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Giorn. It. Ost. Gin. Vol. XXVII - n. 9
Settembre 2005
Trattamento laparoscopico di un adenomioma cistico
V. MAIS, S. ANGIONI, E. COSSU, S. GUERRIERO, P. FERRANTI, G.B. MELIS
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Introduzione
L’adenomiosi è caratterizzata dalla presenza di
endometrio ectopico (ghiandole e stroma) nello spesso-
re del miometrio, che presenta un’ipertrofia ed iperpla-
sia delle cellule muscolari (1). I sintomi più frequenti
sono: dolore pelvico cronico, dismenorrea e menorra-
gia, che sono presenti anche in altre patologie quali
miomi, endometriosi e iperplasie endometriali (1, 2).
L’adenomiosi può essere superficiale o profonda. È
definita superficiale quando il focolaio adenomiotico si
trova, nel miometrio, ad una distanza dal margine endo-
metriale non superiore ai 4 mm. Questa condizione è
asintomatica o può causare menorragia (1, 2). Al con-
trario, l’adenomiosi profonda è causa di dolore pelvico
cronico, dismenorrea e aumento volumetrico dell’utero
(1, 2). Secondo la localizzazione, l’adenomiosi profon-
da può essere diffusa o focale (adenomioma). Di raro
riscontro è la forma focale cistica (adenomioma cistico)
(3, 4).
La diagnosi di adenomiosi è difficile e si basa, sia per
il riconoscimento della sua presenza che per la defini-
zione della sua localizzazione ed estensione, sull’impie-
go dell’ecografia e della risonanza magnetica (4). La
risonanza magnetica sembra dotata di maggiore sensi-
bilità diagnostica, ma è anche gravata da maggiori costi
di gestione (3). Per questo motivo, il nostro gruppo uti-
lizza prevalentemente l’ecografia transvaginale nella
diagnosi differenziale delle masse pelviche, che potreb-
bero essere riconducibili ad endometriosi (endometrio-
ma) (5) o ad adenomiosi (adenomioma).
Per quanto riguarda l’incidenza della forma focale
(adenomioma) dell’adenomiosi profonda, uno studio
retrospettivo ha permesso di evidenziare che su 83 casi
di adenomiosi solo 2 (2,4%) erano “adenomiomi” (6).
Per quanto riguarda infine le possibilità di tratta-
mento chirurgico, in 60 casi su 83 questo è stato radica-
le (isterectomia), avendo le pazienti più di 40 anni di età
e non essendo desiderose di prole (6). In altri 12 casi di
pazienti non desiderose di prole e di età superiore ai 40
anni con adenomiosi superficiale e menorragia come
sintomo prevalente, invece, il trattamento chirurgico è
stato isteroscopico (ablazione endometriale) (6). Un
trattamento laparoscopico conservativo è stato riserva-
to a 11 pazienti desiderose di prole, il cui sintomo pre-
valente era il dolore pelvico (6).
Due di queste pazienti, trattate esclusivamente per
via laparoscopica, presentavano un “adenomioma cisti-
co”. Uno di questi due casi è descritto in dettaglio come
caso clinico.
Caso clinico
La paziente, nulligravida di 26 anni in trattamento
con contraccettivi orali, si presentava nel mese di marzo
del 1998 lamentando algie pelviche croniche esacerba-
tesi una settimana prima del ricovero e resistenti al trat-
tamento medico. All’esplorazione vaginale si apprezza-
va la presenza di una massa pelvica dolente e dolorabile
in rapporto con la parete anteriore dell’utero.
Un’ecografia transvaginale, con valutazione color
Doppler energy (CDE) (7), rendeva evidente la presen-
za di una formazione “ipoecogena” di 45 mm di diame-
tro medio, situata a livello della parete anteriore
dell’utero. Alla valutazione CDE tale formazione pre-
sentava una vascolarizzazione esclusivamente periferi-
ca.
Con il consenso della paziente si decideva di proce-
dere ad intervento chirurgico, ove possibile conservati-
vo e condotto interamente per via laparoscopica. In
fase diagnostica, previo pneumoperitoneo, si inseriva
l’ottica in sede intraombelicale e si osservava l’utero
aumentato di volume per la presenza di una massa
nodulare, pseudomiomatosa, che occupava il fondo e la
parete anteriore del viscere. Tale massa misurava circa
65 mm di diametro. Le tube e le ovaie apparivano bilate-
ralmente regolari.
