eserciterebbero effetti tossici sia sull’oocita che
sull’embrione.
Alterazione della fertilizzazione
Come già osservato, le alterazioni dello sviluppo
e/o della maturazione dell’ovocita e le alterazioni del
fluido peritoneale osservate in pazienti endometriosi-
che potrebbero influenzare negativamente la capacità di
fecondazione e di impianto dello stesso. L’interazione
ovocita-spermatozoo in donne con endometriosi è
stata oggetto di numerosi studi: Yao et al. (65) hanno
dimostrato che alterazioni quali-quantitative di natura
non steroidea del liquido follicolare presenti in diverse
condizioni richiedenti poi una FIVET, possono eserci-
tare un effetto inibitorio sulla capacità degli spermato-
zoi di legare la zona pellucida, interferendo così critica-
mente con il processo di fecondazione. Tale effetto non
sarebbe mediato da alterazioni della reazione acroso-
miale, della motilità o della vitalità degli spermatozoi,
ma dall’azione, attraverso un meccanismo ancora igno-
to, di due glicoproteine presenti nel liquido follicolare
che interferirebbero con l’interazione fra gameti.
Partendo dallo studio di Yao, Qiao et al. (66) hanno
dimostrato che gli spermatozoi incubati con liquido
follicolare di pazienti con endometriosi presentano una
capacità legante la zona pellucida inferiore rispetto agli
spermatozoi incubati con liquido follicolare di donne
affette da infertilità tubarica. Suggestioni analoghe sono
deducibili dallo studio condotto da Aeby et al. (55), nel
quale spermatozoi incubati col liquido peritoneale di
donne con endometriosi mostravano minore capacità
fecondante nei saggi di penetrazione in uova di criceto
prive di zona legante. Per valutare la capacità fecondan-
te di ovociti di donne con endometriosi si sono con-
frontate tali donne con pazienti affetti da sterilità tuba-
rica o di altra natura, in cicli di fertilizzazione in vitro.
I risultati sono stati piuttosto controversi, in quanto
alcuni autori (16, 18, 67-69) hanno mostrato ridotti tassi
di fertilizzazione nelle donne con endometriosi, mentre
altri (33-34, 70) non hanno rilevato tale associazione
negativa. Per definire l’impatto dell’endometriosi sui
parametri riproduttivi, chiarendone anche le basi fisio-
patologiche, viene suggerita da Simòn et al. (33) l’ado-
zione di programmi di ovodonazione seguiti da FIVET.
Tale metodica ha, infatti, il vantaggio di evidenziare
l’impatto dei singoli fattori nel determinare uno stato di
subinfertilità associato alle forme lievi di endometriosi.
L’autore nel suo studio osserva gli esiti della FIVET in
due gruppi di pazienti (ciascuno valutato rispetto a con-
trolli sani) dei quali il primo, costituito da donne endo-
metriosiche riceventi ovociti da donatori sani, l’altro
composto da donne sane riceventi ovociti da pazienti
endometriosiche. I risultati dello studio non evidenzia-
vano, comunque, alcuna differenza significativa fra i
due gruppi, suggerendo perciò che una potenziale,
ignota anomalia dell’interazione embrione-endometrio
sia alla base dello stato di subinfertilità associato
all’endometriosi.
Alterazione dell’impianto
Numerose evidenze suggeriscono che lo stato di
infertilità associato alla patologia endometriosica possa
dipendere, almeno in parte, da alterazioni nell’impianto
dell’embrione (16, 22, 33-34).
Tuttavia, resta ancora da chiarire quale sia l’impatto
relativo dei molti fattori potenzialmente implicati nel
determinismo di tale disfunzione: ovvero se sia predo-
minante il ruolo dei difetti uterini intrinseci e/o dei
cofattori estrinseci (es. liquido peritoneale) o se, invece,
un difetto di impianto non rappresenti altro che un ulte-
riore esito di un ovocita di scarsa qualità.
Alcuni autori, fautori della prima ipotesi, hanno sot-
tolineato che, alla base del deficit d’impianto nelle
pazienti endometriosiche, vi sia uno stato di sub-recetti-
vità endometriale evidenziabile dall’analisi di markers
molecolari specifici.
Taylor et al. (71) hanno infatti associato l’infertilità
nell’endometriosi, alla ridotta espressione di due geni,
HOXA 10 ed HOXA 11, codificanti per fattori di tra-
scrizione endometriali, essenziali per lo sviluppo e
l’impianto dell’embrione, la cui espressione è regolata
dagli steroidi ovarici e dalla relaxina.
