"Adorazione dei Magi", Tempesta Antonio, inv. 500 (ITA/EN)

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This paper presents catalog entries for Antonio Tempesta's "Adoration of the Magi" from the Galleria Borghese, available in both Italian and English online.

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This paper/catalog entry studies the Borghese collection artwork “Adorazione dei Magi” (oil on alabaster, inv. 500) attributed to Antonio Tempesta, focusing on its provenance, inventory history, signature, iconography, and diagnostic investigations reported in 2022. The key finding is that while archival mentions and the presence of a Tempesta-like signature support authorship, the paper also records scholarly uncertainty, including an argument that the Borghese version may be from Tempesta’s circle or workshop rather than the master himself. A stated limitation is that this type of stone-painting production is difficult to date, so dating relies on comparisons with related works such as a New York alabaster version. Relevance to endometriosis: this paper does not explicitly discuss endometriosis or adenomyosis; it was included in the corpus via a keyword match in the upstream search index.

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Abstract

Pubblicazione delle schede delle opere conservate nel museo ed estratte dal catalogo digitale di Galleria Borghese, nelle due versioni esistenti online, in italiano e inglese. Collegamento al catalogo digitale: ITA: https://www.collezionegalleriaborghese.it/ EN: https://www.collezionegalleriaborghese.it/en
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L’attribuzione al maestro è confermata dalla critica quasi unanimemente, stante la raffinatezza dell’esecuzione e la grande padronanza dimostrata dall’autore nella capacità di sfruttare le venature e le sfumature naturali del supporto da un punto di vista figurativo, integrandole sapientemente nell’ambientazione e nello sfondo di cielo. Inventario 500 Posizione Datazione 1605-1620 Tipologia Periodo Materia / Tecnica olio su alabastro Misure cm 28,5 x 55,8 Provenienza lezione Borghese, Inventario 1693, Stanza XI (Della Pergola 1965, n. 534); Inventario 1790, ultima stanza (De Rinaldis 1937, n. 5); Inventario 1812, Stanza V; Inventario Fidecommissario Borghese 1833, stanza che conduce in giardino, n. 25. Acquisto dello Stato, 1902. Iscrizioni Firmato: ANT ... P / F...TA Mostre - 1972 Roma, Galleria Borghese - 2022 Roma, Galleria Borghese Conservazione e Diagnostica - 2022 - indagini diagnostiche: Erredicci; IFAC-CNR; Arsmensurae di Stefano Ridolfi; Artelab di Domenico Poggi. Francesco Marsili (macrofotografie). Matilde Migliorini (restauro) La scena dell'adorazione del Bambino, sollevato dalla Madonna, è rappresentata in primo piano, a sinistra della composizione, con san Giuseppe distaccato dalla Madre e dal Figlio; alle spalle della Vergine si avvicinano i Magi, seguiti da un folto e variopinto corteo di paggi, soldati, cavalli e cammelli. Un'enorme nuvola, dorata e luminosa, domina la parte superiore del dipinto, ritagliando su entrambi i lati due squarci di cielo blu, su cui spicca, a sinistra, la stella cometa. La nuvola, che ospita una vivace schiera di serafini e angeli e, in alto, Dio Padre, scende fino a terra a occupare lo spazio dietro la Sacra Famiglia e nasconde in parte le figure del bue e dell'asino. Nel catalogo della Galleria Borghese (1959, pp. 55-56, n. 81) Paola Della Pergola riferiva che un'Adorazione dei Magi su alabastro era già elencata nel 1615 nell'inventario del patrimonio di Marcantonio Borghese, ma, poiché le misure indicate si discostavano molto da quelle di questo dipinto, ne deduceva trattarsi di un'opera diversa. La prima menzione certa per questo alabastro si legge nell'inventario del 1693, senza riferimento all'autore: «Sotto a detti un quadro alto palmi uno e mezzo in circa di pietra con la Madonna, Bambino et Adorazione