Si è quindi passati alla fase operativa dell’intervento
con l’escissione della neoformazione. Si è incisa la pare-
te uterina anteriore con bisturi elettrico monopolare e si
è scollata la massa dal miometrio circostante, fatto con-
trarre tramite iniezione endovenosa di ossitocina. Lo
Università degli Studi di Cagliari
Dipartimento Chirurgico, Materno-Infantile e di Scienze delle Immagini
Sezione di Clinica Ginecologica, Ostetrica e di Fisiopatologia
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scollamento è stato più difficoltoso rispetto a quanto
abitualmente osservato in caso di miomectomia, anche
per la consistenza della massa che era teso-elastica e
non duro-fibrosa. Durante la manovra di scollamento,
la tumefazione si è aperta e si è osservata la fuoriuscita
dal suo interno di un fluido denso e brunastro, simile al
contenuto di un endometrioma. Era presente una cavi-
tazione centrale. La massa è stata completamente
asportata, con accurato controllo dell’emostasi tramite
pinza bipolare. La breccia isterotomica è stata chiusa in
doppio strato con quattro punti introflettenti. La massa
è stata estratta dalla cavità addominale con morcellatore
elettrico. Dopo ripetuti lavaggi, sono stati lasciati in
cavità peritoneale 500 ml di soluzione di Ringer lattato
come prevenzione della formazione di aderenze.
L’esame anatomopatologico ha confermato che la
massa asportata era un “adenomioma”.
La paziente è stata dimessa quattro giorni dopo
l’intervento laparoscopico. Le è stato suggerito di sot-
toporsi ad un “ second look ” laparoscopico, entro sei
mesi, per verificare la completa cicatrizzazione della
breccia uterina e per procedere alla lisi di eventuali ade-
renze, formatesi dopo il primo intervento.
La laparoscopia di “second look”, eseguita nel mese di
ottobre del 1998, ha dimostrato la completa cicatrizza-
zione della breccia, con la ricostituzione di una normale
morfologia uterina, in assenza di aderenze sull’utero e
sugli annessi. La cromosalpingoscopia ha dimostrato la
normale pervietà di entrambe le tube.
Controlli semestrali, clinici ed ecografici, ripetuti
fino al giugno 2002, hanno confermato l’assenza di
recidive dell’adenomiosi o della sintomatologia algica
pelvica. Per tutto questo periodo la paziente ha conti-
nuato ad assumere contraccettivi orali perché non
ancora desiderosa di prole.
La paziente ha sospeso l’assunzione dei contraccet-
tivi orali nel giugno del 2002 e a fine agosto dello stesso
anno si è presentata, presso altro reparto ostetrico, con
un test di gravidanza positivo. La data dell’ultima
mestruazione risaliva al 23 luglio ed un’ecografia tran-
svaginale confermava la presenza di una gravidanza
normalmente impiantata in utero. Fatta eccezione per
una minaccia d’aborto nel corso del primo trimestre,
risoltasi con riposo a letto, la gravidanza è evoluta fisio-
logicamente a termine.
Nell’aprile 2003, alla fine della 38ª settimana di ame-
norrea, la paziente ha partorito, con taglio cesareo pro-
grammato, un feto vivo, di sesso femminile, del peso di
3.250 grammi.
Discussione
L’evoluzione del caso clinico dimostra che, nei pur
rari casi di adenomiosi cistica profonda dell’utero, una
corretta diagnosi di sospetto può essere posta, con
buona riproducibilità, impiegando esclusivamente
l’ecografia transvaginale (5) associata a valutazione
CDE (7). La dimostrazione di una massa corpuscolata
“ipoecogena” con vascolarizzazione esclusivamente
perilesionale nel contesto del miometrio o a questo
adiacente è, infatti, molto suggestiva della presenza di
un “adenomioma”. La diagnosi differenziale con un
ematometra situato in un corno uterino rudimentario
non comunicante (8), necessaria quando la posizione
laterale dell’“adenomioma” lo imponga, può essere
ottenuta con un’isteroscopia diagnostica.
In donne giovani e desiderose di prole, il trattamen-
to chirurgico conservativo per via laparoscopica con-
sente l’escissione completa della massa, con una buona
possibilità di ricostruzione anatomica del viscere uteri-
no. Il completo recupero funzionale di tutti gli organi
pelvici dopo l’intervento è dimostrato dalla evoluzione
fisiologica della gravidanza, ottenuta dalla paziente
subito dopo la sospensione dei contraccettivi orali.
Trattamento laparoscopico di un adenomioma cistico
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