Lessey et al. (72-73) hanno invece ipotizzato che la
disfunzione uterina nell’endometriosi sia dovuta princi-
palmente alla ridotta espressione, fino alla totale assen-
za, di una (α
v β3) delle tre integrine specifiche della fase
di massima recettività uterina o “finestra di impianto”.
Altri autori (74) tuttavia non hanno evidenziato
alcuna differenza nel pattern di espressione dell’integri-
na α
v β3 in pazienti con e senza endometriosi.
Sulla stessa linea di ricerca sono orientati anche alcu-
ni studiosi cinesi (75), che hanno osservato un’espres-
sione significativamente ridotta della trofinina endome-
triale in fase medio-luteale sia di donne infertili per
endometriosi che per causa inspiegata. Essi hanno per-
ciò suggerito che una simile alterazione molecolare a
livello uterino possa determinare uno stato di infertilità
attraverso un’interferenza ai meccanismi di impianto.
Particolarmente interessante appare il recente stu-
dio effettuato su linee cellulari trasformate di epitelio
uterino da Fiscus et al. (76); essi hanno postulato che la
morte apoptotica delle cellule epiteliali uterine rivesta
un ruolo di importanza cruciale nella fisiologia del ciclo
mestruale e nell’impianto dell’embrione durante le fasi
precoci della gravidanza. I tassi apoptotici abnormi
osservati in cellule endometriali di pazienti endometrio-
siche potrebbero dunque fornire la premessa fisiopato-
logica della dismenorrea e dell’infertilità associate a tale
patologia. Come premesso, la ridotta capacità di
impianto dell’embrione potrebbe tuttavia dipendere
semplicemente da una degenerazione qualitativa
dell’ovocita/embrione.
Endometriosi: impatto sulla fertilità
333
A questo proposito, abbiamo già accennato agli
studi effettuati su cicli di ovodonazione da Simòn et
al. (33) e confermati da Diaz et al. (77) che non hanno
evidenziato nessuna differenza nei tassi di gravidanza e
di impianto fra pazienti con e senza endometriosi che
ricevevano ovociti provenienti da donne sane, mentre
ridotti tassi di impianto venivano riscontrati quando gli
ovociti provenivano da donne con endometriosi.
Conclusioni analoghe sono deducibili anche dal
lavoro di Sung et al. (78) che ha ulteriormente minimiz-
zato l’impatto del fattore uterino nel determinismo
dello stato di subinfertilità/infertilità, non rilevando
alcuna differenza nei tassi di impianto anche quando le
pazienti endometriosiche riceventi ovociti da donatrici
sane venivano suddivise per stadio di malattia.
Particolarmente interessante risulta infine lo studio
di Martinucci et al. (79). in cui si è impiegata la blastoci-
sti per valutare il tasso di impianto nelle pazienti endo-
metriosiche, dal momento che la qualità della blastocisti
trasferita non varia quanto quella dell’embrione in III
giornata.
Tale studio non ha rilevato differenze significative
nel tasso di impianto e nel tasso di gravidanza tra le
pazienti con e senza endometriosi.
In conclusione si può affermare che nelle donne
con endometriosi è presente una lieve alterazione
dell’impianto. Resta tuttavia ancora da chiarire con pre-
cisione se tale disfunzione sia legata ad una ridotta qua-
lità dell’ovocita/embrione e/o ad alterazioni della
recettività endometriale.
Terapia medica
Il trattamento medico si basa sul concetto che è
indispensabile determinare uno stato di ipoestrogeni-
smo che comporta l’atrofia dell’endometrio sia eutopi-
co che ectopico e l’insorgenza di amenorrea.
I farmaci utilizzati a tale scopo sono gli agonisti e gli
antagonisti del GnRH, il danazolo, i progestenici, gli
antiprogestinici (RU486), gli inibitori della aromatasi, e
gli estroprogestinici. Non vi sono prove che la terapia
medica ormonale sia efficace nel correggere l’infertilità
associata ad endometriosi.
Tutte le terapie mediche ormonali oggi disponibili
possiedono anche una potente attività contraccettiva,
per cui non sono utilizzabili quando vi sia contempora-
neamente la necessità di trattare la condizione di inferti-
lità.
Comunque, dal momento che nessuna di queste
terapie può eradicare i foci endometriosici, si riscontra
un’elevata frequenza di recidive dopo terapia medica.
Da una metanalisi degli studi sulla terapia medica
della sterilità associata ad endometriosi (80), emerge da
un lato una ridotta efficacia, in termini di gravidanze,
della terapia rispetto ai controlli non trattati, dall’altro
anche un significativo prolungamento dei tempi neces-
sari all’ottenimento di una gravidanza.