dei Maggi con la Gloria Celeste del N.o 336 cornicetta negra. Incerto» (Della Pergola, 1965, p. 207, n. 534). II nome di Antonio Tempesta compare per la prima volta nell'inventario databile al 1790: «L’Adorazione dei Maggi, Tempesta, sopra alabastro», ripetuto in quello di Camillo Borghese del 1812: «Adorazione dei maggi di Antonio Tempesta in Alabastro» (Tarissi de Jacobis 2003, p. 110, n. 9), e infine nell'inventario fidecommissario del 1833 (Mariotti 1893, p. 92, n. 25). Curiosamente, nella guida del 1870 di Barbier de Montault, che riporta quanto indicato nelle didascalie delle opere esposte in palazzo Borghese a Campo Marzio, nella sala VIII, l'alabastro si trova cosi descritto: «16. Thadée Zuccari. Adoration des mages, peinte sur albatre». Tale riferimento non era destinato ad avere alcun seguito e l’attribuzione a Tempesta viene riconfermata nella schedatura di Giovanni Piancastelli (ms. 1888-1891) e nella letteratura successiva (Venturi 1893, p. 219, n. 500; Longhi 1928, p. 223, n. 500; Calabi 1938, p. 517; Della Pergola cit.). A Luciana Ferrara si deve il rinvenimento della firma di Tempesta sul cofanetto portato dal paggio con il copricapo piumato blu e rosso (S. Staccioli 1971, pp. 34-35, n. 18): si tratta di un'iscrizione formata da alcune lettere maiuscole disposte su due ordini, in parte celate dal braccio del portatore: ANT .. . P / F ...TA, che si potrebbe leggere, integrando le lettere mancanti, ANT. TEMP / FEC. ESTA. Tuttavia, se successivamente l'autografia del pittore fiorentino è stata in linea generale accettata dagli studiosi (Collomb 2006, p. 269, n. 64; Herrmann Fiore 2006, p. 161, n. 500), secondo Johanna Beate Lohff la presenza della firma sull'opera non risolve in maniera definitiva la questione relativa all'individuazione del suo autore (2015, pp. 183-184, n. 1.6). La studiosa confronta l'Adorazione dei Magi Borghese con altri due dipinti su alabastro raffiguranti lo stesso soggetto e riferiti a Tempesta, il primo presso il mercato antiquario (New York, Stanley Moss & Co. Inc., Clinton Corners) e il secondo inserito in un altarolo portatile conservato nel Museo della Cattedrale di Segovia, riscontrando una composizione analoga nei tre esemplari ma, nella versione Borghese, con un minore dinamismo e con figure e animali più schematici e rigidi. Conclude che l'impostazione della scena, la tipologia delle figure e la firma inducono a inquadrare l'Adorazione dei Magi Borghese nella cerchia di Antonio Tempesta ma che forse si tratta dell'opera di un allievo o di bottega. Diversamente da quanto sostiene Lohff, l'accuratezza con cui sono descritti gli animali e le figure, pur in abiti meno sontuosi rispetto alle versioni di New York e Segovia, le ricche stesure di colore del dipinto Borghese e la studiata composizione suggeriscono la presenza dell'esperta manualità di un maestro, tanto abile da sfruttare la superficie dell'alabastro con le sue venature e sfumature, solo qua e là sottolineate e rafforzate dal colore a olio nelle parti lasciate a vista. La pietra è infatti un'autentica protagonista, tanto quanto i personaggi raffigurati, anzi in alcuni casi suggerisce o determina soluzioni compositive. Si veda, per esempio, come le venature della nuvola, rinforzate solo da minime velature di colore, siano utilizzate dal pittore per posizionare sulla superficie gli angeli e i cherubini. Ancora più incantevole è il modo in cui viene risolta la presenza sull'alabastro di due aree chiare tondeggianti: l'artista le sfrutta come punto di partenza per posizionare la Madonna e il Bambino, interpretandole come il nimbo dietro le loro teste, con una conseguente inversione a specchio delle figure - con la Madonna che dà le spalle al corteo dei Magi - rispetto a quanto eseguito nelle versioni di New York e Segovia. Una siffatta padronanza nel maneggiare la materia naturale, che presuppone una consumata esperienza nel trattare questo particolare tipo di supporti, non è