Terapia chirurgica
La chirurgia conservativa è indicata non solo per la
risoluzione della sintomatologia algica ma anche per
incrementare la fertilità. Il trattamento chirurgico si è
dimostrato utile soprattutto negli stadi avanzati (III e
IV), allorquando consente di ripristinare la normale
anatomia tuboovarica, e rappresenta il trattamento di
scelta iniziale sia per le pazienti desiderose di prole sia
per le pazienti con algie pelviche croniche. Risultati
comparabili sono stati ottenuti sia con laparoscopia e
sia con laparotomia. Il trattamento chirurgico degli
stadi inziali dell’endometriosi per migliorare la fertilità è
invece ancora controverso, sebbene diversi studi sugge-
riscano l’efficacia dell’approccio laparoscopico
nell’incrementare i tassi di gravidanza. Molto interes-
santi sono i dati di 2 studi prospettici randomizzati,
quello del Gruppo Canadese (81) e quello del Gruppo
Italiano per lo Studio dell’Endometriosi (82). Gli studi
si differenziano per numerosità di pazienti (maggiore
nello studio canadese) e nelle conclusioni. Le probabi-
lità di gravidanza in donne con endometriosi
minima/lieve sono risultate maggiori dopo laparosco-
pia operativa nello studio canadese, mentre non vi sono
differenze nello studio italiano.
Endometriosi e tecniche
di riproduzione assistita
L’induzione della ovulazione multipla, associata o
meno alla inseminazione intrauterina, è frequentemen-
te adoperata nel trattamento dell’infertilità. Numerosi
studi hanno confrontato diverse tecniche di insemina-
zione e differenti protocolli o farmaci di induzione
dell’ovulazione in soggetti con endometriosi stadio I e
II. L’uso del clomifene e ancor di più quello delle gona-
dotropine, specialmente se associato ad inseminazione
intrauterina, ha consentito di ottenere un tasso com-
plessivo di fecondità maggiore rispetto ai controlli non
trattati (83).
Allo scopo di chiarire se l’endometriosi influenzi o
meno i risultati della FIVET, Barnhart et al. (84) hanno
condotto una meta-analisi in cui sono stati inclusi 22
studi per un totale di 2.377 cicli FIVET in donne con
endometriosi e 4.383 cicli FIVET in controlli senza
endometriosi. I risultati hanno evidenziato che com-
plessivamente le donne con endometriosi che si sotto-
pongono a FIVET hanno un 19% in meno di probabi-
lità di concepimento rispetto ai controlli (Tab. 3).
In particolare, gli autori di tale studio hanno riporta-
to tassi di fertilizzazione, di impianto e di gravidanza
significativamente più bassi nelle pazienti affette da
endometriosi rispetto ai controlli (84). Sembra, inoltre,
C. Nappi e Coll.
334
che gli effetti negativi dell’endometriosi sui parametri di
gravidanza valutati, siano tanto più elevati quanto più
avanzato è lo stadio della malattia, mentre un trend
opposto viene evidenziato per il tasso di fertilizzazione
(Tabb. 4-5). Tale inaspettata associazione fra un quadro
patologico più severo ed un più elevato tasso di fecon-
dazione, viene ricondotta dall’autore alla presenza, nelle
forme più gravi di endometriosi, di lesioni “spente”
ovvero prive di ghiandole endometriali attive. Dunque,
sarebbe la componente secernente degli impianti “atti-
vi”, tipica dei quadri lieve/moderati di endometriosi, ad
interferire negativamente con la qualità dell’ovocita e,
conseguentemente, con la sua fertilizzazione.
Altrettanto interessante è stata l’ampia analisi retro-
spettiva condotta da Minguez et al. (6) su cicli ICSI (ese-
guiti per severo fattore maschile) effettuati in donne con
endometriosi e in controlli sani; tale procedura di ferti-
lizzazione in vitro permette di eliminare uno dei bias
potenzialmente in grado di condizionare gli esiti della
tecnica FIVET e cioè la compresenza, in donne con ste-
rilità da endometriosi, di un fattore maschile di steri-
lità/infertilità. Tale studio non ha rilevato alcuna diffe-
renza nei parametri riproduttivi (tasso di fertilità, tasso
di gravidanza, tasso di impianto) fra i due gruppi, confi-
gurando così l’ICSI come tecnica in grado di risolvere i
problemi di fertilizzazione in donne selezionate affette
da endometriosi (Tab. 6).
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