ascrivibile a un allievo o a un collaboratore di bottega, quanto a un maestro abile come Antonio Tempesta, che lungamente si era applicato nella pittura su pietre di diverso genere, a giudicare dalla frequenza con cui il suo nome ricorre nelle collezioni e negli inventari, compresi quelli Borghese, aldilà dell'effettiva sopravvivenza di tali opere. Non è agevole datare questo tipo di produzione, ma prendendo come riferimento l'Adorazione dei Magi di New York, firmata e forse databile al 1624 (Vannugli 2007, p. 233), composizione più complessa ed elaborata, per l'alabastro Borghese è possibile proporre una datazione tra l'inizio del pontificato di Paolo V e il secondo decennio del Seicento. Maggio 2024 Come citare Copia citazione Bibliografia - X. Barbier de Montault, Les musées et galeries de Rome. Catalogue général de tous les objets d’art qui y sont exposés, Rome, Spithover, 1870, p. 356, n. 16 - G. Piancastelli, Catalogo dei quadri della Galleria Borghese iscritti nelle note fidecommissarie, ms., 1888-1891, Roma, Archivio della Galleria Borghese, p. 266 - F. Mariotti, La legislazione delle Belle Arti, Roma 1892, p. 92, n. 25 - A. Venturi, Il Museo e la Galleria Borghese, Roma 1893, p.219, n. 500 - R. Longhi, Precisioni nelle Gallerie Italiane, I, La R. Galleria Borghese, «Pinacotheca», 1, 1928, p. 223, n. 500 - A. De Rinaldis, Documenti inediti per la storia della R. Galleria Borghese in Roma. III. Un catalogo della quadreria Borghese nel palazzo a Campo Marzio, redatto nel 1760, «Archivi», s. II, IV, 1937, pp. 218-232, p. 231, n. 5 - A. Calabi, s.v. Tempesta, Antonio, in Ulrich Thieme, Felix Becker, Allgemeines Lexikon der Bildenden Künstler, XXXII, Stephens-Theodots, Leipzig, E.A. Seemann, 1938, pp. 516-517, in part. p. 517 - P. Della Pergola, Galleria Borghese. I dipinti, 2 voll., Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, Libreria dello Stato, 1955-1959, II, pp. 55-56, n. 81 - P. Della Pergola, L’inventario Borghese del 1693. III, «Arte antica e moderna», VIII, 30, 1965, pp. 202-217, p. 207, n. 534 - A. Czobor, Un tableau d’Antonio Tempesta récemment identifié, «Bulletin du Musée Hongrois des Beaux-Arts», XX, 1962, pp. 102-105, p. 60 - Opere in mosaico, intarsi e pietra paesina. Catalogo, catalogo della mostra (Roma, Galleria Borghese, 1971-1972), Roma, De Luca, 1971, pp. 6, 34-35, n. 18 - S. Tarissi de Jacobis, Appendice n. 2, “Descrizione ed Inventario di tutto il mobilio esistente…”, in Villa Borghese. I principi, le arti, la città dal Settecento all’Ottocento, catalogo della mostra (Roma, Villa Poniatowski, 2003-2004), a cura di Alberta Campitelli, Milano, Skira, 2003, pp. 108-114, in part. p. 110, n. 9 - A.L. Collomb, La peinture sur pierre en Italie 1530-1630, Ph. Diss. (Lyon, Université de Genève et Université Lumière, 2006, p. 269, n. 64 - K. Herrmann Fiore, Museo e Galleria Borghese. Roma scopre un tesoro. Dalla pinacoteca ai depositi un museo che non ha più segreti, Sesto Ulteriano, Tipogradia La Neograf, 2006, p. 161, n. 500 - A. Vannugli, Antonio Tempesta. Un retablo portátil en la catedral de Segovia y otras pinturas sobre piedra, in In sapienza libertas. Escritos en homenaje al profesor Alfonso E. Pérez Sánchez, a cura di María Condor Orduña, Madrid-Sevilla, Museo Nacional del Prado-Fundación Focus-Abengoa, 2007, pp. 230-246, pp. 233,241 nota 8. - J. Beate Lohff, Malerei auf Stein. Antonio Tempestas Bilder auf Stein im Kontext der Kunst- und Naturtheorie seiner Zeit, München, Hirmer, 2015, pp. 183-184, n.1.6. - J. Beate Lohff, Antonio Tempesta’s Paintings on Stone and the Development of a Genre in 17th-Century Italy, in Almost Eternal 2018, pp. 180-219, p. 196. - E. Settimi, in Meraviglia senza tempo. Pittura su pietra a Roma tra Cinquecento e Seicento, Roma 2022, pp. 186-187, cat. IV.5. Per informazioni sulle condizioni di utilizzo e riproduzione dell’immagine, consulta la sezione Foto e Video.

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